Oltre 33 milioni di fedeli provenienti da 185 Paesi, soprattutto Italia e Stati Uniti. Tutti in fila per ricevere l’indulgenza plenaria e protagonisti di 35 grandi eventi, con il milione di ragazzi a Tor Vergata nella giornata dei Giovani: sono i numeri del “Giubileo dei due Papi”, aperto da Francesco la sera del 24 dicembre 2024 e chiuso il 6 gennaio da Leone XIV nella solennità dell’Epifania, per una “staffetta” che non ha precedenti nella storia.
Prima di chiudere la Porta Santa il Pontefice ha recitato la preghiera di ringraziamento per l’Anno Santo: «Si chiude questa porta santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza», è stata la formula prevista dal rito.
Un gesto antico, carico di silenzio e di significato, di fede e di speranza, come se fosse adesso: il coro della Sistina intona l’antico canto “O clavis David”, mentre papa Leone XIV si avvicina alla Porta Santa, inginocchiandosi e restando per qualche minuto in silenzio. Quando si rialza, si sistema le vesti liturgiche, si avvicina alle ante e con un gesto deciso le chiude. Dentro si sentono i rumori delle chiavi.
Una chiusura che non ha avuto il sapore del congedo, ma piuttosto quello di un seme affidato alla terra, come ha spiegato il Papa nella Messa dell’Epifania, che ha raccolto fedeli, pellegrini e autorità civili nella basilica vaticana: «Il Giubileo è venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuol essere il Dio con noi».
Per Leone XIV il messaggio di pace del Giubileo resta affidato all’impegno quotidiano dei fedeli e alle opere di misericordia, anche oltre il tempo e i riti dell’Anno Santo. Amare la pace, cercare la pace, «Significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino. Il Dio che tiene in mano le sorti dei popoli ispiri progetti di pace ai governanti, affinché collaborino a far crescere il bene comune e la fraternità fra le nazioni».
Con la Porta Santa che si è chiusa, il Giubileo si consegna alla memoria. Ma le parole del Papa restano come una traccia: non un evento da archiviare, bensì un invito a ripartire, senza clamore, «Come una generazione dell’aurora».
Ora si volta pagina per guardare all’appuntamento “straordinario” del 2033, quando la Chiesa celebrerà i duemila anni dalla Redenzione.
Curiosità
La Porta Santa chiusa il 6 gennaio 2026 è opera dello scultore Vico Consorti e fu commissionata dalla Fabbrica di San Pietro nel 1950, in occasione del Giubileo aperto da Pio XII. È composta da due battenti di bronzo, ognuno dei quali include otto formelle in bassorilievo, con scritte a didascalie.
La lettura delle immagini contenute segue l’ordine da sinistra a destra e dall’alto in basso, in continuità tra le due ante, come se la porta fossa normalmente chiusa per dare un messaggio spirituale, partendo dal peccato originale, l’incarnazione, il compimento della salvezza attraverso Cristo e i suoi insegnamenti, i miracoli e la sua morte e risurrezione.
Infine appaiono le formelle dedicate alla redenzione universale, a cominciare dall’iconografia di san Tommaso, degli apostoli, della conversione di san Paolo e, infine, dell’apertura della Porta Santa in cui viene raffigurato papa Pacelli.
Si tratta di un’opera monumentale in cui è forte il richiamo escatologico, soprattutto nell’ultima formella che riporta un passo del Nuovo Testamento: «Ecco io sto alla porta e busso».





