Attualità - 05 novembre 2026, 11:09

"Concedere Fest": il progetto di due giovani cuneesi per mettere in dialogo le generazioni

L'iniziativa è nata nel 2023 da Ginevra Ariaudo e Chiara Ribero, durante il quarto anno di liceo a "Rondine - Cittadella della pace". Da allora, ogni anno, propongono una giornata aperta a tutti per confrontarsi su bisogni di giovani e adulti e su temi come la fiducia e l'accoglienza

Da sinistra: Chiara Ribero e Ginevra Ariaudo

Fiducia, responsabilità collettiva e accoglienza. Questi sono solo alcuni dei temi alla base di "Concedere Fest", progetto ideato da Ginevra Ariaudo e Chiara Ribero con l'obiettivo di creare occasioni di incontro e dialogo tra generazioni. 

Alla base dell'iniziativa una riflessione sui bisogni del territorio cuneese, sostenuta anche dai dati del dossier socioeconomico della Fondazione CRC, che evidenzia criticità legate alla fiducia nel prossimo, alle dinamiche familiari e alla soddisfazione personale.

Da questa consapevolezza è nata l'idea di un festival di una giornata, pensato per mettere in relazione giovani e adulti attraverso attività, workshop e momenti di condivisione.

In occasione della terza edizione, abbiamo incontrato Ginevra e Chiara per ripercorrere la nascita del progetto, fare un bilancio delle esperienze realizzate e guardare alle prospettive future di CON-CEDERE Fest.

Quando e come nasce il progetto?

"L'idea è nata nel 2023, durante un percorso di progettazione sociale dedicato alla realizzazione di progetti di impatto sociale, che abbiamo svolto durante il nostro quarto anno di liceo a Rondine - Cittadella della Pace.

Inizialmente eravamo un gruppo di quattro ragazzi piemontesi, ma in un secondo momento siamo rimaste solamente noi due. Il progetto è nato proprio grazie a questo percorso, durante il quale siamo state guidate a osservare e analizzare i bisogni del nostro territorio.

Per farlo, siamo partite sia dai dati, facendo riferimento in particolare al dossier socio-economico della Fondazione CRC del 2022, che analizzava la situazione del territorio cuneese, sia dalla nostra esperienza personale, dal nostro vissuto e dalle nostre percezioni.

Il dato che ci ha colpite maggiormente è stato quello relativo alla mancanza di fiducia tra le generazioni e all'interno delle famiglie. È proprio da questa consapevolezza che abbiamo deciso di partire per sviluppare il nostro progetto.

L'idea è stata accompagnata e approfondita durante tutto il percorso di progettazione e, insieme ai nostri compagni, l'abbiamo presentata nel giugno 2023 al Social Expo, durante il nostro quarto anno a Rondine".

Quali sono gli obiettivi e le motivazioni che hanno portato alla nascita del progetto?

"Sicuramente alla base del progetto c'è una forte motivazione personale, legata alle esperienze che abbiamo vissuto nei nostri territori di provenienza: Caraglio e e quello di Chiara, Dronero.

Abbiamo riscontrato una mancanza di collaborazione, dialogo e conoscenza tra le diverse generazioni, soprattutto rispetto alla capacità di riconoscere e comprendere i bisogni reciproci. Durante il nostro quarto anno a Rondine, però, abbiamo avuto la possibilità di sperimentare direttamente i benefici di un incontro autentico tra generazioni. In particolare, abbiamo vissuto uno scambio significativo con i nostri insegnanti, perché uno degli obiettivi del percorso era proprio quello di riportare l'attenzione sulla relazione tra studente e insegnante.

Abbiamo potuto vedere concretamente quanto questo tipo di relazione possa essere arricchente e, una volta tornate nei nostri territori, abbiamo sentito ancora di più la mancanza di occasioni simili nelle nostre comunità. Da qui è nata la volontà di riportare nei nostri territori ciò che avevamo vissuto in prima persona, creando occasioni di incontro e confronto tra generazioni.

Il nostro obiettivo più ampio è quello di contribuire alla costruzione di comunità più coese, nelle quali sia possibile praticare la fiducia e riconoscerla come un ingrediente fondamentale per immaginare e costruire un futuro insieme. Crediamo infatti che, per poter trasformare la società e le nostre comunità, sia necessario partire proprio dalle relazioni, dalla capacità di ascoltarsi e di riconoscersi reciprocamente".

