Ci sono domeniche che ad Alba iniziano prima della sveglia. Oggi è una di quelle: domenica 4 ottobre, giorno del Palio degli Asini, la città ritrova il suo appuntamento più scanzonato, popolare e profondamente sentito.
Alle 10.30, in piazza Risorgimento, l’assegnazione degli asini ai nove borghi darà il primo vero scossone alla giornata. Poi l’attesa crescerà fino al pomeriggio: dalle 14 apriranno i cancelli dell’arena di piazza Senatore Osvaldo Cagnasso dove culminerà la sfilata e comincerà lo spettacolo del Palio.
La mattina del Palio ha un rumore tutto suo. È quello degli stivali sistemati in fretta, dei tamburi provati ancora una volta, delle chiarine, delle stoffe aggiustate all’ultimo minuto. Nei borghi si controlla ogni dettaglio, ci si aiuta con il trucco e con i costumi, si scherza per nascondere la tensione. Perché questa non è una domenica qualunque: è il giorno atteso per dodici mesi.
Più di mille figuranti attraverseranno il centro storico lungo corso Fratelli Bandiera e corso Matteotti, trasformando Alba in una scena medievale a cielo aperto. Dame, armati, musici, sbandieratori e popolani porteranno in strada mesi di prove, lavoro e passione, prima di entrare nel campo del Palio.
A difendere il successo conquistato nel 2025 sarà il Borgo dei Brichet. Tutti gli altri inseguiranno lo stesso sogno: chiudere la giornata con il drappo nella propria sede e aprire un anno intero di orgoglio, racconti e inevitabili sfottò.
Il Palio 2026 porta la firma di Riccardo Cordero, scultore albese di fama internazionale. Nel suo drappo la ricerca contemporanea incontra la storia della città: non un semplice premio, ma un’opera destinata a entrare nella memoria del borgo che riuscirà a conquistarla.
È proprio questo incontro fra linguaggi diversi a rendere il Palio ancora vivo. La tradizione non resta ferma: cambia voce, accoglie l’arte del presente e continua a parlare agli albesi, mentre la città si prepara al 2027 da Capitale italiana dell’arte contemporanea.
Poi, naturalmente, arriveranno gli asini. Il sorteggio integrale rimetterà tutto nelle mani del caso e del carattere dei veri protagonisti della corsa: imprevedibili, ostinati, poco inclini a rispettare strategie e pronostici. Due batterie e una finale basteranno per trasformare mesi di preparazione in pochi minuti di fiato sospeso.
Dietro quei minuti, però, c’è un lavoro enorme. C’è la Giostra delle Cento Torri, ci sono l’Ente Fiera, il Comune, i borghi, i tecnici e i volontari che preparano l’arena, organizzano il corteo e fanno in modo che la festa sia accogliente e rispettosa degli animali. Quest’anno una particolare attenzione è riservata anche all’accessibilità, perché il Palio appartiene davvero a tutta la città.
Le radici della sfida affondano nella leggenda del 1275, quando gli astesi corsero un palio lungo le mura di Alba e la risposta albese avrebbe scelto, per scherno, proprio gli asini. La forma moderna nacque nel 1932 dall’ironia di Pinot Gallizio, poi riprese vigore nel dopoguerra e dal 1967 si legò stabilmente alla Fiera del Tartufo.
Da allora sono cambiati i borghi, le piazze e le formule, ma non quello che conta: la voglia di ritrovarsi, indossare i propri smalti e rappresentare una parte di Alba davanti a tutta Alba. Il Palio è competizione, certo, ma prima ancora è appartenenza.
Per il sottoscritto, poter essere ancora una volta la voce ufficiale del Palio degli Asini è un privilegio difficile da spiegare. È una di quelle coccarde che non si appuntano soltanto sulla giacca: si portano dentro, insieme alla responsabilità di raccontare una festa che appartiene a generazioni di albesi.
Fra poche ore piazza Cagnasso avrà i colori delle bandiere, il suono dei tamburi e il brusio delle tribune. Qualcuno tornerà a casa con il drappo, qualcun altro con il Premio sfilata, tutti con una storia da ricordare fino all’autunno prossimo.
E allora basta con il conto alla rovescia. È tempo di scendere in strada, seguire il corteo e prendere posto attorno all’arena. Oggi Alba non deve scegliere soltanto un vincitore: deve riconoscersi, ancora una volta, nella sua festa più imprevedibile.
Buon Palio ai nove borghi, ai figuranti, ai volontari, agli organizzatori e a chi oggi guarderà Alba con occhi nuovi. E, come sempre, che vinca il migliore. Sempre che l’asino sia d’accordo.