"La mappatura Uncem non è un gioco o un diversivo. È un atto politico".
Così il presidente nazionale, Marco Bussone e il presidente regionale, Roberto Colombero replicano alla protesta dei sindaci dei piccoli comuni come Monterosso Grana (leggi qui) o Briga Alta (leggi qui) che da anni si battono per ottenere interventi concreti sulla copertura telefonica nei loro territori.
"Tra le 5960 segnalazioni che Uncem negli ultimi due anni ha ricevuto, per mappare le aree del Paese dove il segnale telefonico (per i nostri cellulari) manca, ovvero dove uno o più operatori non hanno segnale, una ventina sono di zone del Comune di Monterosso Grana. Altre dodici sono di ulteriori pezzi di Valle Grana" - dicono dall'Ucem -. Hanno ragione a essere arrabbiati pensiamo alla Sindaca di Briga Alta, durissima, giustamente -: le mappature dal basso (non sono questionarietti, sondaggini o perdite di tempo) servono per generare soluzioni, investimenti, opportunità. Servono a risolvere i problemi. Servono come atto, azione politica. Semplice e comunitaria. Ripartiamo dai fondamentali. Comunità che indaga, studia, mappa, sceglie le geografie, spinge alla decisione, si mobilita".
Dal canto suo l'Uncem evidenzia la bontà dell'iniziativa: "Il nostro "questionario", se così si può definire - prosegue Bussone -, è l'unico nel suo genere in Italia. Alla prima mappatura nel 2019 avevamo ricevuto 1500 segnalazioni. Ora il report, che Uncem presenterà a fine settembre, arriva a quasi 6000 segnalazioni da tutt'Italia.
Nessuno aveva mai fatto una operazione simile. Infratel, società del MEF, dello Stato, ha chiesto agli operatori di telefonia di dire dove non investiranno nel prossimo futuro. Noi facciamo una cosa diversa: la mappatura è per tutti: operatori, Regioni, Parlamento, Governo, Dipartimenti ministeriali. Tutti gli interlocutori. A tutti diciamo: cambiamo paradigma. Già oggi, due Regioni hanno scelto di guardare alla mappatura Uncem fin qui realizzata per investire risorse sui tralicci. Per capire dove.
Piemonte (con 4 milioni di euro di Fondo Montagna nazionale, trasferito alle Regioni) ed Emilia-Romagna (in accordo con l'in house Lepida e Uncem stessa). Altre Regioni dovranno procedere di conseguenza. E non è semplice il percorso, chiariamolo: non possono essere i Comuni o le Regioni stesse a fare i tralicci e i ripetitori dove vogliono. Non a caso la Regione Piemonte - e ringraziamo l'Assessore Gallo, con il Dirigente del Settore Montagna Caon - ha chiesto supporto a Infratel. Perché sono loro, Stato, a dire dove si può o meno destinare un finanziamento pubblico per fare un traliccio. Saranno poi gli Operatori, non sempre convinti, a dover mettere il ripetitore, 4,5 o 5G".
Tutti concordi su un punto: la richiesta di intervento non è un vezzo, ma una garanzia di sicurezza per chi vive nelle terre alte e, al momento, rischia di non riuscire neanche a chiamare i numeri di emergenza.
"Il segnale per la telefonia mobile in montagna è un diritto di cittadinanza - asseriscono Bussone e Colombero -, ovvero sicurezza, garanzia, opportunità. Vale per territori abitati, come per aree dense di foreste e pascoli. Per questo abbiamo detto ad AGCOM che negli ampliamenti della rete che gli operatori dovranno fare nel 2029 paralleli alla riassegnazione delle frequenze, anche premialità per questo, non basta coprire i Comuni turistici. Definirli, come erroneamente hanno fatto alcuni Ministeri, è pure ridicolo per un Paese policentrico come l’Italia. Il segnale telefonico oggi manca in troppe aree. Gli operatori non hanno più investito. Dicono che i margini per fare nuovi investimenti sono troppo bassi. Una cosa è certa. Le coperture ci devono essere. Dove non ci sono, il "neopopolamento", la migrazione che tutti vogliamo incoraggiare verso le aree montane, per non lasciare pezzi di territorio in abbandono, non ci saranno. Almeno telefonare, mandare un messaggio, avere accesso a internet. Non ci sembrano richieste difficili".
È uno dei problemi che, negli scorsi mesi ha cercato di evidenziare anche il sindaco di Mombasiglio dove non solo ci sono problemi con i segnali telefonici, ma anche con la ricezione dei canali televisivi (Mediaset ha dismesso il ripetitore, ndr).
"L’intenzione di fare investimenti nei Comuni solo turistici è errata anche culturalmente. Ma davvero prevalgono i flussi turistici rispetto alle comunità che lì vivono tutto l’anno? - concludono da Uncem in una lunga missiva -. Davvero guardiamo a chi arriva dalle aree urbane e pure negli investimenti sulle reti proviamo a dargli gli stessi servizi che ha in piazza San Carlo o in piazza San Babila? Cambiamo paradigma, non sbagliamoci: partiamo dalle comunità presenti, chi ci vive, chi ci lavora, e pure i turisti, coloro che arrivano per periodi più o meno lunghi dell’anno. Le comunità della montagna sono melting pot, articolate, vissute. Ma non sono solo turisti ai quali rivolgere attenzioni e, giusto perché ci sono, degli investimenti per farli star bene. Usciamo da questa logica fordista e illusoria. I territori non sono questo. Le comunità e i loro destini sono molto più articolati. Evitiamo pure ingiustizie sociali e nuove disuguaglianze. Non per farla troppo alta o complessa, bensì per essere realisti, antropologicamente ben orientati.
Da ultimo, una cosa ancora: la mappatura Uncem non è un gioco o un diversivo. È un atto politico. E le tante segnalazioni delle valli cuneesi, saluzzesi, monregalesi, di tutte le Alpi, i messaggi dei Sindaci e dei Cittadini, delle Associazioni, richiedono forte mobilitazione. Alziamo l'asticella, in tutte le sedi. I 4 milioni di euro che il Piemonte andrà a investire sono un modello. Un primo strumento utile. Non fermiamoci. La mappatura dice che possiamo ottenere di più. Senza stare in silenzio, senza stare da soli, senza pensare che nelle solitudini possiamo agire meglio, con concretezza, con spesa e investimenti. Mai da soli. Come ci ha insegnato Lido Riba. Insieme. Nel NOI. Anche per "vederci nuovi", oltre litigi, giudizi, fragilità. Politica alta con obiettivi precisi, visione e operosità. Ne abbiamo bisogno".