Un primo bilancio rispetto alle attività che avete già realizzato (in termini di coinvolgimento di pubblico, condivisione)?

"Rispetto alle tre edizioni del Concedere Fest che abbiamo realizzato, possiamo sicuramente dirci soddisfatte. Abbiamo visto persone mettersi in gioco, aprirsi e creare occasioni di scambio anche nell'arco di un'unica giornata. Si è sviluppata una possibilità concreta di conoscersi, anche attraverso piccoli gesti e momenti di condivisione quotidiana, come il ritrovarsi a tavola durante i pasti.

Un aspetto che ci ha fatto particolarmente piacere è stato vedere alcune persone tornare a partecipare nelle diverse edizioni. Questo ci ha permesso di costruire un percorso che si è sviluppato nel tempo, con un filo conduttore che ha legato le tre esperienze. Ogni edizione, infatti, ha ripreso e approfondito i temi affrontati in quella precedente, creando una sorta di crescendo.

Siamo partite, nella prima edizione, dal tema della fiducia, per poi passare alla responsabilità individuale e collettiva, un argomento che non avremmo potuto affrontare senza aver prima lavorato sulla fiducia, sullo scambio e sulla comunicazione non violenta tra le generazioni. Nell'ultima edizione, quella del 2026, abbiamo invece posto l'accento sul tema dell'accoglienza.

Abbiamo voluto intendere l'accoglienza come una pratica da portare all'interno delle nostre comunità, partendo dalla sfera personale e arrivando a quella sociale: da un lato, il rapporto con l'altro e, dall'altro, il rapporto con la comunità nel suo insieme.

C'è però un aspetto su cui torniamo a riflettere dopo ogni edizione: la volontà di raggiungere un pubblico sempre più ampio, che non sia composto esclusivamente da persone già sensibili ai temi della partecipazione sociale e del dialogo tra generazioni. Ci piacerebbe riuscire a coinvolgere anche chi solitamente non partecipa a queste iniziative o non presta particolare attenzione alle relazioni tra le diverse generazioni. Crediamo che raggiungere proprio queste persone rappresenti una delle sfide più importanti per il futuro del progetto".

Quali sono i prossimi obiettivi?

"Abbiamo diverse idee per il futuro del progetto. Il primo passo sarà sicuramente quello di coinvolgere nuove persone che abbiano voglia di unirsi a noi e diventare nuovi compagni di avventura, contribuendo anche alla parte organizzativa.

Ci siamo rese conto di aver bisogno di una mano e crediamo che sia importante non tenere il progetto soltanto per noi, ma aprirlo il più possibile ad altre persone. Ci piacerebbe proporre questa possibilità a chi ha già avuto modo di vivere il Concedere Fest in prima persona, a chi ne ha sentito parlare o semplicemente a chi condivide la nostra visione ed è disposto a mettersi in gioco.

Per quanto riguarda il progetto in sé, vorremmo fare in modo che non rimanga un appuntamento annuale, ma che possa diventare un vero e proprio percorso continuativo. In particolare, abbiamo pensato di portarlo nelle scuole, partendo dalla relazione tra studenti e insegnanti e lavorando per promuovere un dialogo e una comunicazione più autentici tra queste generazioni.

L'idea sarebbe quella di avviare questo percorso già dal prossimo anno, compatibilmente con i tempi e con le possibilità organizzative, utilizzando proprio l'evento annuale del Concedere Fest come punto di partenza.

Un altro progetto a cui stiamo lavorando, già dallo scorso anno, insieme ad altri ragazzi che portano avanti iniziative sul territorio, è la creazione di un'associazione. Questa ci permetterebbe di sostenere e promuovere i progetti dei giovani, offrendo loro un supporto concreto e la possibilità di accedere a finanziamenti. Attualmente, infatti, non essendo un'associazione, abbiamo difficoltà a partecipare a molti bandi e a richiedere fondi.

È un processo lungo, ma siamo felici di averlo intrapreso. Nessuna di noi conosceva bene questo mondo all'inizio, ma fortunatamente abbiamo incontrato persone collaborative e disponibili ad accompagnarci. Ora vedremo dove ci porterà questo percorso e speriamo di riuscire a trasformare le idee che abbiamo in progetti concreti".