Fotogallery - 16 novembre 2018, 07:45

Agricoltura: i danni prodotti dai fenomeni climatici devastanti, la siccità, il consumo del suolo e la fauna selvatica (FOTO)

Le aziende del settore devono affrontare una serie di problemi sempre più rilevanti sui quattro fronti. Ad esempio, in provincia di Cuneo si sono persi complessivamente a favore della cementificazione 37.476 ettari (il 5,4% della superficie totale della “Granda”). Franco Parola, responsabile del Servizio Ambiente e Territorio di Coldiretti, ci ha spiegato le strategie del mondo rurale per cercare di superare le difficoltà

Danni alle coltivazioni provocati da un'alluvione

Danni alle coltivazioni provocati da un'alluvione

Soprattutto negli ultimi anni gli imprenditori agricoli devono fare i conti con i danni sempre più sostanziosi prodotti dai fenomeni climatici devastanti, dalla siccità, dal consumo del suolo, dalla fauna selvatica. Franco Parola, responsabile del Servizio Ambiente e Territorio di Coldiretti Cuneo, ci ha spiegato le strategie del mondo rurale per cercare di superare i problemi in ballo. Con l’obiettivo di combatterli e limitarli.  

I FENOMENI CLIMATICI ESTREMI

Quanto incidono i fenomeni climatici estremi sulle produzioni agricole? “I cicli produttivi delle coltivazioni - risponde Parola - a parte quelli in serra, e degli allevamenti, ad eccezione di alcune fasi, si svolgono essenzialmente all’aperto: quindi sotto la diretta influenza dei fattori climatici. Attraverso alcune tecniche, come l’uso delle reti antigrandine o dell’irrigazione antigelo in frutticoltura, si cerca di mitigare gli eventi avversi. Ma non sarà mai possibile eliminare del tutto i danni. Quindi, i mutamenti del clima, sempre più frequenti, destano forti preoccupazioni. Anche perché gli esperti hanno sottolineato come proprio i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo siano quelli maggiormente esposti e a rischio per il futuro”.

Ci sono soluzioni? “Risolutive del problema non ne esistono. L’agricoltura si praticherà sempre e comunque all’aperto. Tutti insieme, però, possiamo orientare le attività produttive verso politiche e scelte capaci di limitare i fenomeni meteorologici pericolosi”.

Qualcosa potrebbero fare anche le Istituzioni? “Dati recenti elaborati dall’assessorato all’Agricoltura del Piemonte dicono che, negli ultimi quindici anni, sul territorio regionale i danni relativi alla siccità ammontino a 610 milioni di euro: una media annuale di 40 milioni di euro. Pensiamo a quanto si sarebbe potuto fare se una cifra così importante fosse stata impegnata in opere di prevenzione”.  

L’ACQUA

Il problema siccità porta alla ribalta la questione acqua. L’agricoltura ne consuma troppa? “L’agricoltura non consuma troppa acqua, al massimo ne utilizza molta. Però c’è una differenza sostanziale tra sprecare e usare e al mondo rurale su questo aspetto vengono attribuite responsabilità superiori a quelle reali. La produzione di cibo non avviene come in una catena di montaggio, ma attraverso lavorazioni in cui l’acqua e il suolo rappresentano i fattori fondamentali del percorso. Sicuramente ci sono dei margini di miglioramento per rendere le tecniche irrigue più efficienti, tuttavia non è pensabile di stravolgere completamente l’irrigazione in agricoltura nella provincia di Cuneo. Quella a goccia con la quale si ottiene un utilizzo minore di acqua nella coltivazione di frutta e ortaggi non può essere applicata alle colture a pieno campo come il mais, il frumento, i prati. E per la tecnica a scorrimento si usano due pesi e due misure in quanto si dice che a impermeabilizzare i fondi dei canali si alterano gli ecosistemi acquatici ma, poi, dall’altra parte, si accusa l’agricoltura di disperdere troppa acqua. Serve maggiore equilibrio”.

