Il food italiano cresce e convince anche sul piano del valore di marca. È quanto emerge dall’ultimo report Brand Finance, che registra un vero e proprio balzo delle aziende del nostro Paese nel panorama internazionale. Nella Top 100 mondiale i brand tricolori passano da quattro a nove, portando il peso complessivo dal 4% al 7% del valore totale, in controtendenza rispetto al calo del -6% registrato dai grandi gruppi globali.
Tra le storie di successo spicca quella di Ferrero, che conferma il proprio ruolo di ambasciatore del made in Italy alimentare. Tre marchi del gruppo albese figurano tra i più preziosi al mondo: Kinder, al 22º posto con un valore stimato in 3,1 miliardi di dollari; Nutella, al 38º posto con 2,2 miliardi; e Ferrero Rocher, al 46º con 1,8 miliardi. Tutti e tre hanno registrato crescite a doppia cifra rispetto all’anno precedente.
Complessivamente, il portafoglio Ferrero vale circa 11,6 miliardi di dollari, cifra che posiziona l’azienda al nono posto mondiale tra i gruppi alimentari per valore di marca. Nel comparto dolciario, Kinder, Nutella e Rocher dominano la scena, occupando stabilmente la Top 10 globale dei brand di cioccolato.
Un risultato che non arriva per caso. Ferrero ha costruito la propria leadership combinando qualità dei prodotti, capacità di innovazione e una presenza sempre più capillare sui mercati internazionali. Negli ultimi anni l’azienda ha inoltre ampliato i confini del proprio business con acquisizioni di rilievo, come quella degli snack e biscotti Kellogg’s negli Stati Uniti e, più recentemente, del marchio Kellogg’s nel settore cereali. Operazioni dal valore miliardario che testimoniano la volontà di consolidare la presenza anche al di fuori dell’Europa e di rafforzare un portafoglio già unico nel panorama mondiale.
Il report conferma che il 2024 è stato un anno di crescita anche per altri grandi marchi italiani. Barilla entra per la prima volta nella Top 10 mondiale, con un valore vicino ai 5 miliardi di dollari, mentre fanno il loro ingresso in classifica nomi storici come Galbani, Parmalat e Findus, insieme a gruppi come Veronesi e Amadori.





