Il dormitorio invernale di Alba potrebbe aprire già giovedì sera, 29 ottobre, con oltre due settimane di anticipo rispetto alla data inizialmente prevista. A lavorare per rendere possibile la riapertura è la Caritas diocesana, che si è resa disponibile a mettere a disposizione un proprio operatore e quanto necessario per garantire il funzionamento temporaneo della struttura, in attesa dell'avvio della nuova gestione organizzata dal Comune.
La decisione nasce da una situazione che, con l'abbassamento delle temperature, sta diventando sempre più difficile per le persone costrette a trascorrere la notte all'aperto. A spiegarlo è don Domenico Degiorgis, direttore della Caritas diocesana, che richiama l'attenzione non soltanto sul freddo, ma anche sul crescente disagio tra quanti attendono una risposta.
"La Caritas ha scelto di aprire il dormitorio perché fa freddo e le persone non riescono più a resistere e c'è una pressione molto forte", spiega don Degiorgis. L'obiettivo è intervenire prima che la situazione diventi ancora più difficile, offrendo un riparo e contribuendo ad allentare le tensioni legate alla mancanza di soluzioni immediate.
L'apertura è prevista per giovedì, compatibilmente con il completamento degli ultimi passaggi organizzativi. "Giovedì sera dovremmo poter cominciare", riferisce il direttore della Caritas, precisando che sono in corso le verifiche necessarie per rendere utilizzabile la struttura.
Il servizio sarà ospitato negli spazi della Croce Rossa in via Ognissanti, già utilizzati per l'accoglienza invernale. La Caritas garantirà temporaneamente la presenza di un proprio operatore e provvederà a fornire i materiali ancora mancanti. Questa organizzazione dovrebbe rimanere in funzione fino al 15 novembre, quando è previsto l'avvio della gestione affidata a operatori professionali nell'ambito del servizio comunale.
L'anticipo risponde a una necessità concreta, senza modificare l'obiettivo di costruire soluzioni abitative più stabili. Don Degiorgis riconosce l'importanza del lavoro per favorire l'accesso alla casa, ma richiama la necessità di distinguere i tempi di questi percorsi da quelli dell'emergenza quotidiana. Una sistemazione autonoma richiede interventi e risorse che non possono produrre risultati immediati; chi oggi dorme all'aperto, invece, ha bisogno di un riparo adesso.
Per il direttore della Caritas, il punto di partenza deve essere la situazione effettiva delle persone, prima ancora dei modelli organizzativi individuati per affrontarla. Il rischio, altrimenti, è che le necessità concrete finiscano in secondo piano rispetto a una programmazione che non riesce a rispondere con sufficiente rapidità ai cambiamenti della realtà.
"Per noi le persone vengono prima", ribadisce don Degiorgis. Un principio che, nella scelta di anticipare l'apertura, si traduce nella disponibilità della Caritas ad assumersi direttamente una parte dell'impegno necessario per garantire il servizio.
La questione del dormitorio era stata affrontata nei giorni scorsi durante la terza commissione consiliare del Comune di Alba, nell'ambito dell'esame della decima variazione di bilancio. L'amministrazione aveva indicato come data presumibile di apertura il 15 novembre, illustrando un nuovo modello di gestione con operatori professionali presenti dalle 19 alle 8 del mattino e un costo complessivo stimato in 71mila euro fino al 15 aprile 2027.
La struttura potrà accogliere 15 persone in condizioni adeguate, fino a un massimo di 18 posti. Nel corso dell'inverno precedente erano state ospitate complessivamente 37 persone, grazie anche al contributo dei volontari, che continueranno ad avere un ruolo nell'accoglienza.
Durante la commissione, l'assessora alle Politiche sociali Donatella Croce aveva sottolineato la necessità di rafforzare soprattutto la seconda accoglienza, per accompagnare verso una sistemazione autonoma le persone che, pur avendo prospettive lavorative sul territorio, incontrano difficoltà nell'accesso al mercato degli affitti.
"Io continuo a sostenere che non dobbiamo lavorare per un secondo dormitorio, ma dobbiamo lavorare perché la seconda accoglienza sia sempre più la risposta per queste necessità", aveva spiegato l'assessora.
L'assessora aveva richiamato anche le difficoltà incontrate da chi cerca un'abitazione in affitto, soprattutto quando si tratta di cittadini stranieri o famiglie con bambini. "Perché trovare alloggi, voi lo sapete benissimo, andiamo nelle agenzie e la risposta è: no agli stranieri e no ai bambini", aveva osservato, sottolineando come la disponibilità di un reddito non sia sempre sufficiente per ottenere una sistemazione.
In questa direzione si inserisce il progetto di sei nuovi posti di seconda accoglienza in via Pola, attraverso il recupero di moduli abitativi, destinati a persone che necessitano di una soluzione intermedia prima di poter accedere a una casa autonoma.
Croce aveva inoltre chiarito che l'amministrazione non intende trasformare il dormitorio invernale in una struttura permanente. "Il nostro obiettivo non è quello di rendere strutturale il dormitorio", aveva precisato, distinguendo il carattere temporaneo del servizio dalla necessità di affrontare un problema abitativo che, invece, si ripresenta durante tutto l'anno.
È proprio nella differenza tra i tempi delle soluzioni abitative e quelli dell'emergenza immediata che si colloca la scelta della Caritas. L'obiettivo di accompagnare le persone verso l'autonomia non viene messo in discussione, ma il freddo e le condizioni di chi continua a dormire all'aperto richiedono, secondo don Degiorgis, una risposta che non possa essere rinviata.
Il direttore della Caritas richiama anche la necessità di considerare queste persone parte integrante della comunità albese, indipendentemente dalla loro condizione abitativa. La programmazione dei servizi, nella sua prospettiva, deve confrontarsi continuamente con i bisogni effettivi, senza chiedere alla realtà di adattarsi ai tempi e agli schemi stabiliti in precedenza.