Sanità - 07 aprile 2020, 18:36

Arrivederci Verduno: gli applausi dei colleghi ai due primari sollevati dalla guida del "covid hospital"

Troppo prudente il loro approccio nella messa in moto della struttura? Il professor Casagranda: "La macchina è partita, con una squadra di medici davvero affiatata. Sono sicuro che faranno benissimo". "Un'esperienza breve ma emozionante, avete un ospedale e persone di assoluto valore"

Ieri l'addio dei due medici  dopo la breve esperienza vissuta nel nuovo ospedale (nella foto di Barbara Guazzone il dottor Giuseppe Cornara)

Ieri l'addio dei due medici dopo la breve esperienza vissuta nel nuovo ospedale (nella foto di Barbara Guazzone il dottor Giuseppe Cornara)

Se la ragione della loro rimozione a meno di una settimana dal primo ricovero a Verduno sia da ricercarsi in un approccio troppo cauto rispetto alle esigenze di una Regione che avrebbe gradito maggiore velocità nel far partire il covid hospital, certamente non sarà possibile saperlo dai diretti interessati.

Raggiunto telefonicamente dal nostro giornale l’ex primario della Rianimazione cuneese Giuseppe Cornara declina cortesemente l’invito a commentare la notizia della sua inaspettata sostituzione nella posizione di responsabile della terapia intensiva attivata presso l’ospedale langarolo. Sulla stessa posizione il collega Ivo Casagranda, che però ci concede qualche riflessione a margine del curioso balletto di incarichi che sta accompagnando la piena entrata in funzione del nosocomio langarolo a supporto dell’emergenza sanitaria che affligge il Piemonte.

Di origini trentine, 67 anni, pavese d’adozione, in pensione dal 2017 dopo essere stato per oltre vent’anni direttore del Dipartimento di Emergenza ed Accettazione dell’Aso "SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo" di Alessandria, Casagranda era "sceso" ad Alba chiamato dal commissario straordinario per l’apertura di Verduno Giovanni Monchiero e dal dottor Paolo Toffanini, attuale direttore sanitario dell’Asl Cn2 e suo direttore generale ad Alessandria.
Il mandato, farsi carico del non facile compito di avviare la complessa macchina di un nuovo ospedale chiamato a diventare in tempi rapidissimi il polmone per la sanità regionale messa a dura prova dall’ondata di ricoveri dovuti al Covid-19.
Una chiamata subito accolta di buon grado, e solo per ragioni formali e assicurative collegata a un formale contratto di collaborazione il cui emolumento il medico trentino avrebbe devoluto in parte alla Caritas, in parte al Pronto Soccorso di Pavia, per l’acquisto di un ecografo.

"Quello che serviva – spiega – era mettere in moto la macchina nei tempi più rapidi possibili e credo di poter dire che questo è stato fatto. Con Giuseppe Cornara eravamo compagni di corso all’università, ci siamo ritrovati dopo molti anni ma abbiamo da subito avuto una grandissima sintonia ed empatia, come da subito abbiamo trovato grande affiatamento con tutti i giovani medici arrivati in questi giorni al nostro fianco. Ci siamo trovati a operare in un ospedale nuovo e bellissimo, ma dove ovviamente era tutto da impostare. Il nostro compito era anche quello di valutare la tenuta del sistema dal punto di vista tecnico, per cui era ovvio muoversi con un minimo di cautela. In pochi giorni è stato comunque possibile creare una squadra che ha subito iniziato a lavorare con grande intesa. E’ stata un’esperienza molto bella, come sono sicuro che lo sarà per tutti questi ragazzi da qui in avanti".

"Verduno – prosegue – può ora funzionare, così da assolvere in maniera rapidissima ai due impegni che da subito ci eravamo dati: lavorare per dare la migliore risposta possibile a pazienti che qui arrivano coi postumi della malattia acuta, quasi sempre portandosi dietro un quadro clinico reso più difficile dalla presenza di altre diverse problematiche pregresse. E farlo lavorando in sicurezza, evitando altri contagi. Questo serviva e sono convinto che, al di là delle persone, anche da qui in avanti si possa operare al meglio per fare fino in fondo quello che il Piemonte si attende da questa struttura".

Ieri, lunedì, i due medici hanno lasciato l’ospedale tra gli applausi dei loro giovani colleghi. "Ammetto che si è trattato di un momento emozionante, come mi hanno colpito i messaggi ricevuti da diversi di loro".
Dopo un impegno durato meno di venti giorni (la chiamata ad Alba risale al 19 marzo scorso), il dottor Casagranda è già tornato alle sue abituali attività, l’impegno di docente alla Scuola di Medicina Interna presso l’Università di Pavia, e quelli legati alla pubblicistica, con la curatela di un testo della Oxford University Press in fase di traduzione in italiano e il ruolo di "editor in chief" per la rivista "Emergency Care Journal".   

Una riflessione agli albesi vuole però lasciarla. "Ad Alba e Bra non avete soltanto un ospedale veramente bello, uno spettacolo per chi arriva da fuori, ma anche un patrimonio di persone straordinarie. Ho vissuto un’esperienza umanamente bellissima con tutti coloro coi quali ci siamo interfacciati, dai responsabili dei vari uffici fino al settore tecnico, persone straordinarie, veramente brave. E avete anche una cultura e un’attenzione al mondo sanitario che altrove non è possibile trovare. Chissà – conclude – che un domani proprio il vostro territorio così speciale non possa diventare il luogo dal quale studiare come questa emergenza mondiale sta cambiando e cambierà il mondo della sanità. Le risorse per farlo davvero non vi mancano". 

Ezio Massucco

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
SU