Novecento” è il nuovo album dei Lou Tapage, sestetto piemontese che fonde la tradizione nata dalla musica popolare e dai balli occitani col cantautorato italo-francese e il folk rock, sperimentando registri e lingue diversi, per raccontare storie. Il disco viene presentato dal vivo sabato 21 settembre a Savigliano (CN), presso l'Ala polifunzionale, dalle 20.00, all'interno di Occitober Fest.
Che arrivino da un territorio di frontiera come l’Occitania, è chiaro sin dall’apertura dell’album, affidata ad un folk rock in francese dopo il quale partono le danze. Da momenti più riflessivi ad altri dal ritmo più incalzante, nel disco c’è spazio per archi e pianoforte, per chitarre distorte e incursioni elettroniche, per la celebrazione di ogni forma di ballo e di musica come espressioni di autodeterminazione dell’individuo e delle comunità, fino alla chiusura con una ballata in levare che racconta la fine dell’inverno e la primavera che torna a soffiare.
In tutto l’album il passato - che sia la tradizione popolare o le influenze musicali del XX secolo - è una costante, ma se ancorarsi al passato vorrebbe dire chiudere gli occhi e far finta di vivere in un'epoca che non c’è più, vivere esclusivamente il presente sarebbe come muoversi in un mare senza coordinate per interpretarlo. È possibile abitare questi anni venti con un disco che si chiama Novecento e dal secolo scorso prende buona parte dell’ispirazione musicale? E se l’altra metà delle influenze arrivasse da una tradizione di musica popolare che conta il tempo non in decenni ma in secoli? Quello che cerchiamo di fare in questo album - raccontano i Lou Tapage - è abitare il presente senza rinunciare alla propria storia, basta che l’uno non escluda l’altro.
Con molti concerti all’attivo, fra Italia, Francia e Svizzera, i Lou Tapage, tra le altre cose, sono stati finalisti del Capitalent di Radio Capital, hanno aperto a Milano i concerti di Hevia e dei Kila e a Torino quello di Eugenio Bennato presso l’Auditorium Rai, e pubblicato diversi album in questi anni. Tra i dischi, in particolare, spicca una riscrittura in occitano di “Storia di un impiegato” di Fabrizio de Andrè (link) grazie al quale vincono il Festival “Risuonando de Andrè”, premiati dal direttore artistico della rassegna e storico bassista del cantautore genovese.
Siamo cresciuti in un angolo di Piemonte atipico: qui non ci sono ricchi vigneti e vini importanti, né tartufi o risaie, ma un arco di montagne che guarda in parte verso il mare ligure e in parte verso la Francia. In queste valli che sembrano essere la parte più remota della provincia si sono intrecciate le culture più disparate. La lingua parlata è quella Occitana e la musica tradizionale è figlia delle influenze francesi e italiane. Lingua e musica: a questo binomio si aggiunge un terzo invitato alla festa popolare, il ballo. Nascere da queste parti vuol dire crescere in un ambiente dove, nei momenti di festa, c’è sempre qualcuno che suona, gente che canta e persone che ballano. Sembra un quadretto alle De Amicis, posticcio e dall’odore di naftalina, ma -provare per credere- vista da vicino la faccenda è verace: c’è tutto il sudore, le storture e la bellezza delle cose vive.”- Lou Tapage
“Novecento”, il nuovo album della formazione, si apre con un divertissement folk rock in francese, la lingua dei “cugini” che abitano l’altro lato delle montagne: il prezioso intervento di Gari Greu dello storico gruppo francese Massilia Sound System porta ad un gradino più in alto la poetica e dà il via alle danze. Segue la title track, “Novecento”, dove si passa all’italiano con una riflessione sul nuovo millennio e sul secolo passato. I toni si distendono con l’ironia de “Il Santo”, per poi tornare all’attualità con “Nuove dal fronte”, tra pandemie, guerre e crisi climatica. Arriva “Alice”, una ballad sui pericoli di utilizzare lo scudo della tradizione come scusa per concedere spazi all’esclusione e alla discriminazione.
Con “Vai e Ven” protagonista è la lingua occitana, intrecciata a quella persiana del cantautore Afshin Khas. Le chitarre distorte continuano la loro corsa con “Militanza danza”, affiancate per brevi tratti a elementi elettronici, per poi tirare il fiato in una ninnananna per trio d’archi, pianoforte e salsedine (“Valzer del porto”) che evolve in un ritmo più sostenuto di danza francese (“Passa dal porto”). Ci si avvicina alla conclusione con “Ventinove”, dal testo onirico e con influenze del folk d’oltreoceano per arrivare al brano che chiude il disco, “Vento in Tasca”: storie di solitudini invernali e della speranza in una ipotetica primavera dell’avvenire.





