Economia - 23 settembre 2026, 18:54

Agroalimentare ed etica del lavoro: a "Terra Madre" il convegno "Coltivare futuro" per il riscatto delle filiere

Promosso a Torino da Filiera Futura e Fondazione Crc, l'incontro ha messo al centro la dignità dei lavoratori e la sostenibilità economica contro ogni forma di sfruttamento

Il presidente di Filiera Futura e vicepresidente di Fondazione Crc Francesco Cappello

"Una filiera è sostenibile solo se lo è per tutti: per chi produce, per chi lavora, per le imprese e per i territori".

È questo il messaggio emerso dalla conferenza "Coltivare futuro - Lavoro, legalità e valore nelle filiere agroalimentari", organizzata e promossa da Filiera Futura e Fondazione Crc, in collaborazione con il partner tecnico Weco Impresa Sociale. L’evento si è tenuto oggi, mercoledì 23 settembre, a Torino, presso il Mercato del corso di Campagna Amica - Casa Coldiretti, nell'ambito di "Terra Madre – Salone del Gusto 2026".

La filiera agroalimentare italiana genera oltre 620 miliardi di euro (il 15% del Pil) e occupa quasi un milione di lavoratori. Tuttavia, le fragilità economiche e climatiche penalizzano le piccole aziende, favorendo l'infiltrazione dell'intermediazione illecita. Il giro d'affari delle agromafie ha raggiunto i 25,2 miliardi di euro nel 2025, mentre l'86% dei lavoratori agricoli sfruttati proviene da Paesi extra Ue.

Durante il convegno sono stati affrontati i temi della governance, delle trasformazioni demografiche e del ruolo delle fondazioni bancarie per contrastare il problema in modo strutturale.

I saluti istituzionali sono stati portati dal presidente di Filiera Futura e vicepresidente di Fondazione Crc Francesco Cappello, dalla presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini e dal direttore generale di Acri Giorgio Righetti. È stato inoltre letto un messaggio inviato dal presidente del Comitato Scientifico di Fondazione Osservatorio Agromafie, Gian Carlo Caselli: "Parlare di agricoltura significa parlare del cibo che arriva sulle nostre tavole, ma anche delle persone, dei territori e delle condizioni sociali ed economiche che rendono possibile quel cibo – ha scritto il procuratore Caselli –. Non può esserci vera qualità senza rispetto dei diritti; non può esserci sostenibilità senza giustizia. Le agromafie prosperano dove esistono fragilità, lavoro irregolare, opacità e disuguaglianze. 'Coltivare futuro' significa dunque assumere una responsabilità comune per la legalità e la dignità del lavoro".

La situazione nazionale è stata illustrata da Stefano Liberti, ricercatore della Fondazione Osservatorio Agromafie. Successivamente, nella tavola rotonda si sono confrontati il fondatore dell'Associazione NoCap Yvan Sagnet, la co-fondatrice di Weco Impresa Sociale Maria Cristina Galeasso, il capo area lavoro e relazioni sindacali di Coldiretti Romano Magrini e la referente comunicazione del progetto "Tft-Trasformare la fascia trasformata" Giada Drocker. Lo scenario futuro sui flussi migratori è stato tracciato da Maurizio Ambrosini, professore ordinario di sociologia presso l'Università degli Studi di Milano, mentre le conclusioni sono state tratte dal consigliere di Filiera Futura Roberto Moncalvo.

"Con questo convegno Filiera Futura ha voluto portare al centro del confronto la qualità e la dignità del lavoro – ha affermato il presidente Francesco Cappello –. L’incontro di Torino non rappresenta un punto di arrivo, ma l’avvio di un percorso per promuovere soluzioni condivise capaci di unire competitività delle imprese e tutela delle persone. L’innovazione deve essere anche sociale".

"Il caporalato è il sintomo di disfunzioni economiche e istituzionali – ha spiegato il ricercatore Stefano Liberti –. Quando la pressione sui costi si scarica sul lavoro, l'intermediazione illegale colma un vuoto. Contrastare il fenomeno richiede interventi sulle condizioni organizzative della filiera".

"Il progetto "Tft-Trasformare la fascia trasformata" a Marina di Acate, in Sicilia, ha agito su tre direttrici per risanare un territorio marginale – ha evidenziato Giada Drocker –. Abbiamo garantito dignità a oltre 50 famiglie e coinvolto 37 aziende agricole per promuovere la sostenibilità etica grazie alla fiducia costruita sul campo".

"Non basta denunciare, bisogna passare dalla protesta alla proposta – ha dichiarato il fondatore di NoCap Yvan Sagnet –. Lavoriamo su contratti regolari, alloggi e trasporti per creare filiere etiche con il contributo di tutti gli attori coinvolti".

"Il contrasto al caporalato deve essere senza sconti per tutelare le aziende sane – ha sottolineato il responsabile Coldiretti Romano Magrini –. Alla repressione serve affiancare la prevenzione, programmando gli ingressi della manodopera straniera e garantendo formazione, trasporti e alloggi adeguati".

"L'esperienza di "Accademia della Vigna" dimostra che è possibile unire le esigenze d'impresa alla dignità del lavoro – ha concluso la co-fondatrice di Weco Impresa Sociale Maria Cristina Galeasso –. I singoli progetti però non bastano: occorrono soluzioni di sistema per intervenire su alloggi, reclutamento e trasporti".

La presidente di Slow Food Italia Barbara Nappini