È stata davvero ampia la partecipazione da parte di sindaci e amministratori dal Monregalese, Cebano, Valli Tanaro e Bormida all’incontro che si è tenuto ieri sera, giovedì 5 giugno, nei locali dell’Unione Montana a Ceva.
Argomento al centro dell’incontro la sanità e il futuro degli ospedali Mondovì-Ceva, anche alla luce del dossier dell’Università Bocconi per la riorganizzazione sanitaria territoriale.

"Un confronto franco con gli amministratori locali hanno a cuore il loro presidio ospedaliero che ha due sedi - ha commentato a margine dell'incontro l'assessore regionale alla sanità, Federico Riboldi -. Noi abbiamo 74 presidi ospedalieri in Regione e che danno servizi alla popolazione, oggi serve specializzare e non togliamo la presenza territoriale. Mondovì e Ceva sono protagonisti dell’edilizia Ai pronto soccorso si affiancheranno case e ospedali di comunità che consentiranno di alleggerire il lavoro degli ospedali. Mi sento di rassicurare gli amministratori che fanno affidamento su questi presidi, manterremo le strutture”.
Fugata quindi, almeno per il momento, la possibile chiusura del presidio del "Poveri Infermi" che manterrà il pronto soccorso aperto nel servizio diurno, come era già stato confermato dal direttore generale dell'AslCn1, dottor Giuseppe Guerra, nelle scorse settimane, in occasione di un incontro organizzato dal PD Monregalese.
L'incontro è stata occasione per confrontarsi e per fare il punto su lavori e interventi che l'Asl ha programmato e porterà a termine nei prossimi mesi. Ad accogliere i presenti il sindaco e presidente dell’Unione, Fabio Mottinelli: “È importante dare poter dare risposte ai cittadini, ma anche conoscere anche le dinamiche dell’Asl”.
“L’ampia partecipazione di amministratori ci fa capire quanto importante e sentito sia questo tema” - ha aggiunto Franco Bosio, sindaco di Monastero di Vasco e presidente dell’Unione dei sindaci del distretto sud-est.
Al tavolo dei relatori era presente anche il consigliere regionale Claudio Sacchetto (FdI), che ha evidenziato il grande lavoro fatto dalla Regione per l'abbattimento delle liste di attesa.
CASE E OSPEDALI DI COMUNITA'
Confermato per dicembre 2025 il termine dei lavori per l'ospedale di Comunità a Ceva e per la casa di Comunità a Mondovì, che troverà sede in via Torino.
"Dobbiamo sgombrare il campo dal fatto che appena si ha una criticità va in ospedale - ha detto Riboldi -: il futuro deve passare dalla medicina territoriale. In questo modo favoriamo all’ospedale che diventa luogo di alta intensità, senza intasare il pronto soccorso e diamo possibilità a percorsi di diagnosi precoce a casa e ospedali e casa di comunità”.
L'assessore ha poi espresso soddisfazione per il raggiungimento delle oltre 65mila prestazioni aggiuntive a livello regionale per l'abbattimento delle liste d'attesa.
DIALISI A MONDOVI'
Confermata la partenza dei lavori a fine giugno 2025 con e un anno per completare i lavori.
OSPEDALE DI CEVA
Terminati gli interventi per la pista di elisoccorso che potrà atterrare sia di giorno che di notte. Entro fine anno previsto il completamento dell'ospedale di comunità. Procedono bene i lavori per l'antisismica dell'ospedale.
PASSAGGI IN PRONTO SOCCORSO
A gennaio 2025 i passaggi a Ceva sono stati 2.519 a fronte del 2.258 del 2024. Su Mondovì 11.689 rispetto agli 11.432 dell’anno prima.
A prendere la parola per illustrare i dati dell'AslCn1 è stato il direttore generale Guerra: “Ci tengo a precisare che parliamo di un territorio che ha la fortuna di avere associazioni e una fondazioni che sostengono gli ospedali nell’acquisto di strumentazioni specifiche. Il bilancio del 2024 è positivo, perché la produzione è aumentata dappertutto, a fronte di una riduzione della mobilità. Ci siamo sforzati di ridurre il ricordo alle cooperative, dal 2024 a oggi siamo scesi da 42 a 30 unità, per fine anno vorrei ridurlo ulteriormente andando incontro alle politiche del presidente regionale, che ha chiesto di assumere. Un problema perché mancano gli infermieri. Ora siamo sotto di 60 medici. Cerchiamo di fare concorsi, 140 selezioni all’anno: un impegno enorme. Evidenzio che per me Ceva è un presidio fondamentale come collegamento verso il territorio ligure”.
IL TERRITORIO NON PUO' ACCETTARE ALTRE RIDUZIONI DI SERVIZI
A snocciolare per primo le preoccupazioni degli amministratori locali è stato il presidente della Provincia e sindaco di Mondovì, Luca Robaldo che ha espresso chiaramente il pensiero del territorio che teme di vedersi privato di un servizio.

