Curiosità - 26 giugno 2025, 06:39

Buone vacanze dal Caffè letterario di Bra, detto con un film: Lo squalo

50 estati con il capolavoro di Steven Spielberg che continua a far paura

Una scena del film

Una scena del film

Gli squali non vi fanno paura? Probabilmente Jaws, film del 1975 diretto da Steven Spielberg, ispirato all’omonimo libro di Peter Benchley, forse ve ne farà. Una perla del cinema, che ha sbancato i botteghini di tutto il mondo e ancora oggi, dopo 50 anni, spaventa a dovere.

La trama ruota attorno all’avvistamento di un gigantesco squalo bianco nei mari che bagnano l’immaginaria isola di Amity. Il capo della polizia locale, Martin Brody, dopo il ritrovamento della prima vittima, decide di chiudere le spiagge. Una scelta che fa infuriare il sindaco, perché i proventi comunali provengono tutti dal turismo.

Per stanare la creatura, Brody ha bisogno del biologo marino Hooper e soprattutto di Quint, un esperto cacciatore di squali, con i quali esce in barca per una vera e propria caccia al mostro, in cui tutti possono vivere o morire in ogni momento, omaggio al celebre romanzo Moby Dick di Herman Melville.

Per “colpa” di Jaws ossia “mascelle”, le mostruose fauci dello squalo bianco che di colpo in quel 1975 sono entrate nei nostri incubi, nessuno è più entrato in mare con la stessa disinvoltura per fare un bagno, una battuta di pesca, per una veleggiata o una surfata tra le onde. Nulla è stato più come prima anche per i poveri squali, diventati i “cattivi” per eccellenza negli anni a seguire (non c’è estate, infatti, in cui non esca un film con protagonista il solito squalo assassino).

Lo squalo, definito dall’American Film Institute il lungometraggio «Più spaventoso di tutti i tempi», vinse 3 premi Oscar, tra cui quello per la musica. Due note, un “mi” e un “fa”. Sono bastate solo due note a John Williams per racchiudere la paura in un suono dissonante emesso da una tuba.

Non solo la colonna sonora è rimasta iconica, ma pure la battuta improvvisata da Roy Scheider nei panni del capo della polizia Brody, quando, per la prima volta, vede da vicino lo squalo: «Ci serve una barca più grossa». Un promemoria, forse, non solo per affrontare i mostri del mare, ma anche quelli dell’immaginazione. Martin Brody siamo tutti noi alla fine.

Silvia Gullino

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