«Dal 2019, anno di apertura della nostra filiale per la lavorazione del rovere a Zvenyhorodka, vivo settimane intere per lavoro in Ucraina, dove mi sono sempre trovato benissimo con le persone. Grande ospitalità e senso di famiglia: a volte, durante le cene nelle case, ho rivissuto situazioni della mia infanzia. Quando, da bambino, mangiavo coi nonni al calore della stufa. Vedere ora come questo popolo stia soffrendo, mi stringe il cuore».
In queste parole di Alessandro Giorio, titolare dell’omonima azienda specializzata nella lavorazione del legno in diversi settori, con sede centrale a Montà, e con filiali in Ungheria, Ucraina e Cina, c’è tutta la commozione di un imprenditore che, oltre alle perdite economiche in quella nazione, sta provando anche un sentimento di tristezza per i suoi 130 dipendenti di quel Paese e per un popolo che ha imparato ad apprezzare.
«Quello che viene raccontato nei servizi televisivi è corretto – ci racconta Alessandro Giorio –. Parlo costantemente con i gestori della mia azienda al centro dell’Ucraina, e i 130 dipendenti si sono praticamente tutti arruolati per andare a difendere la loro nazione in varie zone. Ora nello stabilimento sono rimasti in due a fare la guardia, per il resto la produzione è ferma. Se pensa che ogni mese escono da lì 12 Tir, si può immaginare quale possa essere il danno a livello economico che la guerra sta portando a noi e ad altre realtà che come la nostra lavorano in territorio ucraino».
«Quello che mi ha colpito in positivo – prosegue –, è il forte attaccamento alla patria da parte di un popolo che si sta difendendo con i denti, e che ha sorpreso anche i russi, che stanno facendo fatica nel loro irrazionale intento. Il sentore di una mossa strana da parte della Russia l’avevo avuto a dicembre, quando l’Ucraina impose un dazio ulteriore del 42% sui pannelli di multistrato provenienti dalla Bielorussia, Stato satellite della Russia… . Scelta dovuta a chissà quale azione precedente da parte della federazione guidata da Putin. Di fronte a questo il popolo ucraino ha iniziato a insospettirsi. Ora sappiamo come sta andando a finire».
E ora la situazione a livello lavorativo è preoccupante, ma l’imprenditore montatese resta positivo: «Nella sede ucraina trattiamo il rovere e facciamo il semilavorato, che viene poi portato in Ungheria per le lavorazioni successive. Abbiamo l’animo a terra, ho perso le tracce dell’ultimo Tir partito il giorno prima dell’inizio della guerra, che sapevamo essere a Kiev con un carico dal valore di 100mila euro. Detto questo voglio restare positivo: stiamo cercando fornitori per reperire le materie prime da utilizzare per le commesse da evadere in Ungheria e Italia. Speriamo che la situazione quanto meno si possa stabilizzare, perché ora a livello di import/export è tutto fermo».






