Sport - 04 settembre 2026, 11:02

PALLAVOLO / Due settimane di lavoro, Battocchio (Cuneo Volley): "Dovremo essere bravi a trasformare il gruppo in squadra"

Il tecnico biancoblù traccia un primo bilancio della preparazione: attenzione al lavoro fisico e alla costruzione dei sistemi di gioco, con l'obiettivo di definire progressivamente identità e automatismi del nuovo gruppo

Foto Danilo Ninotto

Prosegue la preparazione del Cuneo Volley in vista della nuova stagione. Dopo le prime due settimane di lavoro, il gruppo sta completando progressivamente il proprio organico, in attesa dell'inserimento dei giocatori ancora assenti.

Una fase iniziale dedicata principalmente alla costruzione delle basi fisiche e tecniche del nuovo gruppo, con la contemporanea necessità di prendere confidenza con la nuova palestra. Coach Matteo Battocchio traccia un primo bilancio del lavoro svolto.

«Con alcuni giocatori importanti che mancano, non è così semplice creare già un'identità di squadra, intesa come il modo in cui giocheremo. Possiamo però costruire qualcosa che permetta a chi arriverà di inserirsi subito e di mettere a disposizione del gruppo le proprie caratteristiche».

La priorità di queste prime settimane è il lavoro fisico, accompagnato dalla definizione dei primi riferimenti tecnici e comportamentali.

«Stiamo lavorando molto dal punto di vista fisico, che in questo momento è la priorità, ma stiamo anche costruendo dei capisaldi molto chiari su quello che dovrà essere il nostro gioco e sul nostro modo di stare in palestra. È un gruppo molto buono: c'è una disponibilità al lavoro molto grande, un'attenzione molto alta, una grande voglia di giocare, di fare e di essere protagonisti. C'è fame, che è una componente fondamentale. Dovremo essere bravi a trasformare questo gruppo in una squadra. Ad oggi, situazioni logistiche a parte, sono molto contento».

LA COSTRUZIONE DEL GRUPPO

La conoscenza reciproca e la costruzione delle relazioni rappresentano un passaggio centrale nel percorso di una squadra rinnovata.

«Credo che sia fondamentale. Non a caso abbiamo un cartellone appeso in palestra che dice sostanzialmente che la comprensione dell'altro equivale a spostare il proprio limite verso la vittoria».

«In una squadra tu dipendi dall'altro e l'altro dipende da te. Quando riesci ad avere una strada, un obiettivo comune che possa soddisfare i "perché" di ciascuno di noi, trovi un sentiero importante e automaticamente motivante per tutti».

Per Battocchio, la costruzione della squadra passa dalla capacità di comprendere e responsabilizzarsi reciprocamente.

«Questa cosa si costruisce con le relazioni, l'accettazione dell'altro, dei suoi limiti e dei suoi difetti. Comprendere è diverso da condividere. Significa anche responsabilità, perché come io devo comprendere l'altro, l'altro deve comprendere me. Questo permette di creare quella rete di relazioni interpersonali che rende più semplice, più agevole e più lineare la costruzione della squadra».

[Foto Valerio Giraudo]

IL LAVORO TECNICO

Parallelamente alla preparazione atletica, la squadra ha iniziato a lavorare sui principali sistemi di gioco. In questa prima fase particolare attenzione è stata dedicata a ricezione, copertura e ricostruzione della palla alta, per poi aumentare progressivamente il lavoro sul cambio palla.

«Stiamo aumentando il numero di salti e il numero di colpi sopra la spalla per ogni seduta e stiamo lavorando tantissimo. Stiamo lavorando sulla ricezione, che per me è un cavallo di battaglia, sui sistemi di ricezione, sulla copertura e sulla ricostruzione della palla alta».

«Dalla seconda settimana abbiamo iniziato a insistere un po' di più sulla costruzione del nostro cambio palla, quindi sul rapporto palleggiatore-attaccante e sul sistema di gioco nelle varie situazioni che il gioco presenta».

L'obiettivo iniziale è definire un'identità di gioco propria, sulla quale costruire successivamente gli adattamenti richiesti dai diversi avversari.

«In questo momento l'attenzione massima è sui nostri sistemi di gioco, cioè su come giochiamo noi, indipendentemente dall'avversario. La domanda è: che cosa vogliamo dal nostro gioco? Dobbiamo cercare di esaltare i nostri pregi, perché abbiamo diverse caratteristiche positive che dobbiamo essere in grado di valorizzare».

[Foto Beatrice Bessone]

ESPERIENZA E RESPONSABILITÀ

Il roster presenta giocatori con esperienze differenti, con una componente importante di atleti alla prima esperienza o con un numero limitato di campionati di SuperLega alle spalle. Un aspetto che il tecnico non intende trasformare in un limite.

«La cosa principale è non focalizzarsi tanto sul limite. Abbiamo un limite importante, che è il numero di campionati di SuperLega giocati da alcuni dei nostri giocatori. Ma dobbiamo cercare di non metterci questi limiti. Pensiamo a come giochiamo a pallavolo. Punto».

L'attenzione viene quindi posta sulla responsabilità individuale e sulla capacità di valorizzare le qualità del roster.

«La cosa su cui stiamo cercando di mettere l'attenzione non è l'esperienza, non è l'età, ma è la responsabilità e il giocare a pallavolo. Che tu abbia 16 anni o un'altra età, se sai fare determinate cose, dobbiamo cercare di farle il più delle volte possibile».

Un approccio orientato alle risorse disponibili e alla capacità del gruppo di esprimere il proprio potenziale.

«Vogliamo fortemente essere propositivi, cioè ragionare su "che cosa possiamo fare?", non tanto su "che cosa ci manca?", ma su "che cosa possiamo fare con quello che abbiamo?". E penso che quello che abbiamo sia sufficiente per divertirci».

[Foto Valerio Giraudo]

LA PROGRESSIVA CRESCITA DEI CARICHI

La preparazione procede secondo una progressione programmata dei carichi. Dopo un primo periodo caratterizzato da volumi contenuti, il lavoro sta aumentando gradualmente, mantenendo elevata l'intensità dello stimolo allenante.

«I ragazzi sono arrivati in condizioni ottime praticamente tutti. Però l'adattamento al lavoro di salti e al tempo di recupero è importante. Passare da tre o quattro sedute di pesi alla settimana a una seduta al giorno di pallavolo, dove comunque fai salti e colpi e vengono sollecitati addominali, ginocchia, schiena e così via, ha un impatto importante».

«Cerchiamo di tenere un'intensità molto alta, perché altrimenti lo stimolo non è allenante. Quello che cambia è il volume, che inizialmente era basso e ora sta salendo. Siamo già arrivati alle nostre due ore e mezza di allenamento e chiaramente la stanchezza si fa sentire, ed è normale».

Il lavoro proseguirà nelle prossime settimane con l'inserimento progressivo dei giocatori ancora assenti e con l'obiettivo di consolidare i sistemi di gioco e trasformare il gruppo in una squadra sempre più strutturata.

«C'è una struttura di crescita della richiesta di volume, della durata e dell'intensità che è chiaramente in crescendo, proprio perché bisogna dare modo al corpo di adattarsi ai carichi».

I cuneesi continueranno dunque il proprio percorso di preparazione con un lavoro progressivo finalizzato a costruire identità, condizione fisica e sistemi di gioco in vista dell'inizio della stagione.