Cinque anni fa, Petra Di Blasi entrava per la prima volta nella palestra dell'Alba Volley senza sapere dove l'avrebbe portata quella scelta. Oggi, a sedici anni, l'opposta classe 2009 si prepara invece a vivere la sua prima stagione in Serie A3 con Mondovì, diventando così la terza protagonista di Figlie Della Granda. In mezzo ci sono Alba, Asti, Santena, una valigia preparata a tredici anni, nuove scuole, nuove squadre e un percorso che l’ha portata più lontano di quanto quella bambina avrebbe potuto immaginare. E per raccontarlo, torniamo come sempre proprio all'inizio, dove tutto è cominciato.
Un inizio avvenuto quasi per caso, come lei stessa ci racconta: “Nel 2021, quando sono entrata all’Alba Volley, volevo soprattutto provare qualcosa di nuovo e non avevo assolutamente idea di dove mi avrebbe portata la pallavolo. Prima avevo provato diversi sport e per un periodo avevo praticato nuoto sincronizzato, quindi facevo qualcosa di completamente diverso, poi, allenamento dopo allenamento, mi sono appassionata sempre di più”.
Petra è appena entrata nel mondo della pallavolo, ma la scintilla scocca subito e con lei il suo talento. Subito nel 2021 arriva infatti la prima convocazione nella selezione regionale Piemonte e quello successivo partecipa alle finali regionali Under 13, dove conquista la medaglia d’argento.
“Sono state sicuramente esperienze molto importanti, anche perché sono arrivate quando giocavo da davvero pochissimo tempo. Essere convocata nella selezione regionale mi ha fatto capire per la prima volta che forse avevo delle qualità su cui valeva la pena lavorare anche se io non ne ero per nulla consapevole”.
“Anche l’argento alle Finali Regionali è stato un momento importante: ricordo che ero molto nervosa e prestavo attenzione a tutto ciò che mi diceva il mio allenatore perché faticavo con gli schemi e stavo davvero imparando ancora tutto”.
È proprio in quel periodo che arriva anche la consapevolezza: la pallavolo può diventare qualcosa di più di un semplice passatempo. “Non avevo ancora grandi progetti, ero davvero molto piccola, ma cominciavo ad avere voglia di vedere fin dove sarei potuta arrivare”.
È una consapevolezza ancora acerba, ma sufficiente per trasformare una curiosità in una scelta. E la prima vera decisione arriva infatti poco dopo: settembre 2023, Petra approda al PlayAsti Club76, che diventerà casa per le successive due stagioni. Due anni impegnativi, in cui la giovane opposta potrà confrontarsi con i campionati giovanili e anche in Serie D e C.
Quel passaggio, però, non significa soltanto cambiare squadra. A tredici anni Petra si trova infatti ad affrontare un cambiamento che va ben oltre il campo da gioco.
“Quel passaggio è stato importante per me non soltanto dal punto di vista sportivo. Quando sono andata al PlayAsti avevo 13 anni e non ho semplicemente cambiato squadra: mi sono trasferita ad Asti, sono andata a vivere in foresteria e ho iniziato una nuova scuola. Improvvisamente mi sono trovata lontana da casa e dalla mia famiglia, con nuove compagne, nuovi allenatori e una quotidianità completamente diversa. Non è stato sempre facile e ci sono stati momenti complessi anche fuori dalla palestra”.
“Dal punto di vista sportivo, poi, confrontarmi così presto con la Serie D mi ha fatto capire quanto il mondo senior fosse diverso da quello giovanile. Giocavo contro atlete con molta più esperienza di me e dovevo imparare velocemente, gestire gli errori e cercare di non abbattermi. Con il tempo ho capito che anche le difficoltà di quel periodo mi stavano facendo crescere. Probabilmente sono diventata più autonoma e più consapevole molto prima di quanto avrei immaginato. È stata una scelta impegnativa, soprattutto a quell’età, ma penso che abbia avuto un ruolo fondamentale nella giocatrice e nella persona che sono oggi e che vorrei col tempo diventare”.
È ad Asti, oltre al confronto quotidiano con una nuova realtà, Petra vive una delle prime esperienze capaci di darle la misura del livello a cui può puntare: le Finali Nazionali Under 16, in cui conquista il sesto posto.
“Sono ricordi bellissimi. Ricordo la prima volta in cui sono entrata in campo per la prima partita: ero molto nervosa e l'unico pensiero che avevo era di cercare di dare il massimo senza risparmi. Le Finali Nazionali sono un appuntamento a cui speri di arrivare e per cui ti impegni per tutta la stagione e alla fine viverli insieme alle tue compagne è qualcosa che rimane”.
