Agricoltura - 29 ottobre 2026, 16:35

Caro energia, dalle foreste del Piemonte un contributo per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili

Confagricoltura torna a ribadire le potenzialità e chiede di puntare sul Cluster Legno. In Granda una filiera di 743 imprese

Il rincaro del gasolio agricolo, l’aumento dei costi dei trasporti e dell’energia, che penalizzano le imprese agricole e numerose altre attività produttive, ripropongono il tema della dipendenza dell’economia italiana dai combustibili fossili. In questo quadro, anche il settore agricolo può offrire un contributo alla diversificazione delle fonti energetiche attraverso la gestione sostenibile delle foreste e la valorizzazione delle biomasse legnose. In Piemonte, dove il patrimonio boschivo si estende su circa un milione di ettari, esistono importanti opportunità per sviluppare filiere energetiche locali, soprattutto nelle aree interne e montane.

“L’agricoltura sta affrontando, insieme all’autotrasporto e ad altri comparti produttivi, le conseguenze dell’aumento dei costi dei carburanti e dell’energia – afferma Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Piemonte e Cuneo – ma può anche contribuire a ridurre la dipendenza complessiva dai combustibili fossili, valorizzando una risorsa rinnovabile che abbiamo già a disposizione. Il legno dei nostri boschi, utilizzato in modo sostenibile, può sostituire una parte dei combustibili impiegati per il riscaldamento, creando al tempo stesso opportunità economiche e occupazionali nei territori”.

Il Piemonte dispone di circa un milione di ettari di bosco, una superficie paragonabile a quella agricola coltivata regionale, ma utilizza soltanto una parte limitata dell’accrescimento annuo delle proprie foreste. In Europa viene utilizzato mediamente circa il 66% dell’accrescimento annuo della massa legnosa, mentre in Italia la quota rimane sotto il 30%. Per Confagricoltura Piemonte occorre promuovere una conduzione forestale attiva, attraverso piani di gestione e di taglio che programmino i prelievi in rapporto all’accrescimento dei boschi e alle esigenze di tutela ambientale. Recentemente, ad esempio, in occasione della presentazione del Dossier castanicoltura 2026, la Confagricoltura di Cuneo ha sottolineato come il prelievo attuale, pari a circa 380 ettari all’anno, corrisponde infatti ad appena il 2% della superficie a castagneto, cioè lo 0,2% annuo, a fronte di una ripresa potenziale teorica sostenibile del 2,3% annuo, equivalente a circa 5.000 ettari all’anno. Questi dati evidenziano un ampio margine di sviluppo della gestione forestale.

L’impiego delle biomasse locali può rappresentare una risposta concreta soprattutto per il riscaldamento di edifici pubblici, aziende agricole, attività produttive e comunità montane, attraverso impianti efficienti e reti di teleriscaldamento alimentate con legno proveniente da filiere sostenibili.

In Piemonte operano circa 460 imprese forestali e boschive, il 96% delle quali sono microimprese, per l’80% a carattere familiare. L’intera filiera legno-arredo genera un valore stimato di 1,2 miliardi di euro, ma deve confrontarsi con costi crescenti di energia, carburanti, manodopera e trasporti, oltre che con la concorrenza del materiale importato. Le difficoltà emergono anche dai dati della provincia di Cuneo, dove nel 2025 risultano attive 734 imprese della filiera, di cui 338 nella silvicoltura e 396 nell’industria del legno. Rispetto al 2010, la silvicoltura registra una crescita del 5%, mentre l’industria del legno ha perso il 35,3% delle imprese.

“Chiediamo alla Regione Piemonte di puntare con decisione sul Cluster Legno Piemonte – prosegue Allasia – sostenendone lo sviluppo e la capacità di mettere in rete proprietari forestali, imprese, trasformatori e istituzioni. È uno strumento fondamentale per rafforzare la filiera, recuperare capacità produttiva e competitività e sviluppare progetti concreti di valorizzazione della risorsa forestale, anche a fini energetici. Servono inoltre investimenti nella viabilità forestale, nella prima trasformazione e nelle infrastrutture, perché la frammentazione delle proprietà e gli elevati costi di esbosco penalizzano le nostre aziende”.

Un contributo alla valorizzazione della filiera arriva dalla certificazione. Il Piemonte conta 103.113,89 ettari di foreste certificate PEFC e ha registrato 70 nuove aziende certificate per la Catena di Custodia nel 2024 e altre 32 nel 2025. Anche la pioppicoltura, con 3.232,29 ettari, rappresenta una componente della disponibilità regionale di materia prima legnosa.

“La gestione attiva dei boschi – conclude Allasia – può contribuire alla sicurezza energetica, alla manutenzione del territorio e alla prevenzione dell’abbandono delle aree interne. Utilizzare il legno locale per riscaldare scuole, edifici pubblici e attività produttive significa trattenere valore economico nelle vallate, sostenere l’occupazione e ridurre il ricorso ai combustibili fossili. In una fase in cui l’aumento dei costi energetici pesa sull’intero sistema economico, anche questa risorsa merita maggiore attenzione nelle politiche energetiche e forestali della Regione”.