Il lupo non è più un problema circoscritto alle montagne e agli animali al pascolo. Nei giorni scorsi, nell'areale di pianura del Morozzese, un vitello è stato predato all'interno di una stalla. Un episodio particolarmente grave, che si inserisce in un quadro di crescente preoccupazione per i sempre più frequenti avvistamenti del predatore nelle campagne della zona. Il fatto che un lupo si sia spinto fin dentro una stalla rappresenta un ulteriore salto di livello rispetto alle predazioni registrate in alpeggio e nelle aree montane.
I dati regionali confermano la gravità di un fenomeno che continua a pesare sugli allevamenti. Nel 2025 i Servizi veterinari hanno registrato sul sistema informativo regionale 498 eventi di predazione, con 1.631 capi coinvolti: 1.069 morti, 68 feriti e 494 dispersi. Nel 2024 gli episodi erano stati 534, per un totale di 1.894 animali coinvolti. A fronte di una diminuzione degli attacchi, il numero dei capi morti è calato appena del 2%, passando da 1.092 a 1.069. Un dato che conferma la crescente letalità delle predazioni, all'interno di un andamento complessivamente in aumento dal 2021.
"La predazione avvenuta in stalla dimostra quanto la situazione sia cambiata. Non parliamo più di animali attaccati durante il pascolo in montagna, ma di un vitello appena nato predato all'interno di un allevamento di pianura – dichiara Bruno Bertola, presidente della Sezione Coldiretti di Morozzo –. Nella pianura tra Mondovì, Cuneo e Fossano gli avvistamenti sono sempre più numerosi e la preoccupazione degli allevatori è forte. Non possiamo abituarci a convivere con episodi di questo genere, né lasciare sole le aziende di fronte a un fenomeno che sta assumendo dimensioni sempre più difficili da controllare".
"Di fronte a una situazione simile dobbiamo porci una domanda molto chiara: dobbiamo aspettare che ci scappi il morto prima di fare qualcosa? – afferma Enrico Nada, presidente di Coldiretti Cuneo –. È necessario prendere atto della realtà. Quando un predatore entra in una stalla in pianura e gli avvistamenti diventano sempre più frequenti, significa che il problema ha superato ogni confine. La tutela delle persone, degli allevamenti e del lavoro agricolo deve tornare a essere una priorità".
"Non è più sufficiente limitarsi a monitorare il fenomeno e a risarcire, spesso con tempi lunghi, i danni subiti – conclude Francesco Goffredo, direttore di Coldiretti Cuneo –. Servono procedure rapide per intervenire sugli esemplari problematici, strumenti di prevenzione realmente applicabili e una gestione della popolazione dei lupi coerente con la situazione attuale. Gli allevatori non possono essere lasciati soli a sostenere i costi economici e sociali di una presenza ormai strutturale anche nei nostri territori".