Raccontare un territorio significa anche conservarne la memoria, attraverso volti, luoghi, gesti e storie che rischiano di scomparire con il passare del tempo. È questo il filo conduttore di «Quando a San Benedetto c'era la luna», la nuova uscita della collana "Piemontesi - Storie e memorie", firmata da Bruno Murialdo, artista e fotografo che da oltre cinquant’anni osserva e racconta il mondo attraverso il suo obiettivo.
Dalla Langa degli anni Settanta ai grandi reportage internazionali, dall’America Latina agli Stati Uniti, dalla Russia all’Africa, Murialdo ha costruito un archivio fotografico di straordinario valore documentario. Ma è soprattutto alla sua terra d’adozione, le Langhe, e alle profonde trasformazioni che l’hanno attraversata che ha dedicato uno sguardo particolarmente attento e sensibile. Un percorso che si intreccia con il giornalismo, il cinema, la televisione e la musica, e che lo ha portato a collaborare per oltre trent’anni con La Stampa e la Repubblica, oltre che con numerose testate internazionali.
L'INTERVISTA
Come nasce l'idea del libro e il suo suggestivo titolo "Quando a San Benedetto c'era la luna"?
"Questo libro nasce dal profondo amore che nutro per l’Alta Langa, una terra nella quale ogni luogo custodisce un ricordo e ogni ricordo si colora di poesia. Tra queste pagine ritornano il canto del gallo al mattino, le voci della campagna e le fisarmoniche che suonavano quando c’era la luna, ma anche quando la luna non c’era. I miei nonni alzavano spesso gli occhi al cielo e alla luna affidavano il ritmo delle loro giornate: il tempo della semina, quello del raccolto e, in fondo, anche quello della vita".
I racconti del libro e le sue meravigliose fotografie sono uno scrigno che custodisce preziosi ricordi di ieri per comprendere l'oggi. Cosa vuol dire per te essere un "langhetto" ai nostri tempi? Di quale importante eredità sei testimone?
"Non sono propriamente un langhetto, ma porto la Langa nelle mie radici: mio padre era langhetto, mentre mia madre era genovese. Ho trascorso parte della mia vita in Cile e, per questo, non posso definirmi fino in fondo un uomo di Langa. Sono, piuttosto, un innamorato dell’Alta Langa, della sua bellezza misteriosa e della sua magia. L’ho spesso definita una terra letteraria, perché i suoi paesaggi, i suoi silenzi e le sue storie invitano naturalmente a scrivere e a raccontare. E San Benedetto Belbo rappresenta, ai miei occhi, il luogo più affascinante e poetico di tutta questa Langa: un paese in cui la memoria sembra ancora camminare accanto alla vita".
Il libro, citando un capitolo, racconta "cose della vita": storie, personaggi e vicende che toccano il cuore ed emozionano il lettore. Ce n'è una a cui sei più legato? Quale Langa emerge dal libro?
"L’Hotel Savona, dove a quattordici anni lavoravo per guadagnare il denaro necessario agli studi. E poi Aldo Agnelli, al quale devo moltissimo: è stato il mio grande maestro, colui che mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi diversi. Tra i ricordi più vivi c’è anche la corriera della fabbrica di cioccolato. A Niella Belbo mio zio la chiamava “la lucciola”: la vedeva partire nella notte, tutta illuminata, mentre saliva e scendeva lungo le colline. Da lontano sembrava davvero una piccola luce errante nel buio della Langa, carica di persone, di speranze e di futuro".
Fotografare, dipingere e scrivere per Bruno Murialdo: ci sono similitudini? Che scrittore sei?
"Fotografia, pittura e scrittura sono, per me, espressioni di un’unica anima. Da tutte e tre traggo ispirazione: la scrittura mi rasserena e mi aiuta a trasformare la realtà in immaginazione, mentre le immagini e i colori danno forma alle emozioni. La nostra vita ha bisogno di storia e di poesia, perché senza memoria e senza sogni rischiamo di essere uomini vivi soltanto in apparenza".
C'è una dedica speciale per questo libro?
"A Silvia Muratore, mia preziosa assistente, con la quale ho condiviso venticinque anni di lavoro, di progetti, di fatiche e di soddisfazioni. La sua presenza discreta, la sua competenza e la sua instancabile disponibilità mi hanno accompagnato lungo un tratto importante della mia vita professionale e umana. Senza il suo sostegno, forse, non sarei riuscito a percorrere tutta questa strada e ad arrivare fino a questo libro. A lei va la mia gratitudine più sincera e profonda".