La “call veloce” è stata un flop. Lo dicono i dati nazionali, ma lo stesso - con margini ancora più marcati – si può dire per la nostra provincia. In Granda quasi nessuna richiesta da fuori Regione per coprire i posti vacanti nell’insegnamento per l’anno scolastico 2020-2021.
A scoraggiare in molti – sostengono i sindacati – è stato il vincolo quinquennale per cui chi fa richiesta ha di fatto l’obbligo per cinque anni di restare nella sede di assunzione.
“Questo vincolo è stato determinante – spiega a Targatocn.it Doriano Ficara segretario Fp Cgil Scuola – Molti hanno preferito prolungare di, magari, un anno il precariato per riprovare il prossimo anno ad entrare di ruolo nella propria provincia.”
La call veloce era nata per velocizzare i tempi di immissione in ruolo. L’obiettivo era quello di coprire le cattedre vacanti con personale “dipendente”, anziché con le supplenze. Aprendo la possibilità ad insegnanti inseriti in graduatorie in altre province e regioni a ottenere posti “scoperti”. Ma lo strumento non sarebbe stato colto favorevolmente. Le “call” sono terminate nella giornata di ieri, lunedì 7 settembre. E stando a fonti sindacali i posti che saranno coperti nella provincia di Cuneo da “call veloce” oscilleranno intorno allo 0%. O poco più.
Le nomine dei posti da coprire patiranno da giovedì 10 settembre. L’Ufficio scolastico territoriale verificherà le modifiche sulla graduatoria delle supplenze (Gps) a seguito delle segnalazioni sul “caos” nato dall’assegnazione dei punteggi. In tutto sono state 16mila le domande inviate al provveditorato di Cuneo di aspiranti supplenti. Per quanto riguarda le supplenze nell’anno scolastico 2019-2020 si era raggiunta la copertura di 2.000 insegnanti circa (1.000 per il secondo grado, 700 per il primo grado, 300 per infanzia e primaria).
Quest’anno i posti per le supplenze potrebbero superare quella cifra: le immissioni in ruolo copriranno il 40% dei posti vacanti, da "call veloce" poco o nulla.
Una buona copertura riguarda l’”organico Covid”. La provincia ha stanziato 20 milioni per queste nuove maestranze. Sarebbero 459 i dipendenti scolastici “Covid”: maggiore la distribuzione nella scuola primaria e dell’infanzia.
“Ci hanno assicurato un incremento di circa 10 unità per istituzione dell’infanzia e primaria della provincia di Cuneo di collaboratori scolastici – continua Ficara – svolgeranno un ruolo di vigilanza, assistenza per rendere più agevole le entrate e le uscite e garantire la sicurezza nei plessi. In numeri più ridotti saranno incrementate le docenze che rientrano nell’organico Covid. Questi potrebbero garantire dove necessario uno sdoppiamento delle classi per evitare l’assembramento nelle aule.”
"Come sindacato - conclude Ficara - ci teniamo a ribadire come questi contratti siano molto precari. In caso di un nuovo lockdown non avranno garanzie, così come non potranno avere accesso alla Naspi."