“L’ultimo incontro noi amministratori lo avevamo avuto lo scorso febbraio - ha spiegato - per una preoccupazione legata a due fattori: una visione a ribasso dei nostri due ospedali, con poco confronto con i sindaci che poi si trovano a essere in prima linea a dare risposte ai cittadini. I numeri che abbiamo sentito questa sera ci confortano. Se in passato come sindaci abbiamo cercato di dare voce al personale, al di là della direzione sanitaria, ce ne scusiamo, ma per noi era importante il dialogo. La volontà è quella di essere costruttivi. Credo che il nostro ospedale Mondovì-Ceva sia davvero un punto di attrattiva per la Liguria, penso ad esempio al reparto di ostetricia e ginecologia”.
“Siamo sempre sul chi va là - ha proseguito Robaldo - perché i nostri territori sono abituati, negli anni, ad essere depauperati di servizi. Le case e gli ospedali di comunità vanno bene, certo ma deve esserci il personale.
Infine, sulla lettera in merito alle nomine sui dirigenti del distretto, che abbiamo inviato con Mottinelli e Bosio, l’obiettivo era chiedere un’interlocuzione che poi è mancata: non è mai stata messa in dubbio la professionalità delle persone individuate dalla direzione dell'Asl. Sugli ospedali di Ceva-Mondovì non possiamo soprassedere, abbiamo già fatto un grande sacrificio ad accettare che da due strutture divise diventassero una sola”.
GLI INTERVENTI
Tra gli interventi quello di Sergio Fuschi, consigliere di Priola: “Con il debito che è sulle spalle della regione non so cosa si potrà fare. Invece come consigliere della Val Tanaro porto un esempio: una così cittadina chiede apparecchio acustico, si parte dalla Val Tanaro e si va ad Alba: 210km totali, il tutto per mettere una firma su un documento. Segue il controllo radio metrico all’ospedale di Verduno, altri 200km. Io chiedo una sola cosa: è possibile che queste due visite potessero essere fatte a Ceva o a Mondovì?”.
“Il nuovo cup, attivo dal 2026, sarà gestito con l’intelligenza artificiale, avrà 4 quadranti quindi gli spostamenti saranno necessari - ha commentato Riboldi -. Ci sarà un’app dedicata e un’agenda elettronica, per chi ha difficoltà di mobilità stiamo creando un corpo logistico che riunirà le associazioni per trasporto di ammalati per fare esami verso gli ospedali. Ogni ospedale avrà un ufficio e un parcheggio dedicato, il corpo logistico piemontese sarà attivato tramite il cup con costi sostenuti dalla regione e non dal paziente. Aperto agli over65 che escono da altre associazioni”.


Luciano Sciandra, sindaco di Garessio: “Da noi il servizio è già garantito con l’Auser da qualche anno, sulla Val Tanaro, grazie ai volontari. Sull’ospedale di Ceva è fondamentale il servizio del pronto soccorso di Ceva, anche se aperto solo 12 ore. Spero che ci sia la volontà di mantenere il pronto soccorso attivo, importante per i comuni di valle che hanno distanze chilometriche importanti, così è importante il presidio del 118 a Garessio, che speriamo non sia messo in discussione. Vorremmo questa garanzia, non ragioniamo con i numeri per salvare una vita, chiediamo di mantenere questi presidi per il territorio. La sanità è un servizio fondamentale”.
“La sanità - ha concluso Riboldi - deve essere capillare, il tema delle 24 ore è importante e non possiamo fare promesse. Non è in questione solo di risorse economiche. Il pronto soccorso 12 ore è un palliativo, se si riuscisse a tagliare sulle spese improduttive (strutture in affitto non utilizzate, etc) e risparmiare, allora senza aumentare il debito si potrebbe pensare di cambiare le cose. Il secondo scoglio è il personale, carenza che non possiamo compensare con gettonisti e cooperative. I piccoli ospedali se messi in rete servono molto, l’obiettivo non è chiuderli, sarebbe un fallimento”.




