“Ogni partita aveva un peso particolare e sapevi che non potevi permetterti di entrare in campo senza essere completamente concentrata. Mi sono servite anche per imparare a gestire emozioni, pressione e stanchezza. E poi sono esperienze che condividi completamente con la squadra: vivi insieme praticamente tutto e alla fine, indipendentemente dal risultato, torni a casa diversa da come sei partita”.
“Mi hanno lasciato soprattutto la consapevolezza di quanto sia grande il mondo della pallavolo e di quanto sia alto il livello a cui si può arrivare. Quando giochi una Finale Nazionale ti rendi conto che ci sono tantissime ragazze della tua età che lavorano ogni giorno esattamente come te e che hanno i tuoi stessi sogni e obiettivi. Alcune sono molto forti e magari le guardi e pensi: “Io devo ancora lavorare tantissimo”.
“A volte durante la stagione puoi avere la sensazione di essere arrivata a un buon livello, poi incontri una squadra fortissima e capisci che davanti hai ancora tantissima strada. Ci sono stati anche momenti in cui questo confronto mi ha fatto sentire meno sicura, sarebbe falso dire il contrario. Ma alla fine ho sempre cercato di trasformare quella sensazione in uno stimolo. Se vedevo una giocatrice fare qualcosa meglio di me, cercavo di capire come facesse e cosa potessi fare io per migliorare”.
“Penso che una delle cose che sto ancora imparando sia proprio questa: guardare quello che mi manca senza pensare per questo di valere meno”.
Dopo le due stagioni ad Asti arriva un nuovo salto, ancora più impegnativo: quello verso i campionati nazionali. Petra ha quindici anni e davanti a sé trova ancora una volta un ambiente nel quale deve imparare in fretta. Stagione 2025/2026, Santena, campionati Under 18 e Serie B2.
“È stato un passaggio davvero e inaspettatamente importante. La Serie B2 mi ha permesso di confrontarmi con un livello ancora più alto e soprattutto con giocatrici che avevano molta più esperienza di me. Giocavo da 4 anni e quando mi hanno offerto la SerieB2 pensavo che forse fosse troppo per me. Il lavoro non mi spaventa ma mi chiedevo quale contributo avrei potuto dare e che cosa ci si aspettava da me. Allora ho cercato di imparare il più possibile, anche semplicemente osservando: guardavo i movimenti delle compagne più grandi, il loro modo di stare in campo e di affrontare certe situazioni e cercavo di “rubare” qualcosa da ognuna di loro. E ad un certo punto ho potuto essere utile alla squadra giocando da titolare dando il massimo e cercando di "esserci" quando bisognava farlo. È stato un anno in cui la mia allenatrice è stata molto importante per me: ha creduto nelle mie possibilità e mi ha dato fiducia anche nei momenti in cui io ne avevo meno. Penso di essere cresciuta tantissimo grazie al lavoro fatto con lei.
“Continuare contemporaneamente con l’Under 18 mi ha dato poi la possibilità di vivere due realtà diverse: da una parte il campionato giovanile e dall’altra una B2 molto più fisica e impegnativa. Passare continuamente dall'una all'altra mi ha fatto crescere molto. La differenza più grande, secondo me, è nella gestione della partita. Devi avere meno cali di concentrazione e imparare a reagire subito dopo un errore, perché la partita va avanti e nessuno ti aspetta”.
Arriviamo così all’estate 2026, quando è arrivata la chiamata che tutte le atlete sognano: Mondovì Volley la sceglie per i suoi campionati giovanili e per la prima squadra, la A3.
Dopo Alba, Asti e Santena, il percorso di Petra arriva così alla tappa più importante. Non è soltanto un nuovo cambio di squadra, ma l'ingresso in una realtà che le permette di affacciarsi per la prima volta al mondo della Serie A.
“È stata una notizia che mi ha emozionata tantissimo. Sapere che una società come Mondovì avesse deciso di puntare su di me mi ha fatto ripensare per un attimo a tutta la strada fatta in questi anni. Sono partita quasi per caso dall’Alba Volley e, in pochissimo tempo, mi sono trovata davanti alla possibilità di entrare in un gruppo di Serie A3".
“È una grandissima soddisfazione, ma so anche che da questo momento comincia un'altra fase. Non penso di essere “arrivata”, anzi. Penso di avere davanti tantissimo lavoro e forse è proprio questo che mi rende ancora più felice e motivata”.
