L’abbiamo spesso sentito nominare, ma che cos’è l’olio di colza? Spesso lo troviamo sulle nostre tavole senza sapere di averlo acquistato. In molti casi si nasconde dietro la dicitura generica di “oli vegetali”, un po’ come avviene nel caso dell’olio di palma.
Questo estratto oleoso si ottiene dalla spremitura dei semi della Brassica Napus, comunemente chiamata colza. Questa brassicacea, con fiori di colore giallo brillante, viene coltivata proprio per i suoi chicchi tondeggianti, ricchi di olio. Ma cresce anche spontanea in molte aree del Nord Europa, con climi e habitat continentali, più adatti rispetto alle aree mediterranee. Lo scopo della produzione di questo olio è alimentare e viene utilizzato fin dal IX secolo per le proprietà combustibili.
Tempo fa, l’olio di colza veniva usato come carburante ecologico per i mezzi di trasporto e prima ancora come combustibile per le lampade della strada in molte città europee. Una curiosità. Il motore Diesel pare sia stato progettato inizialmente per funzionare proprio ad olio di colza, alla fine dell’Ottocento. In seguito la ricerca ha confermato che l’olio di colza trasformato in biocarburante è davvero adatto al funzionamento dei motori Diesel.
I principali produttori mondiali di olio di colza sono Canada, India e Pakistan. La coltivazione di olio di colza desta alcune perplessità dal punto di vista ambientale. L’olio di colza al giorno d’oggi viene prodotto soprattutto per ottenere biocarburanti. La superficie agricola richiesta per la coltivazione della colza riguarda grandi appezzamenti di terreno che sottraggono spazio alla produzione di cereali per l’alimentazione umana.
Attualmente, questo estratto vegetale, viene usato dalle industrie alimentari per preparare molti prodotti da forno. Tra questi ricordiamo i grissini, gli snack e le merendine. Inoltre l’olio trova largo uso nella produzione di margarine, cibi fritti sia confezionati che cucinati nei locali di ristorazione, nei prodotti surgelati e in molti alimenti di tipo industriale. Trovarlo nei supermercati non è facile, perché viene infatti addizionato alle miscele di olii di semi misti.
Nonostante presenti pochi grassi saturi e abbia discrete quantità di omega 3, omega 6 e omega 9 (acidi grassi insaturi), contiene anche una molecola vegetale dannosa per il nostro organismo: l’acido erucico. I semi di colza ne possiedono grandi quantità (fino al 60% dei grassi totali). Questo è un acido saturo, poco digeribile dal nostro organismo e tossico ad alte dosi, perché può causare complicazioni a carico del cuore e del fegato o problemi respiratori e cecità.
Ma l’olio di colza non è l’unico alimento che contiene questo acido grasso saturo. L’acido erucico è presente in proporzioni variabili in tutte le Brassicacee. Anche la senape, i broccoli, i cavoletti di Bruxelles, il cavolo e il cavolfiore sono, quindi, fonti naturali di acido erucico.
Per risolvere i problemi e limitare i danni che possono essere provocati dal suo utilizzo, gli esperti hanno cercato di creare un olio di colza con un minor quantitativo di acido erucico. Quello che ne è scaturito è il canola oil, il suo nome non è altro che l’acronimo di Canadian Oil Low Acid, che in Italia è conosciuto con il nome di olio di canola.
Come si evince dal nome, si tratta di un grasso vegetale che viene prodotto per lo più in Canada e ha dato il via all’uso dell’olio di colza a livello industriale alimentare. Stiamo parlando di un olio geneticamente modificato che viene considerato sano e benefico in diversi stati tra cui l’Australia, la Germania, il Canada e gli USA.
Tuttavia, prima di essere immesso sul mercato, l’olio di canola viene sottoposto a processi di raffinazione chimica, una volta estratto viene sbiancato utilizzando solventi e calore, che ne riducono di gran lunga i benefici nutrizionali. L’unica certezza è che stiamo parlando di un prodotto economico che non viene estratto a freddo come si richiede ai prodotti di qualità.
La regola semplice da tenere a mente è che tutti gli oli e i grassi vegetali una volta sottoposti ad alte temperature ossidano e irrancidiscono.
In Italia i nutrizionisti consigliano l’olio extravergine d’oliva estratto a freddo e privo di processi di raffinazione che fornisce il giusto apporto di omega 3 e omega 6. Inoltre non subisce trattamenti termici che ne alterino le caratteristiche organolettiche, né trattamenti di sbiancamento e non è modificato geneticamente. Insomma, con l’olio di oliva extravergine non si sbaglia mai.





