Attualità - 16 agosto 2026, 17:49

A Neive la comunità ha onorato la memorai dei lartigiani da Sacello del Bricco della Canova

Il sindaco Piccinelli ha sottolineato come ricordare sia un dovere

Oggi la comunità di Neive si è stretta intorno al Sacello del Bricco della Canova per onorare la memoria dei partigiani caduti per la libertà. Un momento di profonda commozione, arricchito dalle parole del sindaco Paolo Piccinelli, che ha voluto lanciare un messaggio chiaro a tutte le generazioni: “Manifestazioni come questa non sono semplici cerimonie formali, ma tappe fondamentali per la nostra coscienza civile. Ricordare le barbarie del passato è un dovere preciso. Solo guardando in faccia l'orrore di ciò che è stato possiamo costruire barriere solide contro l'indifferenza. La memoria del sacrificio dei nostri partigiani deve essere un monito quotidiano e perenne per le nostre condotte future: la libertà, la democrazia e il rispetto della dignità umana si difendono ogni giorno, con le nostre scelte, la nostra coerenza e il nostro impegno comune.

Quello che colpisce profondamente è l'età di questi ragazzi, che hanno rinunciato alla propria giovinezza in nome di un ideale supremo. Il loro non fu un semplice scontro a fuoco, ma uno scudo consapevole. Sbarrando il passo alle truppe nazifasciste, la loro strenua resistenza armata pagò il prezzo più alto, riuscendo nell'intento cruciale di evitare imminenti e massicci rastrellamenti nella zona. 

Grazie alla loro barriera di coraggio, le comunità locali e le famiglie di Neive vennero salvate dalle violenze cieche, dai saccheggi e dalle deportazioni che in quel periodo insanguinavano il territorio.

Durante le celebrazioni è emerso un dolore sordo, legato al modo in cui oggi, troppo spesso e con estrema leggerezza, viene utilizzata la parola "rastrellamento". 

Sentirla pronunciare in ambiti estranei alla tragedia storica – per indicare banali controlli burocratici, operazioni di routine o dinamiche quotidiane – genera una profonda ferita collettiva. Il vero rastrellamento è stato terrore, violenza sistematica, strappo violento dalle proprie case e morte. Confondere i piani del linguaggio significa svuotare di significato l'orrore del passato. Custodire il ricordo dei quattro ragazzi della Canova significa prima di tutto rispettare la storia, partendo proprio dal peso millimetrico delle parole che usiamo per raccontarla".