E che emozione si prova quando ti chiamano per la Serie A?
“La prima è stata sicuramente una felicità enorme. Subito dopo, però, è arrivata anche un po’ di ansia. La Serie A era un obiettivo che sognavo ma che vedevo ancora abbastanza lontano e improvvisamente mi sono resa conto che avrei avuto davvero la possibilità di entrare in quel mondo. Ho pensato a tutto il lavoro fatto, alle volte in cui ero stanca, ai momenti in cui magari avevo avuto dei dubbi, ma anche alla scelta di andare via di casa così giovane per provare a inseguire questo sogno. In quel momento ho sentito che tutti quei sacrifici stavano avendo un senso”.
“Poi naturalmente ho pensato: “Adesso devo essere all’altezza!”. E credo che proprio questa sarà una delle cose su cui dovrò lavorare: non vivere questa opportunità come qualcosa che devo dimostrare di meritare ogni giorno, ma come un'occasione per imparare e crescere”.
Per una ragazza classe 2009, la possibilità di allenarsi quotidianamente con una prima squadra di Serie A3 rappresenta infatti un'occasione enorme: non tanto per cercare subito un posto da protagonista, quanto per iniziare a respirare da vicino un mondo nel quale Petra vuole costruire il proprio futuro.
“è un passo per me che significa tantissimo. So di essere molto giovane e di giocare da non moltissimo tempo e quindi sono davvero concentrata soprattutto nel cercare di imparare tutto il possibile perché davvero ho ancora tantissimo da imparare ma ho molta fiducia in questa squadra, nel nostro allenatore e il team. Avrò la possibilità di allenarmi ogni giorno con giocatrici più esperte, vedere da vicino un livello di pallavolo che fino a poco tempo fa osservavo dagli spalti e iniziare a capire veramente cosa significa essere un'atleta”.
“Non voglio avere fretta e non voglio pretendere da me stessa di essere subito allo stesso livello delle altre. Voglio entrare in palestra, ascoltare, osservare, lavorare duro e cercare di migliorare un po’ ogni giorno. Per me questa è soprattutto una porta che si apre. Adesso sta a me capire quanto riuscirò a crescere attraversandola”.
Il primo passo, allora, non può che essere quello di imparare.
“Mi aspetto di imparare tantissimo, soprattutto nella gestione delle situazioni difficili. Voglio osservare le mie compagne più esperte. Penso che si possa imparare moltissimo semplicemente stando ogni giorno accanto ad atlete che giocano da tanti anni ad alti livelli”.
“Naturalmente voglio crescere tecnicamente in tutti gli aspetti del mio ruolo, ma c'è una cosa che per me è ancora più importante: imparare a non vivere le situazioni di tensione con troppa ansia. Vorrei riuscire a portare sempre di più in campo la vera Petra: quella che ha voglia di fare, che si diverte, che non ha paura di provarci e che sa essere sicura di quello che può dare. Forse questa sarà la crescita più importante”.
Ed è proprio da questa consapevolezza che nascono gli obiettivi per la nuova stagione. Non soltanto risultati o traguardi immediati, ma soprattutto la possibilità di capire quanto margine ci sia ancora per crescere.
“Voglio vedere quanto posso migliorare allenandomi ogni giorno con atlete e allenatori di questo livello professionistico e soprattutto capire quali sono i miei limiti attuali e quanto posso spostare in alto l'asticella. Probabilmente ci saranno allenamenti e partite in cui mi sentirò in difficoltà e momenti in cui penserò di non essere abbastanza pronta. Voglio imparare a non scappare da quelle sensazioni”.
“So che potranno esserci momenti nei quali mi sentirò meno sicura o nei quali farò degli errori e la mia tendenza, qualche volta, è quella di pensarci troppo. Dovrò imparare a lasciare andare l’errore e concentrarmi sul pallone successivo. Essere giovane significa avere tantissima voglia di dimostrare di essere all’altezza e questa può essere una forza, ma può diventare anche una pressione”.
“Vorrei imparare ad avere più pazienza con me stessa. Non devo arrivare domani al livello di giocatrici che hanno molti più anni di esperienza di me. Devo cercare di diventare ogni giorno un po’ più forte della Petra del giorno prima. Giocherò anche il campionato di U19 con compagne mie coetanee e vorrei riuscire a raggiungere gli obiettivi che ci verranno posti dagli allenatori mantenendo tutto ciò che imparo allenandomi in prima squadra”.
