La guerra tra Russia e Ucraina ha riportato l’Europa indietro di quasi un secolo, facendo riaffiorare immagini che qualcuno sperava appartenessero al passato. Tra coloro che hanno vissuto le pagine più buie del Novecento c’è Luciana Rizzotti, con la sua storia di esule istriana che ha trovato il lieto fine a Bra.
Una storia che, tuttavia, ha alcune cose in comune con quanto sta accadendo in questi giorni: c’è una guerra, c’è un esodo di persone, ci sono tanti bambini che lottano per sopravvivere, ci sono soprattutto sofferenza e ingiustizie.
Sabato 12 marzo la Rizzotti era a Messa nella chiesa dei Battuti Neri e il suo pensiero è andato ovviamente lì, in Ucraina. Perché, nonostante tutto, lei è sempre quella bambina di "Istria 1945-1956 Il Grande Esodo”, dal titolo del suo libro (copie disponibili gratuitamente presso l’ufficio turistico di Bra).
Anche questa volta è impossibile rimanere in silenzio. Con una lettera semplice e accorata, ha manifestato tutta la sua angoscia e preoccupazione per un dramma che ha già vissuto in prima persona. Le sue parole fanno trasparire profondo dolore, ma sono anche un monito a seguire quegli esempi di fratellanza e di dialogo sicuramente utili per porre fine alla nuova barbarie. Eccola, la lettera.
“Guerra… il sibilo delle sirene che preannunciano l’arrivo degli aerei, bombardamenti…
Ricordo un piccolo rifugio sotto la scala di pietra che mio padre chiudeva con una pesante porta. Avevo sei anni o poco più, a volte mi sembrava un gioco, altre volte avevo paura, abbracciavo allora i miei genitori e pensavo che se ci avessero uccisi, ci saremmo trovati assieme in paradiso.
Poi, finalmente, la fine della guerra, ma non per noi. Con la divisione dei territori, la nostra zona veniva dichiarata territorio libero di Trieste: zona A Trieste e Muggia sotto amministrazione anglo-americana e zona B da Capodistria a Cittanova (il nostro paese) sotto amministrazione jugoslava.
Gorizia divisa a metà, molte persone con la camera da letto in Italia e la cucina in Jugoslavia o viceversa. Posti di blocco e controlli a non finire, vessazioni, soprusi, paura. E, infine, l’Esodo: un viaggio senza ritorno, verso un futuro ignoto.
Da qualche tempo la Pace è tornata. A Gorizia sono stati tolti i posti di blocco e vi è libertà di movimento. I Sindaci delle due zone si incontrano con amicizia e prendono le decisioni di comune accordo, nonostante siano di diverse opinioni politiche.
Questa è la vera pace. Viva Gorizia ed i suoi Sindaci! Dovremmo prendere esempio da loro”.
La sua storia è simile a quella dei 350mila esuli che hanno lasciato le loro terre native italiane in Istria, Dalmazia e parte della Venezia Giulia a causa del Trattato di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947. Le nazioni vincitrici della Seconda Guerra Mondiale (Stati Uniti, Russia e Inghilterra) decisero che l’Italia dovesse cedere quei territori alla Jugoslavia del Maresciallo Tito, alleato dei russi.
Oggi Luciana Rizzotti ha 84 anni ed è una nonna in pensione, ma anche un pezzo di Storia vivente. Nonostante l’età non si sottrae però al compito di portare la sua personale testimonianza alle giovani generazioni. Ma anche un messaggio, che è di “Pace e libertà”.





