Politica - 30 ottobre 2026, 11:07

Alba ricorda Giovanni Bressano, il sindaco Gatto: “Ha dedicato la vita alla città, senza mai smettere di occuparsene”

Il primo cittadino ha reso omaggio in Consiglio comunale allo storico presidente della Famija Albèisa, ricordato anche da esponenti di maggioranza e opposizione. Dal recupero di San Domenico ai rapporti con Böblingen, il contributo di una figura centrale nella vita culturale cittadina.

Giovanni Bressano con la moglie Pia Cavallo

Non aveva mai ricoperto incarichi amministrativi, ma per oltre mezzo secolo aveva partecipato alla vita di Alba con un'attenzione che non si era affievolita neppure negli ultimi anni. Giovanni Bressano, storico presidente della Famija Albèisa, aveva fatto della difesa delle tradizioni e della valorizzazione del patrimonio cittadino un impegno costante, accompagnato da un carattere schietto e dalla disponibilità a intervenire anche sulle questioni più controverse. A ricordarlo, nella seduta del Consiglio comunale di giovedì 29 ottobre, è stato il sindaco Alberto Gatto, con un intervento al quale si sono aggiunti quelli di alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione. Un omaggio che ha attraversato gli schieramenti politici, riconoscendo il ruolo svolto da Bressano nella vita culturale, associativa e civile della città.

Il primo cittadino ha voluto dedicargli un momento ufficiale nell'assemblea, pochi giorni dopo le esequie celebrate martedì pomeriggio in Duomo. Nel suo ricordo ha ripercorso le iniziative promosse da Bressano, i progetti di recupero del patrimonio storico e le manifestazioni capaci di portare il nome di Alba oltre i confini nazionali, soffermandosi anche sugli incontri personali avuti con lui negli ultimi due anni.

Nato il 17 agosto 1928 a Greve in Chianti, in Toscana, Bressano era figlio di Giuseppe Bressano, originario di Alba e storico direttore dell'azienda agricola di Fontanafredda, temporaneamente impegnato per lavoro nella regione. Nel 1931 la famiglia era tornata ad Alba, dove Giovanni era cresciuto e aveva costruito il proprio rapporto con la città. Delle origini toscane aveva conservato soprattutto il carattere diretto e la passione per la Fiorentina, squadra alla quale era rimasto legato fino agli ultimi giorni, tanto da essere ricordato spesso con la sciarpa viola.

La sua storia si è intrecciata profondamente con quella della Famija Albèisa, associazione fondata nel 1955, che proprio lo scorso anno aveva celebrato il settantesimo anniversario della nascita anche alla sua presenza. Entrato nel sodalizio fin dai primi anni, Bressano ne era diventato presidente, mantenendo l'incarico per circa 36 anni. Una lunga esperienza durante la quale l'attività associativa aveva assunto un ruolo importante non soltanto nella conservazione delle tradizioni locali, ma anche nella promozione culturale e nella valorizzazione del patrimonio cittadino.

Tra i risultati più significativi, Gatto ha ricordato il recupero della chiesa di San Domenico, uno degli edifici storici più importanti di Alba, alla cui restituzione alla città Bressano aveva contribuito attraverso l'impegno della Famija Albèisa. Accanto a questo, il sindaco ha richiamato il restauro della sede dell'associazione in via Pietrino Belli, immobile di proprietà comunale affidato in gestione al sodalizio, che aveva richiesto interventi di recupero e allestimento.

Il ricordo ha riguardato anche il Carnevale benefico, una delle iniziative più riconoscibili della Famija Albèisa, capace di portare momenti di allegria nelle case di riposo e negli ambienti frequentati dalle persone più fragili. Gatto si è soffermato in particolare su una tradizione che continua ancora oggi: l'interrogatorio rivolto al sindaco dalle maschere cittadine, Lasagnun e Ciucia Barlet, proprio nella sala del Consiglio comunale. Un appuntamento nel quale l'ironia popolare diventa occasione per porre domande anche scomode all'amministrazione.

