Attualità - 15 marzo 2022, 19:59

L'associazione panificatori albesi rassicura i consumatori sull'aumento dei prezzi di pane e prodotti da forno

«Se si dovesse aumentare il prezzo al chilo in proporzione ai costi che abbiamo, a livello psicologico sarebbe un forte impatto per le persone. Siamo preoccupati ma guardiamo al futuro senza abbatterci troppo» dichiara il capo gruppo Enrico Giacosa

L'associazione panificatori albesi cerca di affrontare questo periodo con fiducia continuando a lavorare in nome della qualità.

L'associazione panificatori albesi cerca di affrontare questo periodo con fiducia continuando a lavorare in nome della qualità.

«Il settore dei panificatori sul territorio albese, colpito duro dai due anni di pandemia, stava vedendo la luce in fondo al tunnel, con la ripresa costante del lavoro negli uffici, della didattica nelle scuole e del turismo, ed ora è stato nuovamente spinto verso il buio da questa impennata spropositata dei costi fissi e della materia prima, i cui aumenti sono già iniziati nello scorso autunno».

Questo il quadro in cui Enrico Giacosa, capogruppo dell’Associazione panificatori di Alba e vice presidente vicario a livello provinciale, disegna a colori tendenti al grigio la situazione attuale del mondo delle panetterie sul nostro territorio, mentre il prezzo medio del pane base è salito in generale sui 5 Euro al Kilogrammo. Un dato che però deve essere visto nel contesto, come si leggerà dalle dichiarazioni.

E continua: «Il caro prezzi è iniziato da settembre dello scorso anno, ora c’è stata un’impennata che subito sembrava dovuta ad un’oscillazione del mercato del grano. Un evento che succede, come per altri prodotti quali burro o olio, e che viene riassorbito durante l’anno. Purtroppo non è stato così e i prezzi non vengono calmierati, a causa anche della situazione internazionale che tutti conosciamo.

A livello di associazione panificatori albesi siamo preoccupati perché i diversi panettieri sono piccole o medie aziende con i loro costi, ricavi e giustamente guadagni. Se l’equilibrio si rompe, si rischia di imboccare strade senza ritorno. Non voglio essere pessimista, guardo al futuro con fiducia, ma bisogna fare molta attenzione a come si muovono i soldi a livello imprenditoriale».


Come cercate di ammortizzare l’impatto dei costi nei confronti del consumatore finale?

«Si cerca di accordarsi con i fornitori di energia su contratti a costi non variabili, di fare piccoli ritocchi ai prodotti senza esagerare, e di continuare a lavorare con la qualità di sempre.
Devo ringraziare i clienti che, in base anche a quanto mi dicono i colleghi, capiscono la situazione. Le abitudini però cambiano e gli acquisti vengono condizionati.

Noi panettieri siamo tra “l’incudine ed il martello”: se da una parte dobbiamo fare fronte agli aumenti spropositati dei prezzi di materia prima, dell’energia per produrre e costi vari, dall’altra dobbiamo ammortizzare al meglio l’impatto sui prodotti per non spaventare i clienti. C’è il rischio di lavorare in perdita se non si aumenta gradualmente il prezzo di vendita dei prodotti».

E l’aumento dei prezzi del vostri prodotti quanto spaventa e quanto incide sulla spesa del cliente?

«A fronte di un’invariabilità degli stipendi che non stanno aumentando in proporzione all’inflazione che abbiamo ora, la forbice di guadagno e di acquisto si assottiglia per tutti. A fronte di questo se si dovesse aumentare il prezzo al kilo in proporzione ai costi, a livello psicologico sarebbe un forte impatto. Sulla spesa non inciderebbe comunque come il prezzo al litro dei carburanti. Questo perché il consumo medio di pane non arriva ad un etto a persona al giorno: ormai i clienti che acquistano anche solo un kilo di pane sono rari. Comunque gli aumenti così secchi non verranno fatti».

E, oltre il pane, come sta andando con gli altri prodotti da forno?

«In generale tutti i prodotti da forno hanno subìto un aumento di prezzo ma, come per il pane, è stato di pochi centesimi, almeno sul nostro territorio.
Questo perché i prezzi di alcune materie prime come burro, olio, grassi in generale, sono stati ritoccati, e qualche ingrediente si sta facendo fatica a reperire già da qualche mese, per motivazioni diverse dalla guerra, e nelle quali la speculazione ha anche il suo ruolo. Ora speriamo che gli aiuti dello Stato siano chiari e forti, ma bisognerà tenere duro. Dobbiamo essere fiduciosi».

Livio Oggero

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