Attualità - 18 dicembre 2018, 13:48

"TRENTANNI" di Del Bue in Langa: mostra a Farigliano

Fino al 6 gennaio. Una quarantine di tele che raccontano il fecondo sodalizio dell'artista con il paese di Langa che in tutti questi anni lo ha orgogliosamente ospitato

"TRENTANNI" di Del Bue in Langa: mostra a Farigliano

“TRENTANNI” è la personale con cui l’artista Gianni del Bue ha voluto ringraziare, presso la Biblioteca Nicola e Beppe Milano, i trent’anni di attività pittorica a Farigliano.

Sabato 15 dicembre, alla presenza di un nutrito pubblico, presentata dal sindaco Mirco Spinardi, ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra con cui, fino al 6 gennaio 2019, l’artista rende omaggio, con una quarantine di tele, al suo fecondo sodalizio con il paese di Langa che in tutti questi anni lo ha orgogliosamente ospitato.

Personalmente ho avuto la fortuna di incontrare l’artista nei primi anni ’90, allorquando, trasferitosi da Torino, iniziava una sua nuova vita sociale e pittorica presso la frazione Naviante di Farigliano, ove tuttora risiede e lavora. Proprio in questa suo nuovo contesto l’uomo da sempre curioso ed irrequieto trovava ispirazione nuova e feconda, capace di appagare le sue innate e riconosciute capacità artistiche.

Per un “visionario” della natura, per uno che come lui sa far emergere, attraverso l’osservazione del “dato figurale”, la poetica dell’ immaginario, del suo saper narrare i luoghi del cuore in modo così infantile eppure così pieno, non è poi stato così difficile collegare nel suo intimo sentire questi nostri splendidi paesaggi di Langa, con le loro dolci colline, i sinuosi calanchi a strapiombo sul Tanaro, le risultanze cromatiche del volger delle stagioni, in rinnovate e quasi magiche risposte artistiche.

Ne risulta un paesaggio intriso di storie e narrazioni. Ogni versante collinare, dal più al meno abbozzato, nasconde un enigma; ogni filare, per dirla con il nostro Carlin Petrini, elabora una magìa: nella loro geometria complessiva vi è un incontro tra etica ed estetica del duro lavoro nei campi. Lavoro di un contadino che si vede nel vigneto anche quando non è ritratto. Il suo sudore fa il paio con l’emozione del nostro nel vedere quelle nostre belle vigne che si perdono in alto, in basso, con tutti i loro misteri e le .loro lunghe storie che si abbandonano nelle nebbie padane del mattino e della sera.

La cifra stilistica di Del Bue si compone sia di una marcata memoria ai “piani” quattrocenteschi di Piero della Francesca, sia di un suo originalissimo e personale approccio alla tematica della luminosità nella tela. Sul fondo policentrico l’artista dipinge una molteplicità di immagini e situazioni, a volte sovrapposte, a volte seminascoste in quinte in divenire, sul filo di sinuosi nostri paesaggi, quasi a sottolineare la funzione mitica ed allegorica della figura.

Quando una immagine di donna si staglia nel dolce paesaggio che l’accoglie, quando il rosso bolide di Tazio Nuvolari sbuca da una curva, quando i dotti “soloni” filosofeggiano fin dentro le acque del Tanaro, non sono mai figure a sé stanti: sono situazioni in divenire che evolvono in racconti ed aneddoti , cui solo con una tela labirintica del nostro, si riesce a dare il giusto ritmo, valore e movimento.

La Langa si fa tela di ragno che tutto ingloba: il “Realismo magico” dell’autore la incorona a sua musa, ne acquisisce l’intima essenza, per restituircela poi, con tutta l’ironia di cui Del Bue dispone, sulle splendide opere dei suoi, dei nostri ultimi trent’anni in Langa.

Sì, trent’anni, che, come dice lui, sembrano ieri, sembrano nulla al cospetto di quelle trame d’acqua del vicino Tanaro che da sempre scorre, di quei lunghi filari di viti e di pensiero che nelle sue tele s’intrecciano in un caleidoscopio di sane avventure narrate, prima ancora che di suggestive tele dipinte...

comunicato stampa

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO AD APRILE?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Aprile 2025" su Spreaker.
SU