Le tensioni geopolitiche tornano a farsi sentire anche molto lontano dai luoghi in cui hanno origine. Capannoni, laboratori artigiani, trasporti e filiere produttive sono alcuni dei punti nei quali le oscillazioni dei mercati energetici possono trasformarsi rapidamente in maggiori costi. E per il Piemonte, dove la manifattura conserva un peso rilevante, CNA Piemonte richiama l'attenzione sulle possibili conseguenze per un tessuto composto da molte micro e piccole imprese.
A dare la dimensione del problema sono innanzitutto le stime nazionali elaborate dalla CNA. Tra il 1° marzo e il 31 agosto il maggiore esborso per carburanti, energia elettrica e gas è stimato in circa 11,8 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti all'esplosione della crisi.
La voce più pesante è quella dei carburanti, con circa 5,8 miliardi di maggiori costi nel semestre. A luglio i prezzi medi hanno raggiunto 1,908 euro al litro per la benzina e 2,027 euro per il gasolio. Un rincaro che non si ferma all'autotrasporto: attraverso logistica, approvvigionamenti e distribuzione delle merci può propagarsi lungo le diverse filiere.
A questo si aggiungono tra 3,7 e 3,8 miliardi di maggiore esborso per l'energia elettrica e altri 2-2,2 miliardi per il gas consumato direttamente da famiglie e imprese.
È però guardando alla struttura dell'economia piemontese che questi numeri assumono, secondo l'associazione, un peso particolare. Nel 2024 il Piemonte ha consumato circa 22,75 TWh di energia elettrica e oltre 11,1 TWh sono stati assorbiti dalla sola industria, praticamente la metà del totale regionale. Al gas naturale è inoltre riconducibile oltre il 52% dei consumi energetici interni piemontesi.
Numeri che spiegano perché un nuovo aumento dei prezzi possa incidere non soltanto sulle bollette, ma direttamente sui costi di produzione, sui margini, sugli investimenti e sulla competitività.
"Per il Piemonte il caro energia è una questione che riguarda direttamente la competitività del nostro sistema produttivo", sottolinea Giovanni Genovesio, presidente di CNA Piemonte. "Siamo una regione fortemente manifatturiera e quasi la metà dell'elettricità consumata sul territorio viene assorbita dall'industria. Quando aumentano energia, gas e carburanti, l'effetto entra immediatamente nei capannoni e nei laboratori delle nostre imprese. Per un artigiano o una piccola azienda questi incrementi sono molto più difficili da assorbire e rischiano di tradursi in minori margini e, soprattutto, in investimenti rinviati."
Sono proprio le imprese di dimensioni minori a trovarsi nella posizione più delicata. Rispetto alle aziende più strutturate dispongono infatti di minori possibilità di proteggersi dalle oscillazioni dei mercati, di una capacità contrattuale più ridotta negli acquisti e di margini inferiori per trasferire gli aumenti sui prezzi finali.
A complicare il quadro è l'effetto trasversale dei carburanti. Anche un'impresa che consuma direttamente poca energia può subire l'aumento attraverso il prezzo delle materie prime, delle forniture, dei trasporti e della distribuzione.
"Quasi 12 miliardi di maggiori costi energetici in sei mesi rappresentano un peso enorme per l'economia italiana e il Piemonte, per le caratteristiche del proprio sistema produttivo, deve prestare particolare attenzione all'evoluzione della situazione", osserva Delio Zanzottera, segretario regionale di CNA Piemonte. "Siamo preoccupati per le conseguenze che le tensioni geopolitiche internazionali possono avere sulle imprese piemontesi. In una regione a forte vocazione manifatturiera, oltre 11 TWh di elettricità consumati ogni anno dalla sola industria ci dicono quanto siamo esposti alle oscillazioni dei prezzi energetici. Per una micro o piccola impresa nuovi aumenti significano meno margini, investimenti rinviati e minore competitività. Dobbiamo mantenere alta l'attenzione ed evitare che il caro energia torni a rappresentare un freno per la nostra manifattura."
La richiesta di CNA Piemonte non è soltanto quella di intervenire sull'emergenza, ma di prepararsi nel caso in cui le tensioni dovessero protrarsi. A livello nazionale sono stati mobilitati oltre 2,3 miliardi di euro di interventi pubblici, tra riduzioni delle accise, crediti d'imposta e altre misure.
Accanto alle risposte immediate, l'associazione richiama la necessità di continuare a investire su efficientamento energetico, autoproduzione e fonti rinnovabili, rendendo queste opportunità concretamente accessibili anche alle imprese più piccole.
Da questo punto di vista il Piemonte dispone anche di alcuni elementi favorevoli: nel 2024 la produzione regionale di energia elettrica ha superato la domanda, con un saldo positivo di circa 2,4 TWh, mentre il territorio può contare su un patrimonio significativo di produzione da fonti rinnovabili. Una base sulla quale, secondo CNA, occorre continuare a lavorare per ridurre nel tempo la vulnerabilità del sistema produttivo.
"In questa fase chiediamo soprattutto attenzione", concludono Genovesio e Zanzottera. "Occorre monitorare gli effetti reali della crisi sulle imprese e intervenire tempestivamente qualora il caro energia dovesse diventare un nuovo ostacolo agli investimenti e alla crescita. Le imprese piemontesi hanno dimostrato più volte una straordinaria capacità di adattamento, ma non possiamo permettere che l'energia torni a essere un fattore di incertezza proprio in una fase nella quale abbiamo bisogno di rafforzare la competitività della nostra manifattura."