“Credo sia necessario ricreare il soggetto Provincia" e "che il presidente debba essere eletto in modo diretto".
Così ha dichiarato ieri a Milano il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli.
"Purtroppo moltissimi Comuni in Italia e in Lombardia hanno dimensioni ridotte e si sono trovati in difficoltà con la soppressione delle Province – ha aggiunto -, che potevano svolgere funzioni per conto dei comuni più piccoli".
Secondo il ministro leghista "la ridefinizione di un soggetto intermedio fra Regioni, comuni gradi e piccoli è qualcosa di determinante".
Anche l’Upi, Unione delle Province d’Italia ha rivolto un appello più o meno in questo senso al governo di Giorgia Meloni.
La piattaforma programmatica era stata consegnata, nelle scorse settimane, dal presidente dell’Upi, Michele De Pascale, al ministro Calderoli.
Sul concetto di riforma non c’è unanimità di vedute tra le forze politiche, anche se tutte sollecitano una urgente ridefinizione del ruolo delle Province, che attribuisca loro funzioni definite e soprattutto risorse che ne garantiscano il funzionamento.
Come noto, queste erano state depotenziate con la nota legge Delrio, la numero 56 del 2014, con cui era stata attuata una maxi riforma degli enti locali, ridefinendo per l’appunto anche il ruolo delle amministrazioni provinciali.
Da oltre sette anni ormai l’ente Provincia è diventato un organo di secondo livello: non sono cioè chiamati al voto i cittadini per definirne gli assetti di governo, bensì gli amministratori locali: sindaci e consiglieri comunali.
Il tutto in un meccanismo normativo farraginoso essendo sfalsati i tempi di elezione di Consiglio e Presidente.
Sono stati i partiti del centrodestra, in particolare, a farsi latori di queste istanze, ma al di là delle enunciazioni finora non si è visto nulla.
Le dichiarazioni del ministro Calderoli ripropongono una questione rimasta aperta e fino ad oggi priva di qualsivoglia risposta.