Secondo il sindaco, quello spirito rappresentava bene il carattere di Bressano: “Le domande sono sempre molto ficcanti e taglienti nei confronti dell'amministrazione e del sindaco. Credo che questo fosse proprio lo spirito di Bressano”. Una schiettezza che lo aveva accompagnato anche fuori dalle manifestazioni pubbliche, rendendolo un interlocutore attento e spesso critico sulle scelte che riguardavano Alba.

Un altro capitolo importante della sua attività è stato il rapporto con la città tedesca di Böblingen, rafforzato attraverso la manifestazione “Kulinarische Genüsse aus Alba”, ideata da Bressano per promuovere i prodotti enogastronomici del territorio. L'iniziativa, giunta quest'anno alla diciassettesima edizione, ha contribuito a consolidare nel tempo i rapporti tra le due comunità, trasformando gli appuntamenti gastronomici in occasioni di incontro e collaborazione.

Gatto ha sottolineato proprio questa dimensione, ricordando come l'iniziativa abbia favorito non soltanto la conoscenza dei prodotti albesi, ma anche la crescita delle relazioni istituzionali e personali tra le due città. Un impegno internazionale che aveva portato Bressano a ricevere la medaglia Staufer del Baden-Württemberg, riconoscimento legato al suo contributo ai rapporti di amicizia e cooperazione.

L'attività di Bressano non si era tuttavia esaurita con la conclusione della lunga presidenza della Famija Albèisa. Aveva continuato a seguire le trasformazioni della città, intervenendo sui progetti che riteneva importanti per il suo sviluppo. Il sindaco ha ricordato le sue posizioni sul Palazzo Mostre, che avrebbe voluto trasformare in un quartiere fieristico, e le battaglie sulle infrastrutture, dalla viabilità alla realizzazione del terzo ponte sul Tanaro. Questioni sulle quali Bressano non aveva mai rinunciato a esprimere le proprie convinzioni, anche quando risultavano critiche nei confronti delle amministrazioni.

Il ricordo istituzionale ha lasciato spazio anche a quello personale. Gatto ha raccontato di aver incontrato Bressano più volte negli ultimi due anni, recandosi nella sua abitazione per confrontarsi sulle questioni cittadine. “Non ho avuto la fortuna, come sindaco, di poter collaborare con lui, ma non sono mancati i momenti di confronto. Ogni tanto andavo a trovarlo a casa e, nonostante l'età e le difficoltà, era sempre attento e molto informato su tutto quello che accadeva in città”, ha ricordato.

Anche in quelle occasioni, ha aggiunto il primo cittadino, Bressano continuava a proporre idee, avanzare osservazioni e richiamare l'attenzione su ciò che considerava necessario per Alba. Un atteggiamento che Gatto ha interpretato come la dimostrazione di un legame mai venuto meno con la comunità.

Nel suo intervento, il sindaco ha ricordato anche il contributo di Bressano alla Giostra delle Cento Torri, di cui era stato presidente, e alla nascita del Gruppo Sbandieratori Città di Alba, istituito circa cinquant'anni fa. Esperienze che hanno contribuito a costruire alcune delle manifestazioni più riconoscibili della tradizione albese e a rafforzare l'identità culturale della città.

Un riferimento è stato rivolto anche alla moglie Pia Cavallo, scomparsa nel 2019, che a differenza del marito aveva ricoperto incarichi istituzionali, tra cui quello di assessora comunale. Una figura alla quale Bressano era rimasto profondamente legato e che aveva condiviso con lui una parte importante dell'impegno pubblico e del rapporto con Alba.

Gatto ha concluso richiamando il significato di una vita dedicata alla comunità, sottolineando come il contributo di Bressano avesse attraversato ambiti differenti, dalla cultura al turismo, dalle tradizioni popolari alle prospettive di sviluppo della città. “Credo che dobbiamo essergli tutti grati per quello che ha fatto e ricordarlo per ciò che ha dato alla nostra città”, ha affermato il sindaco.

d.v.