"L’offerta pubblica di scambio Intesa-Unipol, come prospettata, appare ostile, non concordata, non coerente con i valori impliciti di Ubi e dunque inaccettabile".
Questi i perentori termini coi quali si conclude la breve nota diffusa pocanzi dal Comitato Azionisti di Riferimento (Car) di Ubi Banca, riunitosi oggi, giovedì 20 febbraio, a Bergamo, per valutare l’operazione annunciata ieri dal gruppo Intesa Sanpaolo.
Rilevato che "Ubi è una banca sana, stabile, redditizia, ben gestita per competenze, risorse umane, competitiva e riconosciuta sul mercato di riferimento, realtà centrale per il sistema socio-economico del Paese", gli azionisti riuniti nel Car "ritengono di dover tutelare, al contempo, il loro investimento e la banca con i suoi territori di riferimento e si sono impegnati in un progetto di medio e lungo periodo".
Da qui la conclusione, sottoscritta dai soci del patto di consultazione attivo da un paio di anni e che rappresenta complessiva il 18% dell’azionariato dell’istituto al centro dell’operazione lanciata dal gruppo torinese.
Oltre alla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, primo azionista di Ubi Banca con il 5,91% delle quote, del sodalizio fanno parte la Fondazione Banca del Monte di Lombardia (3,95%), la Polifin Spa e Famiglia Bosatelli (2,85%), la Next Investment Srl (Famiglia Bombassei) 1,005%, la P4P Int e Famiglia Pilenga (1,001%), la Radici Group e Famiglia Gianni Radici (1,047%), la Scame Spa e Famiglia Andreoletti (1,011%) e la Upifra SA (Famiglia Beretta) 1,025%.