E con gli obiettivi, non mancano neanche i sogni, chiari in questo caso: l’esordio in Serie A, il momento in cui arriva la prima occasione di scendere in campo, quello che sogna ogni ragazza che viene inserita in un gruppo di Serie A.
“Penso che sarò agitatissima! Credo che sarà uno di quei momenti in cui senti tantissime cose contemporaneamente: paura, felicità, tensione, adrenalina. Mi piacerebbe riuscire, quando arriverà, a non pensare troppo alla paura di sbagliare. Vorrei guardarmi intorno, vedere il campo e le mie compagne e riuscire per un secondo a rendermi conto che davvero sono lì e in quel momento speciale”.
“Probabilmente penserò anche alla bambina che nel 2021 era entrata quasi per caso in una palestra ad Alba. Credo che sarà uno di quei momenti che rimangono per sempre. E poi prenderò in mano il pallone...”.
Prima di arrivare a quel momento, però, vale la pena fermarsi un attimo e guardare indietro. Perché la Petra che oggi parla di Serie A, allenamenti, obiettivi e futuro è la stessa bambina che cinque anni fa entrava in una palestra di Alba senza sapere dove quella scelta l'avrebbe portata.
“Nel 2021 ero una bambina alta e magrissima che aveva iniziato a giocare quasi per caso e pensava soprattutto a divertirsi con le compagne facendosi i codini e usando un nastrino al collo come usavano le bambine in quel periodo. Quando guardo le foto di allora sorrido. Poi in pochissimi anni sono successe tantissime cose. A 13 anni sono andata via da casa, ho vissuto in foresteria, ho cambiato scuola, squadra e città. Ho dovuto imparare a essere più autonoma e ad affrontare anche momenti che non sono stati semplici”.
“Credo di essere cresciuta tecnicamente, ma soprattutto come persona. La pallavolo mi ha insegnato che puoi lavorare tantissimo e non ottenere immediatamente quello che vuoi, che puoi attraversare periodi in cui ti senti fortissima e altri in cui dubiti di te stessa”.
“Oggi ho degli obiettivi che quella bambina non avrebbe neanche immaginato. Però c'è una parte di lei che non voglio perdere: quella che entrava in palestra semplicemente perché non vedeva l’ora di giocare. Se un giorno la pallavolo diventasse soltanto pressione e smettessi di divertirmi, credo che perderei una parte importante di me”.
E sul suo futuro: “Sogno di arrivare il più in alto possibile. Non voglio mettermi un limite, anche perché questi ultimi anni mi hanno insegnato che possono succedere cose che non avevi neanche immaginato”.
“Certo, se devo dire un sogno grande, mi piacerebbe un giorno giocare stabilmente in Serie A1. E poi credo che per qualsiasi ragazza che ama davvero questo sport la maglia della Nazionale rappresenti qualcosa di enorme. Sarebbe bellissimo arrivarci”.
“So perfettamente che sono sogni molto ambiziosi e che tra dire una cosa e riuscire a realizzarla ci sono anni di lavoro, sacrifici e anche tante variabili che non dipendono soltanto da me. Per questo cerco di non pensarci come a qualcosa che “devo” raggiungere. Voglio avere un sogno grande davanti, ma concentrarmi sui piccoli obiettivi che posso raggiungere oggi. Adesso il mio obiettivo è Mondovì. Voglio entrare in quella palestra e dimostrare soprattutto a me stessa quanto posso ancora crescere”.
Se potesse dire qualcosa alla piccola Petra che nel 2021 entrava per la prima volta in palestra: “Credo che prima di tutto le direi: “Non hai idea di quello che ti aspetta”. Le direi che vivrà cose bellissime, ma anche che non sarà sempre facile. Che a un certo punto, quando sarà ancora molto giovane, farà una valigia, andrà via da casa, entrerà in una nuova scuola e dovrà imparare a vivere lontano dalla sua famiglia per inseguire qualcosa che all’inizio era soltanto un gioco”.
“Le direi che ci saranno sconfitte, errori, giornate in cui si sentirà forte e altre in cui penserà di non essere abbastanza. Le direi di non avere troppa fretta, di avere un po’ più di fiducia in se stessa e soprattutto di non lasciare che la paura di sbagliare diventi più forte della voglia di giocare”.
“Ma forse la cosa più importante che le direi è di continuare a divertirsi. Perché quella bambina che nel 2021 entrava in palestra quasi per caso non poteva sapere che, solo pochi anni dopo, avrebbe avuto davanti la porta della Serie A. E oggi non so ancora dove mi porterà quella porta ma so per certo che voglio attraversarla”.