Provincia - 29 marzo 2021, 12:00

Il primario del reparto di Malattie Infettive di Cuneo: "Mi aspettavo la terza ondata. Sarà l'ultima, se continuiamo a vaccinare"

Il dottor Valerio Del Bono evidenzia come la crescita dei ricoveri, dopo alcune settimane durissime, a Cuneo si sia finalmente stabilizzata

Il primario del reparto di Malattie Infettive di Cuneo: "Mi aspettavo la terza ondata. Sarà l'ultima, se continuiamo a vaccinare"

Il dottor Valerio Del Bono da oltre un anno, ormai, è tra i medici maggiormente impegnati nella lotta al Coronavirus e nella gestione dei pazienti. Primario del reparto di Malattie Infettive all'ospedale Carle di Cuneo, è stato, suo malgrado, sempre in prima linea.

Ed è stato, tra l'altro, il primo sanitario vaccinato lo scorso 27 dicembre, nel giorno del V-Day a Cuneo.

"Per noi è difficile capire cosa stia succedendo in questa terza ondata. Me la aspettavo, certo. Così come mi aspetto che non ce ne sia una quarta, a patto che si continui a vaccinare. Ovvio, la malattia non sparirà, ma i numeri dovrebbero ridursi drasticamente", spiega.

Sul fronte ricoveri, le ultime settimane sono state davvero difficili, con tantissimi ingressi. Da qualche giorno la situazione sembrerebbe essersi stabilizzata, come se fosse stato raggiunto il cosiddetto plateau. Da qui la speranza è che la curva inizi a scendere. "La variante inglese è davvero molto contagiosa, ha una capacità diffusiva importante anche se - evidenzia - non mi sento di dire, per i casi che ho visto, che sia più pericolosa o mortale. I sintomi sono sempre gli stessi. Anzi, in questa terza ondata abbiamo avuto meno decessi perché i pazienti sono più giovani e reagiscono meglio. Tanti pazienti fragili, per fortuna, sono stati vaccinati".

Il dottor Del Bono nuovamente sottolinea come non esista ancora una cura realmente efficace contro questo virus e che è la precocità delle cure stesse ad essere fondamentale. "Credo che questa malattia ci abbia insegnato una cosa: che bisogna potenziare i servizi di semintensiva. Solo un intervento precoce e mirato può evitare che i casi si aggravino al punto da dover utilizzare i reparti di rianimazione. Bisogna intervenire ad un livello intermedio, prima di mandare in sofferenza tutto il sistema ospedaliero e sanitario in genarale, come è successo in questo ultimo anno".

barbara simonelli

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