Una soluzione per la siccità è costituita dalla costruzione degli invasi? “Potrebbe essere un aiuto importante, proponendo, però, progetti capaci di soddisfare gli interessi dell’intera collettività. Quindi, condivisi. Gli obiettivi ai quali si deve tendere sono molteplici. Dal regimare le piene dei fiumi al tutelare, in quantità e qualità, le acque in superficie e quelle sotterranee; dal mantenere a un buon livello ambientale gli ecosistemi con il rilascio del deflusso minimo vitale per i fiumi e i torrenti al garantire, a costi accettabili, l’acqua per uso agricolo, ma anche per quello civile, industriale ed energetico. Gli unici strumenti che permetterebbero di raggiungere traguardi così ambiziosi sono proprio gli invasi”.  

IL CONSUMO DI SUOLO

Dai dati dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), il consumo di suolo in Italia è continuato a crescere e lo scorso anno sono stati impermeabilizzati ulteriori 54 chilometri quadrati di territorio: in media circa 15 ettari al giorno; quasi due metri quadrati al secondo. In Piemonte il suolo complessivamente cementificato è di 174.349 ettari (il 6,86% della superficie totale), nella provincia di Cuneo di 37.476 ettari (il 5,4% della superficie totale).

“La perdita di suolo agricolo - dice Parola - è un fenomeno molto grave di cui solo recentemente si è presa piena coscienza. Infatti, rappresenta una risorsa non rinnovabile e sempre più scarsa, con consumi che, negli ultimi anni, sono aumentati a un ritmo crescente. Soprattutto per quanto riguarda i terreni più fertili. In un Paese come il nostro - piccolo, attraversato da due catene montuose che lasciano poco spazio alle pianure e con una densità di popolazione molto elevata - è un problema che dovremmo prendere molto sul serio”.

Cosa servirebbe? “I fatti dimostrano che, per arrestare questo percorso, sarebbero necessari interventi legislativi con vincoli precisi. Parallelamente, però, deve crescere il livello di consapevolezza collettiva sull’importanza di questa risorsa”.   

LA FAUNA SELVATICA E IL LUPO

Parola: “La fauna selvatica è un patrimonio dello Stato che ha bisogno di essere tutelato. Però, allo stesso tempo, non è più immaginabile che continui a scorrazzare nei campi facendo danni a volte enormi alle aziende agricole. Quindi, si tratta di un fenomeno da gestire in maniera sopportabile anche per il comparto rurale. Quando popolazioni di animali proseguono, negli anni, a causare danni, rendendo impossibile l’attività agricola vuol dire che quelle specie sono fuori controllo. E la tolleranza rispetto alla loro presenza si misura sulla capacità di risarcire i danni. Questo, di fatto, non avviene al 100% e allora siamo oltre la sostenibilità economica per gli agricoltori. Un paradosso imposto dalla Ue che impedisce ai singoli Stati di intervenire al di fuori delle regole comunitarie per non creare concorrenza sleale.  Al contrario, in questo caso, se ho un danno provocato da un animale proprietà dello Stato devo essere risarcito totalmente perché non si tratta di un contributo”.

La nuova Legge regionale sulla caccia parrebbe offrire la possibilità agli agricoltori in possesso dell’abilitazione venatoria di intervenire sui loro terreni per salvaguardare gli allevamenti e i raccolti. “In effetti, il provvedimento ha introdotto alcune elementi di novità in questo senso. Anche se non ci sono ancora i dettagli su come tutto ciò possa avvenire. Per capire quanto sarà efficace occorre attendere che la Legge diventi operativa”.

Il lupo? “Va ripreso in mano il Piano di gestione dell’animale che si era discusso alcuni anni fa con tutte le componenti interessate, ma che poi è finito nel cassetto in quanto la politica non se l’è sentita di prendere una decisione e di dargli le gambe per camminare. La presenza del lupo sulle Alpi non può più essere messa in discussione, ma, se le recinzioni alle proprietà e i cani da difesa non bastano, anche questo fenomeno va gestito. Perché l’idea di abbattere un lupo è certamente sgradevole, ma è altrettanto sgradevole l’immagine di un agnello dilaniato dal lupo. Sotto questo punto di vista bisogna lasciar perdere l’emotività e assumere decisioni pratiche e concrete capaci di mettere tutti d’accordo”.    

Sergio Peirone

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