Bra - 11 dicembre 2021, 08:46

Bra, la gemma del Roero dove i fiori della Madonna sfidano la neve e le notti sottozero

Custoditi da ben due Santuari, offrono la loro bellezza e portano un messaggio di speranza lungo secoli

Bra, la gemma del Roero dove i fiori della Madonna sfidano la neve e le notti sottozero

In montagna, in pianura, all’ombra di un bosco, a strapiombo sul mare e ancora in collina o in città, ci sono luoghi speciali dove si venera da secoli la Madonna. E da cui la Madonna scolpita nel legno o nel marmo, ritratta su tela o sui muri, sorridente o addolorata, guarda i suoi figli.

La Madonna dei Fiori è la patrona della città di Bra. Già, ma quanti di noi ne conoscono anche solo vagamente la storia? Correva l’anno 1336 quando una giovane prossima al parto, Egidia Mathis, si fermò davanti a un’edicola dedicata alla Vergine per fare una preghiera. Narrano le cronache dell’epoca che Egidia si fermasse spesso davanti all’icona e quel giorno, il 29 dicembre, non mutò le sue abitudini, benché avesse visto che lì vicino stazionassero alcuni soldati. Questi ultimi, guidati da cattive intenzioni, appena la giovane si inginocchiò, cercarono di possederla.

Disperata, Egidia si abbarbicò al pilone e gridò: “Maria!”. Dal folto del bosco emerse una dignitosa matrona. Emanò una luce tale da far fuggire precipitosamente i malintenzionati. Egidia cadde a terra in preda alle doglie del parto, anticipato dallo spavento. Nella neve, la sconosciuta “Provvide abbondantemente ai bisogni dell’accelerato parto e, continuando la pietosa opera, fu tutta intenta a provvedere i lini opportuni al neonato ed a ristorare la madre”.

Poi, com’era apparsa, scomparve, senza lasciare ad Egidia il tempo di ringraziarla e di chiederle il nome. Ripresasi dalla straordinaria esperienza, la donna corse verso il paese col neonato in braccio. Giunta a casa, raccontò tutto ai parenti ed agli amici, che, per verificare l’accaduto, si recarono subito sul luogo in cui si era svolto l’incontro con la Madre di Dio.

Lo stupore di Egidia e dei presenti fu grande quando si resero conto che gli arbusti di pruno selvatico, che circondavano l’edicola, avevano subìto una prodigiosa trasformazione. Le piante erano completamente fiorite, nonostante fosse pieno inverno. Tutti i rami erano ornati di fiori dalle bianche corolle sbocciate improvvisamente, che risultavano ancor più appariscenti in assenza di foglie.

Oggi, come allora, c’è ancora chi cerca di trovare una spiegazione scientifica e razionale al singolare fenomeno. Non c’è di mezzo nessun set cinematografico. Solo fiori, fiori e ancora fiori, che sfidano la neve, con i petali avvolti dal ghiaccio quasi a rinchiuderli in uno scrigno. Nella vastità dei rami spogli del pruneto non rimangono che loro a sfidare il gelo delle notti sottozero, trasmettendo messaggi positivi con una dolcezza incantevole e commovente.

La fioritura non è avvenuta solo negli inverni del 1914 e del 1939, alla vigilia della Prima e della Seconda Guerra Mondiale. Anche il 1877 fu un anno senza fiori, in concomitanza con l’agonia di Papa Pio IX, che aveva promulgato il dogma dell’Immacolata Concezione. La fioritura si ebbe poi il 20 febbraio del 1878, con l’elezione del successivo Papa, Leone XIII.

Il mistico racconto, tramandato nel corso dei secoli, permane vivo e intatto nelle menti e nei cuori di tutti i braidesi, che ogni anno puntualmente ricordano l’avvenimento nella solenne celebrazione in calendario il 29 dicembre, preceduta dal consueto Triduo di preparazione.

