Sanità - 03 ottobre 2026, 10:15

Demenze, custodire ciò che resta

Alla Casa della Comunità di Alba, un pomeriggio informativo dell’Asl Cn2 dedicato alle persone con demenza e a chi si prende cura di loro

Conoscere la demenza significa imparare a riconoscerla, affrontarla e, soprattutto, non lasciare sole le persone che ne sono colpite e le loro famiglie. È stato questo il filo conduttore del pomeriggio informativo organizzato dall’ASL CN2 alla Casa della Comunità di Alba, nell’ex ospedale San Lazzaro, in occasione del Mese Mondiale delle Demenze.
Dalle 14.00 alle 17.30 lo staff del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze ha incontrato cittadini, pazienti, familiari e caregiver per parlare di prevenzione, diagnosi, terapie e servizi disponibili sul territorio, ma anche per offrire uno spazio di ascolto e confronto su una malattia che coinvolge profondamente l’intero nucleo familiare.

Le demenze rappresentano infatti una delle principali sfide sanitarie e sociali del nostro tempo. Possono compromettere progressivamente memoria, capacità cognitive, autonomia e qualità della vita. Per questo riconoscere i primi segnali, sapere a chi rivolgersi e intervenire precocemente può fare una differenza importante.

Durante l’incontro è stata ribadita l’importanza della prevenzione, attraverso stili di vita sani, l’individuazione dei fattori di rischio e una corretta informazione della popolazione.

Quando nasce un sospetto, il primo riferimento resta il medico curante, che può indirizzare verso gli approfondimenti necessari. I test neuropsicologici, prenotabili attraverso il Cup, permettono di valutare memoria, attenzione e altre capacità cognitive. Da qui può partire la presa in carico da parte del Centro Disturbi Cognitivi e Demenze, con valutazioni specialistiche, esami diagnostici, terapie farmacologiche quando necessarie e successivi monitoraggi.
Ma la cura non si esaurisce nel farmaco.
Su questo si concentra il progetto sperimentale del CDCD, che propone gratuitamente percorsi psicoeducativi e psicosociali nei poli di Verduno, Alba e Bra. Accanto alle terapie trovano spazio la stimolazione cognitiva, la reminiscenza, il supporto psicologico, l’attività motoria adattata e gli interventi rivolti ai caregiver.
L’obiettivo è lavorare sulle capacità che restano, cercando di conservarle il più a lungo possibile.

Lo ha spiegato la psicologa e psicoterapeuta Marta Moschietto: “La demenza è una malattia neurodegenerativa: quando si scende un gradino non si torna indietro. Il lavoro deve quindi concentrarsi sulle abilità che restano, cercando di allungare il più possibile il decorso”.
Un percorso che coinvolge inevitabilmente anche la famiglia. “Prima i caregiver riescono ad accettare ciò che sta accadendo - ha sottolineato la neuropsicologa Raffaella Riccardo  - prima possono diventare un sostegno efficace per la persona malata”.

Proprio i caregiver sono una delle figure centrali del progetto. Durante le attività di stimolazione cognitiva rivolte ai pazienti, i familiari possono incontrarsi in un altro spazio, confrontarsi e partecipare a momenti guidati da una neuropsicologa. Un’occasione per condividere problemi concreti, paure e stanchezza, ma anche per concedersi quella che durante l’incontro è stata definita una vera e propria “pausa mentale”.

“Ci auguriamo che questo progetto possa dare avvio a percorsi capaci di continuare nel tempo e di fare rete tra loro - la neurologa Eleonora Destefanis - per non lasciare soli né il paziente né la famiglia”.

Lo staff ha ricordato come la Regione Piemonte abbia scelto di investire anche sugli interventi che vanno oltre l’approccio farmacologico, attraverso protocolli che comprendono riabilitazione cognitiva individuale, sostegno psicologico e gruppi di stimolazione cognitiva.
La fisioterapista Francesca Blancato ha sottolineato il ruolo importante affidato al movimento: "Ad Alba e Bra vengono organizzate una volta alla settimana attività motorie di gruppo, rivolte soprattutto alle persone nelle fasi lievi o moderate della malattia e comunque adattate alle capacità di ciascun partecipante".
Sono stati spiegati alcuni esercizi che uniscono movimento e stimolazione cognitiva, attraverso attività “dual task” che richiedono di svolgere contemporaneamente un compito motorio e uno mentale.
L’obiettivo è sostenere il più possibile l’autonomia nelle attività quotidiane e mantenere attive le capacità ancora presenti.

Nel corso del pomeriggio, i presenti hanno assistito a una dimostrazione pratica di esercizi di stimolazione cognitiva: alcuni di essi possono inoltre essere svolti a domicilio attraverso una piattaforma digitale che, nell’ambito del percorso del CDCD, può essere messa temporaneamente a disposizione dei pazienti.

Fondamentale resta infine la continuità assistenziale: dal mantenimento dell’autonomia a casa alla rete dei servizi sanitari e sociali, fino al sostegno di chi quotidianamente si prende cura della persona malata.
La segreteria del Centro della Memoria rappresenta anche un punto di riferimento diretto per i caregiver, che possono rivolgersi al servizio per domande e dubbi, dalla gestione delle terapie farmacologiche ai momenti più complessi della quotidianità.

Il Centro della Memoria è raggiungibile al numero 0172 1402204.

Parlare di demenza significa certamente parlare di una malattia che sottrae progressivamente ricordi e autonomie. Ma significa anche parlare di ciò che può ancora essere custodito: capacità, relazioni, movimento, socialità e dignità.
Ed è forse questo il messaggio più importante emerso dal pomeriggio dell’ASL CN2: quando non è possibile fermare la malattia, è ancora possibile accompagnare la persona. E fare in modo che, lungo quel percorso, nessuno debba sentirsi solo.

Gabriella Fazio