È stato presentato ieri in anteprima al Festival dell’Economia di Trento il report 2025 del Sole 24 Ore sugli indici generazionali della qualità della vita, uno strumento che, da cinque anni, misura la capacità dei territori italiani di rispondere alle esigenze di bambini (0-14 anni), giovani (15-35 anni) e anziani (over 65).
Per la provincia di Cuneo, i risultati raccontano una storia articolata, che smonta in parte alcuni luoghi comuni ben radicati: davvero la Granda è un’oasi felice per i più piccoli e per gli anziani? E davvero è una terra poco ospitale per i giovani? La risposta, come spesso accade, è: dipende dai parametri.
Infanzia: tra sicurezza e mancanza di servizi
Nel sentire comune, la Granda è sinonimo di infanzia serena, spazi verdi, piccoli centri vivibili. Ma i dati raccontano un quadro meno idilliaco. La provincia si posiziona al 24° posto a livello nazionale per la qualità della vita dei bambini, ben lontana dal podio occupato da Lecco, Siena e Aosta.
A colpire è soprattutto il 75° posto per la spesa sociale rivolta a famiglie e minori: un dato inatteso, in netto contrasto con la percezione di un territorio attento ai più piccoli. Più prevedibile il risultato sull’assistenza pediatrica: Cuneo è 101ª per numero di pediatri, un problema cronico in un’area vasta e disomogenea come quella cuneese.
Male anche sul fronte dell’accesso ai servizi scolastici per l’infanzia, poco capillari fuori dai principali centri, e sulla dotazione di palestre scolastiche e investimenti legati al PNRR per l’istruzione.
Tra le note positive, spicca però un dato fondamentale: la sicurezza. La provincia è terza in Italia per minor incidenza di reati contro i minori (17,9 ogni 10mila minori), un risultato che conferma un tessuto sociale coeso e attento.
Giovani: un mercato del lavoro che funziona
Cuneo è terza in Italia per la qualità della vita dei giovani, dietro soltanto a Gorizia e Bolzano. A spingere in alto la provincia è il capitolo lavoro: disoccupazione giovanile ai minimi, un’alta percentuale di trasformazione dei contratti a tempo indeterminato (oltre il 30% sopra la media nazionale) e una buona soddisfazione lavorativa.
Restano però alcune ombre. In particolare, la scarsa presenza di laureati (Cuneo è 83ª su 107) racconta una difficoltà strutturale nel trattenere i giovani che escono dal territorio per studiare, spesso senza farvi ritorno.
Buona invece l’offerta di impianti sportivi, soprattutto nei centri più grandi, e discreta quella culturale. Sul fronte abitativo, si registra il consueto divario tra aree urbane e periferie.
Si conferma infine anche in provincia una tendenza nazionale: matrimoni sempre più rari e figli sempre più tardi, con la media del primo figlio sopra i 32 anni.
Anziani: tra buoni servizi e segnali di fragilità
Gli over 65 trovano nella Granda una terra mediamente accogliente: 22° posto a livello nazionale, in un contesto che premia soprattutto il Nord Est, con Bolzano, Treviso e Trento ai primi tre posti.
Cuneo può vantare il secondo posto in Italia per numero di posti letto nelle RSA e un quinto posto per numero di biblioteche, segnale di un’offerta culturale viva e accessibile.
Preoccupano però alcuni indicatori legati alla salute mentale e al benessere psicofisico: gli anziani cuneesi sono infatti tra i primi in Italia per consumo di farmaci antidepressivi e per trattamenti contro l’obesità. Non secondario il dato sulla solitudine: la Granda è 63ª per incidenza di anziani soli, un tema delicato che chiede risposte sociali e comunitarie, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree montane.
La provincia di Cuneo, tra le più estese e diversificate d’Italia, si dimostra capace di offrire molto ai giovani in cerca di lavoro, ma deve investire di più in servizi per l’infanzia e nel benessere sociale degli anziani, per poter rispondere alle sfide demografiche e sociali del futuro.





