Da Carlo Lingua, imprenditore saluzzese, già delegato provinciale e poi nazionale ed europeo del Movimento Giovanile della Coldiretti, riceviamo e pubblichiamo questo ricordo del senatore ed ex direttore provinciale della Coldiretti Natale Carlotto i cui funerali si svolgeranno oggi pomeriggio alle 15,30 nella parrocchia di Spinetta.
“Ho saputo che stai rientrando in Italia. Torna presto, così ricominciamo a litigare”. Con questa frase, nel 1980, si chiudeva una gradita lettera di Natale Carlotto mentre trascorrevo l’ultimo periodo di una lunga permanenza in terra irlandese presso un’azienda agricola.
Nonostante fossi all’estero (la qual cosa scatenò da parte di alcuni cavillose disquisizioni statutarie), ero appena stato eletto delegato provinciale del Movimento Giovanile della Coldiretti e già mi rapportavo in termini, diciamo così, dialettici con la persona più solida, non solo fisicamente, dell’apparato sindacale.
Noi del Movimento Giovanile contro una testuggine in salsa cuneese forte di un consenso ampio, esuberante nei numeri, sicuro nelle scelte. Contestazioni, le nostre, sempre di merito che riguardavano la linea sindacale e di conseguenza la dirigenza provinciale. Scontri che a distanza di anni ricordo con nostalgia e pari orgoglio. Non tanto per i risultati ottenuti, quasi sempre sconfitti, quanto per la passione che ci guidava e che trovava in Carlotto un interlocutore certamente consapevole della sua forza, ma mai prevaricatore, mai rinunciatario al confronto. Certo non potevamo dire: abbiamo perso, ma almeno ci ha ascoltati. Sapevamo che ci avrebbe ascoltati ma che intanto avremmo perso…
Eppure la reciproca stima non venne mai meno, anzi nel frattempo maturò una sincera amicizia. Non di rado ci sentivamo e percepivo dalle sue parole questo sentimento. Si informava sempre sulle mie attività, chiedeva notizie della famiglia. Un uomo che ha vissuto i valori della tradizione in modo profondo. L’ho apprezzato come parlamentare per la sua grande capacità di lavoro, per la sua visione del nostro mondo agricolo e della realtà provinciale.
La sua dipartita mi ha rattristato. Se penso alla preziosa testimonianza che ha lasciato per dedizione e reale attaccamento ai valori, colgo un vuoto mai pienamente colmato, soprattutto a livello politico.
Alla fin fine posso dire che è stato bello “litigare” con te: almeno ci guardavamo negli occhi, caro amico Natale.
Carlo Lingua, Saluzzo





