Una serata all’insegna dello sport, tra racconti emozionanti, testimonianze intense e la storia del sogno di un ragazzo che, in moto, ha saputo emozionare: la conviviale Panathlon di venerdì 11 febbraio, alla presenza dei soci dei Club di Mondovì e Bra, presso il Golf Club di Cherasco, è stato arricchito dalla presenza della regista monregalese Alice Filippi, forte del suo ultimo docufilm capolavoro “Sic”, realizzato in memoria del compianto ex pilota e campione del mondo “250” 2008 Marco Simoncelli.
Proiettato nelle sale cinema il 28 e 29 dicembre 2021, prima tv su Sky Documentaries lo scorso 20 gennaio, giorno nel quale avrebbe compiuto trentacinque anni, “Sic” (adesso disponibile in streaming su NOW) è un’opera d’arte che vuole rievocare, attraverso i preziosi interventi di coloro che gli sono stati vicini, un frammento della carriera motociclistica di Marco, il più significativo: la narrazione va infatti dal 2006, che rappresenta il punto più basso della sua permanenza nel Motomondiale, al 2008, quando ha vinto il titolo nella due e mezzo.
Un particolare, quello della scelta delle persone da intervistare, che ha spiegato molto bene Alice Filippi, affermando che si sia scelto di inserire solo le testimonianze di chi ha vissuto quei due anni al fianco di Marco, in modo da raccontare i fatti in modo diretto.
Un altro dettaglio importante è la promessa fatta dalla regista al papà di Marco, Paolo, agli albori del progetto, quando Alice si impegnò, con la sua opera, a rendere appieno e a tutto tondo l’immagine di Marco, raccontando una fase della sua storia, scelta nel periodo cruciale della sua esperienza sportiva per poi interromperla nel momento del suo massimo splendore agonistico. Perché lui era felice, in quel momento, di aver raggiunto quello che sin da bambino si era prefisso ed era sul tetto del mondo. Non voleva essere una biografia completa di tutta la sua vita. Non era nelle intenzioni della regista arrivare a registrare il momento in cui la storia si sarebbe trasformata in una tragedia, con un pathos accresciuto che avrebbe reso triste l’immagine del ragazzo, lasciando un enorme rammarico melanconico nello spettatore
È interessante citare poi la “sfida del documentario” anziché di un film, che ha visto impegnata Alice ed il suo staff: dalle più di otto ore di riprese di interviste (come detto di tutte persone che erano realmente presenti durante quei due anni di racconto), che grazie a un lavoro magistrale sono state incastrate in ottantasette minuti di docufilm, completate da rigorose ricostruzioni di scene e materiali, nonché da una ricca documentazione iconografica d’archivio.
Insomma, un grande risultato che è stato premiato dalla critica e dal pubblico, ma soprattutto, e questo era la cosa più importante per Alice, che ha soddisfatto appieno le aspettative della famiglia Simoncelli. D’altronde la Filippi proviene da una famiglia in cui lo sport e soprattutto quello legato ai motori, ha sempre avuto un ruolo fondamentale: ricordiamo che il papà Pier Felice è stato campione nazionale Rally e che il fratello Luca ha calcato le piste più importanti (dalla Formula 2 e Formula 1 come collaudatore Honda, alla Formula Indy sulle piste degli Stati Uniti, per poi diventare protagonista nella Formula E).
Quanto al Panathlon Club di Mondovì, era il terzo incontro dopo lo stop forzato a causa del Covid, e ancora una volta l’ospite si è confermato essere prestigioso dopo la presenza di Diego Colombari e Stefano Mossino nei mesi scorsi. Ma tanti altri progetti sono in programma per il prossimo futuro, quindi rimanete sintonizzati!
Alice Filippi: “L’idea di ‘Sic’ è nata sei anni fa, ma era nata come un film, a differenza di come abbiamo fatto. Ci siamo poi accorti che la sceneggiatura non funzionava e abbiamo optato per realizzare un documentario. All’inizio non avrei dovuto dirigerlo io, ma poi mi si è presentata l’occasione e non ho rifiutato. Non avrei potuto non farlo, arrivo da una famiglia pane e motori. A differenza della passione per il cinema, che mi sono cercata, quella per i motori l’ho ereditata. Ho accettato anche perché capivo quanto fosse importante per Marco la sua passione, mi sono immedesimata in lui. Abbiamo trovato la storia da raccontare partendo da quello che è realmente accaduto, diversamente da come si fa in un film. Abbiamo studiato tutta la sua storia e deciso di raccontare il pezzo più interessante. Non è stato per niente facile. Il docufilm termina nel 2008 perché volevamo che si concludesse con il momento più importante della sua carriera: non era nei nostri piani che finisse con un dramma. Quella di Marco Simoncelli è la storia di un sogno, una storia umana, la storia di Marco ragazzo e di Simoncelli pilota che, tra l’altro, è stato il primo ad allenarsi con Valentino Rossi, il quale, anche in conseguenza di questo incontro, ha poi deciso di fondare l’Academy.
Per quanto riguarda i tempi di produzione, si parla di maggio - dicembre 2021. A giugno abbiamo realizzato le interviste, durante due settimane di stop del Motomondiale. A luglio invece le riprese e tutte le ricostruzioni, non sono mancati alcuni incidenti di percorso. Il 3 agosto ho cominciato il montaggio e per il 23 ottobre, in occasione del decennale della sua scomparsa, il trailer era online. Abbiamo concluso il tutto a dicembre”.





