Attualità - 19 settembre 2026, 16:52

Pronto soccorso e rianimazione, il Nursind: "All'ospedale di Mondovì turni stremanti e colleghi allo stremo"

L'intervento del Nursind Cuneo, che evidenzia: "Così si mette a rischio la sicurezza"

Riceviamo e pubblichiamo l'intervento del segretario provinciale del Nursind Cuneo Davide Canetti sulla situazione rilevata all'ospedale di Mondovì

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Un sistema che sta in piedi solo ed esclusivamente grazie al sacrificio disperato dei singoli, ma che ormai ha passato il livello di guardia. 

All’ospedale di Mondovì, nei reparti chiave dell'emergenza come il DEA/Pronto Soccorso e la Rianimazione, la carenza di personale dell'ASL CN1 non è più un'emergenza congiunturale: è un fallimento strutturale che sta letteralmente spremendo gli infermieri di area critica.

Lavorare in Terapia Intensiva o in Pronto Soccorso richiede una preparazione maniacale, prontezza d'riflessi e una lucidità assoluta: ogni secondo e ogni dosaggio di farmaco possono fare la differenza tra la vita e la morte. Eppure, oggi a questi professionisti viene chiesto di operare in condizioni insostenibili, chiedendo loro di andare sistematicamente "oltre il limite".

Turni massacrati e riposi azzerati: la disponibilità usata come pezza d'appoggio

La realtà quotidiana parla di turni estenuanti di 12 ore, riprogrammazioni continue all'ultimo minuto e rientri forzati per coprire le scoperture d'organico. Il giorno di riposo, che per legge e per logica clinica dovrebbe servire a recuperare le energie, è diventato una chimera. 

Un giorno destinato alla famiglia o ai figli viene cancellato con una telefonata; un impegno personale viene spazzato via perché "manca copertura".

A questo si aggiunge la scure della reperibilità: chiamate continue a qualsiasi ora della notte, rientri multipli nello stesso turno di guardia, interruzioni sistematiche della vita privata. Di fatto, l'infermiere di area critica non stacca mai.

Di fronte alla falla dell'organico dell'ASL CN1, l'operatore dice ancora di sì per puro senso del dovere, per solidarietà verso i colleghi sommersi e per non abbandonare i pazienti. Ma questa dedizione viene puntualmente usata dalle dirigenze come ammortizzatore sociale per tamponare l'incapacità di garantire un numero adeguato di assunzioni.

Quando la stanchezza diventa un rischio per la sicurezza

Servono parole chiare: il riposo non è un premio, è un requisito di sicurezza. Un infermiere provato da turni doppi, notti spezzate e rientri continui non può garantire per sempre lo stesso standard di lucida precisione. Pretendere che il personale mantenga livelli di attenzione altissimi mentre accumula stanchezza cronica è un atteggiamento irresponsabile che scarica l'intero rischio clinico sulle spalle dei lavoratori.

La stanchezza non è mancanza di professionalità, è biologia umana. Chiedere di poter lavorare in condizioni umane e con organici dignitosi non è una pretesa, è il minimo sindacale.
Smettetela di chiamarli "eroi": servono assunzioni subito

La narrazione del personale "eroico" ha stufato. Dietro la divisa ci sono persone che hanno famiglie, figli e un corpo che chiede di fermarsi. Ridurre l'organizzazione di un ospedale pubblico alla conta dei sacrifici che gli infermieri sono disposti a fare per pietà verso i malati è una scelta politica e gestionale fallimentare.

L'ASL CN1 e le istituzioni regionali smettano di contare sul fatto che "tanto qualcuno rientrerà". La corda si è spezzata. Pretendere che gli infermieri dell'area critica di Mondovì continuino a fare i miracoli senza tutele significa smantellare la sanità pubblica dall'interno. Prendersi cura di chi cura è l'unico modo per garantire la salute dei cittadini: tutto il resto sono solo scuse per coprire la mancanza di personale.
 

redazione