Attualità - 15 marzo 2022, 15:13

La guerra in Ucraina agita il mercato del grano: apprensione nei mulini della Granda

Le fibrillazioni sui mercati mondiali fanno temere per gli approvvigionamenti futuri, mentre a raddoppiare sono anche i costi di sacchi e scatole per il confezionamento. "Vediamo colleghi che iniziano a fare previsioni di fine scorta"

Il molino a cilindri del Molino Tomatis

Il molino a cilindri del Molino Tomatis

Il prezzo del grano non è mai stato così alto. Se da una parte i produttori della materia prima vedono magari riconosciuto il valore del loro lavoro, dall’altro questo aumento non è accompagnato da un equilibrio nella produzione che risente dell’impennata dei costi fissi. Risultato: il prezzo del prodotto finito aumenta senza lasciare margini, anzi, paradossalmente rischia di fare danni.

Situazione complicata per chi il grano lo trasforma in farina, e in provincia di Cuneo ci sono molti molini. Una tradizione, quasi un vanto per un territorio che anche in questo settore fa della qualità il suo cavallo di battaglia.

In questo primo articolo di inchiesta abbiamo intervistato alcuni storici molini, e le riflessioni che sono nate, hanno creato una situazione che guarda al futuro in modo incerto, a causa di fattori che non dipendono da chi di grano e farine ne sa parecchio.

Molino Sobrino, La Morra

Mugnai dal 1945, creatori di una filiera di fornitori esclusivamente italiani, tanta qualità e attenzione alla materia prima. Una realtà che, dalle parole di Stefano Sobrino, cerca di affrontare questo periodo puntando sempre di più sul metodo di lavoro legato all’approvvigionamento annuale che finora ha sempre premiato: «La nostra politica di acquisto delle materie prime – afferma Stefano – è diversa da quella della maggior parte dei mulini che fanno arrivare la merce nei silos praticamente settimanalmente. Noi riempiano i magazzini per la maggior parte col raccolto estivo, e solo ad alcuni fornitori che possono stoccare il grano nelle loro aziende, permettiamo di portarlo dopo. In questo modo abbiamo un magazzino di materia prima pieno dall’inizio dell’annata.

Dico questo perché l’aumento del costo della materia prima non incide molto sulla nostra attività. I fattori che incidono sono quelli relativi agli aumenti dei costi fissi, dai materiali delle scatole (da 0.40 euro a 1.20 euro l’una), dei sacchi (prezzo triplicato e consegna a luglio). Paradossalmente il grano non manca, viene pagato bene, ma fattori di contorno, diventati determinanti, stanno creando una situazione non rosea. Se guardo al prossimo futuro spero vivamente che si possa tornare alla normalità, per evitare un aumento del prezzo del prodotto finito ingiustificato».



Molino Tomatis, Niella Tanaro

Dal 1950 impianto 8 cilindri e un antico molino a pietra naturale. Un molino a conduzione familliare che ora vede alla guida i fratelli Luca e Simone, col padre Beppe Tomatis. A parlare è Luca che afferma: «Il prezzo del grano, praticamente raddoppiato, è frutto di una speculazione scriteriata. Noi per tradizione acquistiamo solo grano della zona, e anche qui tutto sta aumentando, per un effetto cascata provocato dall’aumento dei costi fissi, che non può purtroppo essere ignorato.

Ci sono troppi fattori che condizionano il lavoro di una materia prima con cui si producono beni di prima necessità che servono a vivere! Mi chiedo dove arriveremo. Noi siamo una realtà familiare e questo permette di gestire ancora la situazione, ma vedo che molini grandi iniziano a fare previsioni di fine scorta… . Concludo ribadendo che gli aumenti sono veramente insensati in questo modo e in queste proporzioni».



Molino Gaiero&Gabutti, Carrù

L’unione fa la forza: dal 2017 il molino Gaiero (fondato nel 1927) e il Molino Gabutti (1932) lavorano insieme sotto un unico brand. Due realtà storiche che hanno vissuto gli anni della Seconda Guerra mondiale, quelli del boom economico, e ora un periodo in cui la produzione è stravolta dai costi.

E l’analisi di Roberto Gabutti verte proprio su questo aspetto di disequilibrio tra domanda e offerta dovuto a fattori indiretti: «Il problema del mercato del grano è fondamentalmente nata per la crisi in Ucraina. Noi non lo acquistiamo da quella zona ma, venendo a mancare la materia prima a chi si fornisce lì, e mi riferisco soprattutto al Medio Oriente e al Nord Africa, la domanda si concentra su mercati che iniziano a fare fatica a offrire grano a tutti… . Questo porta a un disequilibrio che danneggia anche noi che, oltre che in Italia, acquistiamo grano di qualità da Paesi europei, Stati Uniti, Canada e Australia.

E non dimentichiamo che, se la guerra continuerà, in Ucraina non si faranno le semine primaverili di mais per uso umano e zootecnico, e così ci saranno maggiori criticità con mancanza di merce per tutti».

Noi cerchiamo di fare magazzino per arrivare al raccolto nuovo, sperando che il raccolto nazionale sia abbondante. E se a questo aggiungiamo l’aumento dei costi dell’energia, del packaging,dei trasporti e degli imballaggi, vien da sé che la situazione non è rosea di certo».

Livio Oggero

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