Agricoltura - 01 settembre 2026, 17:14

Ortofrutta, la denuncia di Cia Cuneo: "Annata di buona qualità, ma prezzi insufficienti e mercati congestionati. Il clima estremo penalizza le rese"

Alla vigilia della Mostra di San Rocco Castagnaretta il responsabile tecnico Maurizio Ribotta traccia il bilancio: pesano il gran caldo, la cimice asiatica e la crisi dei mercati

«L'annata ortofrutticola che si avvia alla conclusione, in provincia di Cuneo è stata generalmente buona, in alcuni casi anche eccezionale, ma sul fronte dei mercati e dei prezzi emergono elementi di forte preoccupazione, che non possono più essere sottovalutati».

Così Maurizio Ribotta (foto), responsabile provinciale del Settore tecnico e tecnici in campo di Cia Agricoltori italiani di Cuneo, alla vigilia della 97ª Mostra regionale ortofrutticola di Cuneo, in programma dall'11 al 13 settembre in località San Rocco Castagnaretta.

«Abbiamo avuto un'annata molto calda – spiega Ribotta -, ma le abbondanti nevicate dell'inverno ci hanno permesso di mantenere fino ad oggi buone riserve idriche. Bene o male, abbiamo avuto l'acqua necessaria e siamo riusciti a irrigare adeguatamente. Dal punto di vista qualitativo, quindi, il bilancio è sicuramente positivo».

La raccolta delle produzioni estive è in fase conclusiva, mentre è in corso quella delle mele: «Le pesche e le altre produzioni estive, così come i mirtilli, hanno espresso una qualità molto buona. Il problema riguarda invece i mercati, con una contrazione accompagnata da una riduzione dei prezzi. Questi ultimi hanno mantenuto standard mediamente buoni per un prodotto di fascia qualitativa molto alta, mentre per il prodotto destinato alla trasformazione industriale i prezzi sono stati molto bassi».

Secondo Ribotta, a pesare è stato soprattutto «un mercato congestionato da stock di magazzino, in particolare nelle industrie, dove c'erano ancora prodotti e polpe dello scorso anno. Una situazione dovuta anche alla generale crisi dei consumi che stiamo vivendo su diversi fronti. L'industria ha comprato poco, contribuendo a determinare prezzi bassi».

Una realtà che preoccupa il settore, anche alla luce dell'aumento dei costi di produzione: «I costi sono sempre più alti. Dopo il Covid hanno avuto un'ulteriore impennata: carburanti, energia e mezzi tecnici, quindi fitofarmaci e fertilizzanti. Possiamo ipotizzare un aumento dei costi di almeno il 30 per cento. Prezzi bassi e costi alti, una tempesta perfetta».

Sul piano quantitativo, aggiunge Ribotta, «non abbiamo produzioni esorbitanti, facciamo fatica a raggiungere determinati quantitativi, soprattutto a causa di un clima sempre più estremo, che produce effetti non soltanto più tropicali, ma in parte desertici. Le piante che non possono essere messe all'ombra, arrivano fino a un certo punto e poi non ce la fanno più a produrre».

«Più che la siccità – osserva Ribotta - ha pesato il caldo. La siccità siamo riusciti abbastanza a gestirla, nei settori dove era possibile, attraverso l'irrigazione. Il caldo, invece, ha inciso, insieme a quello che possiamo definire un eccesso radiativo. Abbiamo una luce molto forte e, a mio avviso, sulle piante qualcosa succede, perché la pianta non si può mettere la crema solare».

Effetti che si sono fatti sentire anche sulle produzioni: «Dal punto di vista qualitativo, le pesche sono eccezionali e la qualità generale è buona. Dal punto di vista quantitativo, però, anche sulle mele abbiamo notato che il gran caldo tra maggio e giugno sembrerebbe aver un po' bloccato la crescita. Le mele potrebbero quindi avere un calibro più piccolo. In generale, le rese per ettaro dei frutteti non sono così alte».

A preoccupare è infine la crescente difficoltà nel gestire la difesa delle colture: «Abbiamo una sempre maggiore difficoltà nel gestire i parassiti, soprattutto in annate come questa, caratterizzate da un aumento importante di alcuni insetti. La cimice asiatica, ad esempio, quest'anno è tornata fortemente alla ribalta e le soluzioni che si erano trovate, oggi non bastano più, gli strumenti che abbiamo a disposizione non sono sufficienti. Siamo d'accordo sulla necessità di un'agricoltura sostenibile e di politiche ambientali che vadano in questa direzione – conclude Ribotta –, ma non dobbiamo arrivare all'estremo, perché poi diventa impossibile difendere le colture».

C. S.