Le minacce denunciate dal direttore della Caritas albese don Domenico Degiorgis hanno riportato al centro del dibattito il tema dei lavoratori stagionali, del caporalato e delle condizioni nelle quali una parte di loro vive durante i mesi di maggiore richiesta di manodopera, dalla raccolta della frutta alla vendemmia. Sul caso interviene anche Massimo Antoniotti, vicepresidente della Provincia di Cuneo, esprimendo solidarietà a Degiorgis e rivendicando il lavoro di sensibilizzazione già portato avanti sul territorio, ma riconoscendo allo stesso tempo che occorre preparare con maggiore anticipo la prossima stagione.
"Di fronte a una persona che riceve minacce la solidarietà non può mancare", afferma Antoniotti. Sul fenomeno dello sfruttamento, il vicepresidente richiama in particolare il percorso condotto in accordo col presidente Luca Robaldo insieme alla Prefettura sul cosiddetto "lavoro virtuoso", che ha coinvolto enti locali, Comuni, aziende agricole e operatori del settore.
"Il problema esiste. Il progetto che abbiamo portato avanti con la Prefettura ha contribuito ad aumentare l'attenzione sul tema. Abbiamo organizzato diverse presentazioni rivolte agli enti locali, ai Comuni, alle aziende agricole e agli addetti del settore, proprio per accrescere la sensibilizzazione".
Un percorso al quale si sono affiancati gli interventi della Regione Piemonte sul fronte dell'accoglienza. Antoniotti cita il finanziamento destinato ai moduli abitativi, una misura alla quale alcuni Comuni hanno aderito.
"La Regione ha fatto la propria parte finanziando queste unità abitative pensate per affrontare l'emergenza. Alcuni Comuni hanno partecipato al bando e installato strutture che definiamo comunemente container, ma che sono vere e proprie unità abitative, dotate di climatizzazione e servizi igienici".
Il nodo più difficile da affrontare resta però quello dei numeri concentrati in un arco temporale molto breve. In particolare quest'anno, osserva Antoniotti, la vendemmia si è sviluppata nell'arco di circa un mese, un mese e mezzo, facendo convergere sul territorio una quantità elevata di lavoratori stagionali.
"Quando un afflusso così consistente di persone si concentra in un solo mese, è evidente che diventa difficile riuscire a garantire una sistemazione a tutti. Questo è certamente uno dei problemi con cui dobbiamo confrontarci".
Antoniotti sottolinea come l'impegno sul tema sia proseguito attraverso numerosi momenti di confronto. "Sono stati organizzati decine di incontri dedicati alla sensibilizzazione. Da parte della Provincia ci sono state la massima attenzione, collaborazione e disponibilità. Naturalmente si può sempre fare meglio e credo che si debba cominciare già adesso a lavorare in vista del prossimo anno".
È proprio sul futuro che il vicepresidente provinciale concentra una parte significativa del ragionamento. Per Antoniotti una risposta efficace non può arrivare da un solo soggetto, ma richiede che anche le imprese agricole prestino particolare attenzione agli interlocutori ai quali affidano il reperimento della manodopera.
"Bisogna che tutti facciano la propria parte. Anche le aziende agricole, vitivinicole e corilicole devono prestare attenzione a chi si rivolgono, scegliendo soggetti affidabili. Se dispongono di una certificazione legata al lavoro virtuoso, tanto meglio; in alternativa è importante affidarsi ad aziende serie, delle quali si sappia che i dipendenti vengono sistemati in condizioni decorose".
Una distinzione che Antoniotti considera necessaria anche per evitare di generalizzare una situazione nella quale, accanto alle criticità, esistono realtà che negli anni hanno investito direttamente nell'accoglienza dei propri lavoratori.
"Conosco moltissime aziende che hanno affittato o acquistato cascine e alloggi più che decorosi per ospitare i dipendenti. È chiaro, però, che rimangono soggetti che non rispettano le regole o che effettivamente sfruttano questi lavoratori".
Il caso sollevato dalle parole di don Degiorgis diventa così, nella lettura del vicepresidente della Provincia, un ulteriore richiamo a preparare prima la prossima stagione. La sensibilizzazione avviata, gli interventi abitativi e le esperienze delle aziende che già garantiscono sistemazioni adeguate rappresentano una base dalla quale partire, ma non eliminano le criticità emerse ancora una volta nelle settimane della vendemmia.
"Si può sempre fare meglio. Per questo credo che occorra lavorare fin da ora in vista del prossimo anno, capire quali soluzioni mettere in campo e farlo con il contributo di tutti".














