Una perfetta riproduzione dell’ambiente braidese, realizzato da mani abili e pazienti, utilizzando manufatti e materiali naturali, con un’attenzione speciale alla tradizione storica. È questo il segreto ed il fascino del presepe realizzato al civico 55 di via Pollenzo a Bra, che ogni anno attira migliaia di visitatori. Un libro pop up da leggere attraverso un’infinità di pagine, raccontate al presente, passato e futuro.
“A casa nostra abbiamo avuto la fortuna di crescerci dentro al presepe. Abbiamo una passione che vogliamo tramandare ai più piccoli, la stessa che ci ha portato ad arricchirlo con novità che fanno felici i bambini che tornano qui anche quando sono grandi. È la magia del nostro presepe, intimo e particolare, espressione di religiosità, tradizione e anche… piemontese”.
È stato Silvio Fissore a presentare il grande presepe che è stato inaugurato sabato 8 dicembre e ha più di una storia da narrare. Una storia che parte da lontano: “Questo presepe ha quarant’anni, gli stessi del mio matrimonio. Mia moglie, Silvana Porta, era fortemente appassionata e lo allestiva già quando abitava a Torino. Dopo che ci siamo sposati, abbiamo continuato la tradizione a Bra, dove sono ancora conservate e visibili statuine vecchie di sessant’anni. È lei la vera animatrice di tutto ed è lei che mi ha contagiato”.
Il complemento a cento è dato dalla forte dose di ispirazione: “Mi sono sempre ispirato ai presepi dei Fratini e di Villa Moffa che mi affascinavano già da quando ero fanciullo”.
Umiltà di linguaggio e di cuore sono le caratteristiche di Silvio Fissore, classe 1953, ex turnista all’Arpa per trentatré anni, con un passato votato allo sport ed all’arte bianca di cui conserva viva la memoria: “Nel presepe c’è un’immagine che mi raffigura, mentre porto il pane a mezzo di un modellino di bicicletta che mi ha donato Luciano Cravero. La statuina è situata davanti alla riproduzione di questo negozio che ha una lunga storia. Era di mio nonno ed è stato una delle prime panetterie di Bra, da qui sono passati ben venticinque panettieri e adesso è sfitto da undici anni”.
Per ora di affittarlo non se ne parla, visto che il sogno di Silvio è quello di proseguire con la bella tradizione. Dietro questo presepe c’è una storia iniziata in bianco e nero, diventata un caleidoscopio di colori e sensazioni, come le fotografie scattate in oltre mezzo secolo di vita. “A casa nostra, non avevamo più spazio, così abbiamo cominciato ad allestirlo in garage, fino a quando un mattino mi sono svegliato di colpo e ho confidato a mia moglie il desiderio di esporlo in questo negozio. Ora è realtà! Sono undici anni a gennaio che siamo qui e non avrei mai pensato che questa avventura arrivasse ad avere un tale sviluppo”.
L’idea di aprire al pubblico è nata per caso o forse no: “Undici anni fa, una bambina di quattro anni batteva sui vetri, perché era stata colpita dalla luce che proveniva dalla casetta del panettiere. Ho aperto la porta e non l’ho più chiusa”.
La novità di questa edizione del presepe è data dalla parte araba che è stata rivoluzionata con elementi realizzati utilizzando polistirolo, sughero, segatura, canne di bambù. “Tutto il lavoro è fatto da me e da mio figlio Marco al quale spero di passare il testimone, visto che si è adoperato moltissimo curando gli aspetti tecnici, le prospettive e le montagne. Abbiamo coinvolto persino i suoceri e mia nuora Olga, che non è italiana bensì ucraina ed ha realizzato dei piccoli capolavori a mano che abbiamo aggiunto a corredo delle scene. È qualcosa di incredibile solo a raccontarlo”.
Così il presepe cresce ogni anno di più, come fosse una pianta che si alimenta grazie alla passione di una famiglia intera. Ci è voluto oltre un mese di lavoro, ma la rappresentazione attuale è pronta ad incantare il popolo degli appassionati. I numeri: oltre 50 statue animate, 420 personaggi, frutto di un minuzioso censimento, anche ad opera dei bambini di passaggio, sempre omaggiati di un piccolo ricordo del presepe che comprende uno spazio di circa 25 metri quadrati, suddiviso in diverse ambientazioni.
“È un presepe molto ricco e ci vorrebbe il doppio dello spazio. Ci sono tante curiosità che ho imparato dai visitatori passati da qui lungo questi anni, come una famiglia di Barcellona che, attraverso immagini e disegni, mi aveva parlato del personaggio che concima la terra. El caganer è una statuina che in Spagna non può mancare nel presepe, mentre in Italia non è affatto diffusa”.
Paese che vai… in Catalogna oltre a Gesù, Giuseppe, Maria il bue e l’asinello non sarebbe Natale se tra i pastori non fosse posta quella figurina con i pantaloni calati e intenta ai suoi bisogni fisiologici. Ma il caganer non è l’unica attrazione di questa maestosa opera. Pesci rossi che guizzano vivi nel laghetto all’ombra del pescatore, i rumori della natura e del lavoro quotidiano, in mezzo ad una pletora di ricordi di famiglia che hanno trovato spazio nell’allestimento: “Eravamo camperisti ed abbiamo trasferito nel presepe, arricchendolo ogni volta, elementi nuovi che richiamano a tradizioni o culture dei paesi che abbiamo visitato. Penso, ad esempio, alle conchiglie raccolte sulle spiagge della Bretagna e della Normandia che ora arredano una delle botteghe, oppure al personaggio che porta l’Emmental, donato a mia moglie dagli espositori svizzeri in occasione di Cheese”.
A visitare il presepe arrivano da Napoli, da Roma, dalla Francia… da tutto il mondo ed ogni volta è un’emozione nuova, talvolta indelebile: “Due anni fa, grazie all’Ascom, gli zampognari hanno fatto tappa e colonna sonora al mio presepe ed è stato un onore!”.
Sì, proprio gli zampognari, quelli che, cioce, cappello e mantello, vanno girando con il loro fedele strumento ad augurare buon Natale ovunque. Un’esperienza che non gli era mai successa, nemmeno da bambino. Sonorità d’altri tempi che ora trovano spazio solo più nel presepe. E se lo stupore della nascita di Gesù è un prodigio custodito dalla grotta di Betlemme, sono i particolari che richiamano la città della Zizzola, anch’essa riprodotta fedelmente, a rendere la visita al presepe una meraviglia. Tra i tanti, si notano le montagne realistiche della zona, l’ala della Rocca con le sue botteghe di prodotti tipici come la salsiccia.
Tutto in declinazione dialettale, come i mestieri che vanno dal minusiè, al maslè, fino ai locali di vecchia epoca: l’osteria dei Tre Mori, Il Cavallo Grigio, Il Bue Rosso, passando attraverso le rocche di Pocapaglia, dimora dell’eremita entrato nella letteratura di Giovanni Arpino. Fantasia, tradizione e creatività, sono gli ingredienti di questo imperdibile allestimento, che resterà aperto al pubblico fino al 13 gennaio tutti i giorni dalle ore 15.30 alle ore 19.
Le soddisfazioni che il presepe di famiglia ha regalato a Silvio Fissore non hanno prezzo e non vivono di offerte: “Qualcuno dice che a Natale il nostro locale è il più visitato e molte persone entrano pensando che vendiamo qualcosa. Sì, vendiamo la voglia di fare il presepe!”.




