La produzione industriale in provincia di Cuneo nel II trimestre 2026 ha registrato una variazione positiva del 5,2% rispetto all’analogo periodo del 2025, risultato molto più alto rispetto al dato regionale (+2,8%). Quello cuneese è decisamente un buon risultato che mostra come le imprese del territorio, in una situazione estremamente complessa e segnata da una significativa instabilità economica con prezzi oscillanti, a causa del protrarsi dell’invasione russo-ucraina e del rilevante impatto sulle economie e sui commerci mondiali del più recente conflitto in Medio Oriente, hanno saputo reagire fornendo risposte concrete.
Il risultato emerge dalla 219ª “Indagine congiunturale sull’industria manifatturiera” realizzata da Unioncamere Piemonte in collaborazione con gli Uffici studi delle Camere di commercio provinciali nei mesi di luglio e agosto 2026 con riferimento ai dati del periodo aprile-giugno 2026. La ricerca ha coinvolto 1.711 imprese industriali piemontesi, di cui 258 cuneesi che vantano 12.342 addetti e un valore di circa 4,5 miliardi di euro di fatturato.
PROVINCIA DI CUNEO: II trimestre 2026 in sintesi
Indicatore | Variazione % II trim 2026/II trim 2025
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Produzione industriale | +5,2% |
Ordinativi interni | +5,6% |
Ordinativi esteri | +0,8% |
Fatturato totale | -0,7% |
Fatturato estero | -0,5% |
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Grado di utilizzo degli impianti %* | 65,40% |
Nel II trimestre dell’anno buona parte degli indicatori della provincia di Cuneo hanno registrato segnali positivi: gli ordinativi interni (+5,6%) sono stati accompagnati dagli ordinativi esteri (+0,8%); il fatturato complessivo ha segnato una flessione (-0,7%) accompagnato dalla componente estera (-0,5%), mentre il grado di utilizzo degli impianti si è attestato al 65,40%.
"I dati del secondo trimestre confermano la spinta del nostro manifatturiero, guidato dall'exploit delle piccole imprese e dall'ottima tenuta di comparti chiave come tessile, alimentare e metalmeccanica. Tuttavia, la flessione del fatturato e il quadro di incertezza globale impongono cautela per i prossimi mesi - afferma il Presidente della Camera di commercio di Cuneo Luca Crosetto - Per proteggere la nostra crescita in contesti così volatili, è fondamentale continuare a sostenere il tessuto produttivo cuneese, rafforzando la competitività sui mercati esteri e gli investimenti nell'innovazione industriale.”
A sostenere l’andamento complessivo della produzione industriale cuneese nel II trimestre 2026 è il comparto tessile-abbigliamento che ha registrato la crescita più significativa con un incremento dell’8,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta tuttavia di un settore che, pur mostrando la variazione più ampia, ha un peso relativamente contenuto sul totale della produzione manifatturiera provinciale. Seguono le industrie alimentari (+6,1%), le industrie metalmeccaniche (+5,8%) e le altre industrie manifatturiere (+2,6%).
Analizzando il profilo dimensionale del campione delle imprese intervistate si segnala una tendenza positiva per quasi tutte le tipologie di impresa, in particolare per quelle di piccole dimensioni (10-49 addetti) che registrano una variazione della produzione industriale, rispetto al II trimestre del 2025, pari a +13,0%.
Nel complesso, dall’indagine emerge un atteggiamento piuttosto prudente da parte delle imprese manifatturiere provinciali rispetto ai prossimi tre mesi. Solo un’impresa su sei si aspetta un possibile aumento della produzione, mentre una su tre prevede che i livelli possano ridursi. Le attese su fatturato e ordinativi mostrano una dinamica simile: la quota di imprese che prevede un peggioramento supera quella che si attende un miglioramento.
MONOGRAFICA
LE IMPRESE MANIFATTURIERE DELLA PROVINCIA DI CUNEO
INTERNAZIONALIZZAZIONE ED EXPORT IN CONTESTI AD ALTA VOLATILITÀ
Al campione, costituito da 258 imprese manifatturiere cuneesi, è stato chiesto di rispondere a una serie di domande relative all’internazionalizzazione e all’export in contesti ad alta volatilità.
Dall’analisi emerge che, nel complesso, la provincia di Cuneo riporta dati allineati rispetto alle altre province piemontesi e alla media regionale.
Due aziende su dieci rispondono di esportare attualmente una parte della loro produzione. Nonostante le recenti criticità globali (guerre, instabilità geopolitica, sanzioni), circa tre quarti delle intervistate sostengono di non aver avuto impatti di rilievo con il mantenimento stabile dei flussi export che non hanno impattato sui volumi e sulla mappa geografica delle esportazioni.
Il campione è concorde nel sostenere che i maggiori ostacoli esterni che penalizzano l’operatività dei canali export sono rappresentati dall’incremento, dall’incertezza e dalla volatilità dei costi della logistica e dei trasporti (61,6%) seguiti da barriere tariffarie, dazi doganali e sanzioni internazionali (31,0%).
Nei prossimi tre anni i Paesi esteri in cui le imprese campione intendono concentrare o riposizionare l’attività export risultano essere l’Unione Europea (81,7%) e l’area asiatica rappresentata da Cina, India e mercati del sud asiatico (26%).
La quasi totalità del campione intervistato (97,8%) afferma che, storicamente, la propria azienda ha mantenuto l’intera catena del valore in Italia, non delocalizzando.
Il 56,5% delle aziende che avevano delocalizzato all’estero, alla luce delle recenti interruzioni e fragilità delle catene globali, dichiara di aver attuato o avviato il rientro totale/parziale delle attività in Italia (reshoring) mentre il 40%, nonostante le criticità congiunturali, sostiene di volerle mantenere delocalizzate.
Le aree geografiche estere maggiormente interessate dal disinvestimento sono gli Altri Paesi europei e i Balcani, seguiti da Cina e altri mercati del continente asiatico.
Per l’82,5% degli intervistati la riduzione dei tempi di consegna e il miglioramento della reattività logistica sono i fattori strategici ed economici determinanti che incidono maggiormente nel riportare la produzione in Italia o in zone limitrofe.
A prescindere dalle scelte di reshoring, per far fronte alla frammentazione dei mercati globali il 38,6% delle imprese sta diversificando i canali di approvvigionamento, mentre il 37,5% sta riducendo l’esposizione estera complessiva, con rifocalizzazione sul mercato interno.