Fu la televisione a spiegare tutto. Fu la televisione, con la sola potenza delle immagini, a comunicare all'Italia intera l'accaduto. Fu la televisione a dire che Paolo Borsellino non c'era più. A strapparlo alla vita erano stati 90 chilogrammi di Semtex-H, nascosti dalla mafia all'interno di una Fiat 126. Era il 19 luglio 1992. 28 anni fa, a conti fatti, anche se sembra ieri.
Con il magistrato perirono anche gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Un solo sopravvissuto: è l'agente Antonino Vullo, che in passato ha più volte testimoniato quanto vissuto in prima persona.
A riportare le sue parole è Rai News: "Borsellino e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, mentre io ero rimasto alla guida. Stavo facendo manovra per parcheggiare la vettura che si trovava alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l'inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L'onda d'urto mi ha scaraventato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c'erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto".
Un dramma che fece sentire l'Italia inerme e in balìa di forze incontrastabili. A raccontare quell'episodio attraverso un documentario video realizzato per il blog "Coffee and History" è stato un gruppo di giovani monregalesi, composto dalle lettrici Maddalena Barale, Maria Perla Pirra, Michelle Bonada e Giulia Rinero. Il testo è stato assemblato da Roberto Rossetti, mentre il filmato edito e montato da Ettore Poggi.





