Le Langhe, il Roero e il Monferrato sono la culla dei grandi vini che fanno del nostro territorio una capitale internazionale dell’enoturismo. Qui possono trovare le eccellenze che, come amava ricordare Luigi Veronelli, sono frutto del sole, della terra e del sudore di chi la lavora con grandi sacrifici.
Ma in queste prime settimane di vendemmia stiamo assistendo a sacrifici estremi: nei filari e nelle cantine i lavoratori perdono la vita o restano gravemente feriti durante il lavoro. E’ giusto, non solo doveroso, porre al centro dei nostri pensieri la certezza che non può esistere un lavoro che si paga con la propria vita.
In risposta a questi grammatici fatti le istituzioni si stanno mobilitando nei rispettivi ambiti di competenza. Anche il Sindacato deve fare sentire con forza la sua voce e ribadire che la vita umana è più importante di ogni raccolto, di ogni vendemmia, di ogni attività in cantina. La UILA Asti e Cuneo si pone al fianco di tutti i lavoratori impegnati in questa vendemmia per ribadire con la massima forza che la sicurezza del lavoro in agricoltura deve essere obiettivo primario di ogni rivendicazione, diritto non sindacabile, elemento ineludibile da condividere con tutti i lavoratori.
Vogliamo ricordare che UIL e UILA porta avanti da quattro anni il progetto “Zero morti sul lavoro” e che nel luglio scorso abbiamo ribadito – contestualmente alla presentazione del disciplinare per la qualificazione etico-legale nell’intera filiera vitivinicola – i contenuti del Protocollo d’intesa per la promozione del lavoro regolare, dell’abitare dignitoso e di trasporti sicuri per i lavoratori agricoli stagionali.
«Chiediamo con forza – dichiara il segretario generale di UILA Asti e Cuneo Alberto Battaglino – che siano presi provvedimenti idonei a garantire la sicurezza dei lavoratori impegnati in agricoltura. Nessuna vendemmia può valere una vita! Ben vengano le iniziative annunciate dalle istituzioni, ma bisogna che siano complementari a una formazione vera di chi andrà al lavoro. In questi giorni assistiamo a una vera e propria corsa contro il tempo determinata dalla crisi climatica che sta portando in vigna gli stagionali con grande anticipo. Ricordiamo inoltre che nei filari si parlano tante lingue diverse, ma spesso non si parla neanche una parola d’italiano. Come si può parlare di sicurezza effettiva in queste condizioni di stress, se non si fa prevenzione effettiva e formazione attraverso mediatori culturali? In questo percorso dobbiamo essere protagonisti insieme con gli Enti Bilaterali e con i Consorzi di produzione e attivarci affinché il Protocollo Langhe possa essere condiviso anche nel territorio astigiano in quando strumento moderno e articolato a garanzia della legalità e sicurezza del lavoro dei lavoratori stagionali in agricoltura».