I braidesi hanno un cuore grande. Romantici, attaccati alla propria città, nostalgici nei confronti di quei posti che hanno segnato la loro infanzia e adolescenza. Nella sua Bra, il quarantenne ha potuto visitare le caprette dei giardini con la nonna, è andato a ballare in discoteca con la fidanzatina, ha visto gare di motocross con gli amici di sempre. Però, a un certo punto, il progresso e l’innovazione gli hanno strappato alcuni posti del cuore, che ancora ricorda con estremo affetto e con un pizzico di riverenza.
Vecchie fotografie, rispolverate dagli archivi storici, mostrano come la città “slow” non si fermi proprio mai. Qualche curiosità random. La pista di motocross, ricordi di gioventù mischiati a sentimenti retroattivi per le avvincenti gare e a molta tristezza quando venne chiusa, lasciando in silenzio quella vastissima area chiamata America dei Boschi. Pino Berrino la conosce bene per averci corso e pure vinto: “Il nome deriva dal fatto che lì ci sono le rocche, tipiche di un paesaggio americano e poi, essendoci tanti boschi è l’America del legname, della foresta, della natura”.
Lo sapevate? Sì, perché Bra è così: da fuori relax e possibilità di scorci bucolici; da dentro un upgrade al passo con i tempi per una città dai risvolti inaspettati. Come Le Macabre, la discoteca buttata giù a suon di ruspe nel 2015 nel nome di un palazzo che ha regalato a Bra un nuovo "skyline" a segnare la differenza tra passato e presente.
Era la location preferita da tanti giovani amanti della musica indipendente, con la sua ambientazione crepuscolare, i concerti di grandi nomi della scena rock – Diaframma, Cccp, Denovo, sino a Nico dei "Velvet Undergound" alle prime esibizioni dei Marlene Kuntz –, gli eventi e le presentazioni.
Un po’ il simbolo della movida prima maniera: fatta appunto dal Macabre, ma anche dal Making Movies, ex Diamant, quali locali deputati al divertimento notturno braidese. Gli anni in cui, in piazza Carlo Alberto, ci trovavi il mitico pub di “Mama Irma” e altre vecchie botteghe.
Caprette, pavoni, cigni, anatre… erano le star dei giardini pubblici di piazza Roma fino ai primi anni ‘80. Ma anche questa è ormai storia e, a raccontarla, anche se abbiamo “solo” 40 anni, ci sentiamo come i nostri nonni che rimpiangono i tempi andati.