Da questo luogo prodigioso parte anche il pellegrinaggio che si fa ogni estate e arriva a Castellinaldo; 26 km sulle orme del Beato Fratel Luigi Bordino, che quel cammino lo conosceva bene, dopo averlo fatto per grazia ricevuta. Con lui, hanno posato gli occhi su questo miracoloso evento anche i grandi Santi sociali dell’ultimo secolo come il Cottolengo, Luigi Orione, Giacomo Alberione e Timoteo Giaccardo.

Perché guardare il pruneto entusiasma la vista sino a toccare il cuore? Un grande merito spetta al tempio di preghiera che custodisce questa meraviglia. Il Santuario, come un grembo di luce e grazia, in questo luogo di gaia letizia. Precisamente due Santuari con quello nuovo che tiene per mano il più antico, troppo piccolo per accogliere i devoti animati dalla speranza di una grazia, dal desiderio di ringraziare o alla ricerca di una risposta sulla fede.

Usanza antica. La testimoniano, nelle stanze e nei corridoi clericali, le pareti coperte di vecchi e antichissimi ex voto. Ritraggono malati esanimi nel letto, i comodini saturi di vani rimedi e la Madonna sospesa in alto, che guarda giù benedicente. E carrozze, auto d’epoca uscite di strada, ma illesi passeggeri; bambini caduti dal balcone, ma incredibilmente salvi.

Una costellazione di incisioni «Per grazia ricevuta», tappezza pure le mura di entrambi i Santuari che conservano la statua della Vergine. Un impatto quasi fisico di questa mole di gratitudine, benevolmente incombente. Ma la Madonna è solo una, sempre Lei, la stessa che preghiamo anche oggi.

Altra meraviglia sono i mosaici di Marko Ivan Rupnik, che evocano la sacralità della grande arte. Al Santuario della Madonna dei Fiori di Bra, il direttore del Pontificio Istituto Orientale - Centro Aletti, ha regalato un’istantanea preziosa di una realtà, antica e sempre nuova. Difficile non identificarsi nelle icone del pronao, impossibile non lasciarsi prendere per mano da un’opera tanto grandiosa quanto profonda. Una catechesi permanente che potrà aiutare la riflessione di chi cerca il dialogo con Dio. Davanti a Lui si confronteranno salvezza e giudizio, fede e incredulità, adesione, ma anche rifiuto.

È l’eredità spirituale del compianto ex-rettore del Santuario, don Sergio Boarino. Così, dopo la cappella Redemptoris Mater in Vaticano, Lourdes, Fatima, San Giovanni Rotondo e Cracovia, anche Bra può vantare l’arte di Rupnik. Ma non finisce qui. Oltre al maestoso mosaico, è possibile ammirare il portale bronzeo, entrambi incastonati nel Santuario grande. Si è piccoli davanti alle immagini in esso raffigurate. In tutto sei caselle in cui hanno trovato alloggio episodi evangelici in cui Maria è sempre presente e ci parla del Figlio, facendosi veicolo di salvezza.

L’opera completa il Santuario nuovo facendone un’oasi di bellezza per gli amanti dell’arte e un’oasi di pace spirituale per chi cerca nella fede quello che la sola concretezza materiale del mondo non può dare.

Lassù, a dominare tutto poi c’è Lei, la Madonna dei Fiori. Lo sguardo vola in cima alla colonna, rimanendo incantato dall’infinita dolcezza che promana. Ti fermi, resti a contemplare: quel silenzio del pruneto, dei fiori che si donano candidi e inesauribili, è la voce di Maria, testimone di tutti gli eventi vissuti dalla città, fino ai giorni nostri e alla pandemia Covid-19.

A Lei e alla sua divina grazia ci rivolgiamo anche in questa situazione. A prescindere dal culto. Come prima di un esame complicato, di quel concorso impossibile, di un’operazione difficile o di un lutto da superare. Che ce la mandi buona…


Silvia Gullino

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