È sul terreno della sanità che la politica cuneese e piemontese si giocherà la propria credibilità nel corso dell’anno appena iniziato.
Le previsioni – purtroppo – non sono all’insegna dell’ottimismo, almeno per quanto riguarda il nuovo ospedale Santa Croce-Carle di Cuneo.

Si attende il pronunciamento del Tar in merito al ricorso presentato dalla Inc Spa di Dogliani che, nella prima ipotesi di project-financing, aveva realizzato il progetto: chiede un risarcimento che si aggira intorno agli 11 milioni di euro.
Un cambio di strategia (prima pubblico-privato, poi tutto pubblico) che l’opinione pubblica non ha compreso anche perché nessuno lo ha mai spiegato.
Una vicenda dai contorni rimasti fumosi che rischia di vedere milioni di euro buttati al vento senza che sia stato posato un solo mattone.
Conclusione: oggi è tutto desolatamente fermo e sono sempre meno coloro che sono disposti a scommettere su una nuova struttura ospedaliera nel capoluogo.
La politica promette, incespica, ripromette e si divide (anche nell’ambito degli stessi schieramenti).
E quando evochiamo la politica, la intendiamo ad ogni livello, da quello amministrativo a quello regionale, ognuno per la parte che gli compete.
A questo proposito ci permettiamo di annotare che la querelle tra il nuovo assessore Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) e il suo predecessore Luigi Genesio Icardi (Lega) non aiuta a dipanare una matassa, già abbastanza aggrovigliata di suo.
Morale: gli allibratori sono tutti disoccupati perché nessuno è più disposto a scommettere sul nuovo Santa Croce-Carle.
Appena più confortante l’iter dell’ospedale del quadrante nord ovest della provincia Savigliano-Saluzzo-Fossano.

AslCn1, tecnici, Comune di Savigliano e Comuni del territorio la loro parte l’hanno fatta e i tempi di consegna sono stati rispettati.
Ma anche qui nulla di certo: il progetto è nelle mani dell’Inail, cui compete il finanziamento, che sarebbe però in concorrenza – da quanto abbiamo capito - con gli altri due ospedali piemontesi cantierabili: Torino Pellerina e Cambiano (AslTo5).
Si è dunque nelle mani dell’Inail sperando che non sia sinonimo di… “in grembo a Giove”.
La politica non si è risparmiata in annunci e reiterate presentazioni, dove ognuno ha cercato di accaparrarsi uno strapuntino di merito.
Tutto questo soltanto a proposito dei nuovi ospedali, ma c’è il capitolo dei tempi di attesa per visite specialistiche e interventi chirurgici che ancora non accenna ad intravedere soluzioni.
Il 2026 – come nelle partite di poker – sarà il momento del “vedo”, l’anno in cui non ci sarà più spazio per il bluff.





