Attualità - 11 agosto 2026, 16:18

Il nome di Michelino Davico entra nel caso Ranucci: l'ex senatore braidese al centro del sondaggio sul futuro politico del conduttore di Report

Avrebbe fatto da tramite con la società Izi. Il suo nome compare negli atti dell'inchiesta per l'attentato al giornalista, ma non è indagato

Michelino Davico quando era sottosegretario agli Interni a fianco di Maroni

C'è anche un pezzo di Granda nelle carte dell'inchiesta che ruota attorno a Sigfrido Ranucci, il conduttore di Report, e alla vicenda dell'attentato davanti alla sua abitazione. 

È il nome di Michelino Davico, ex senatore ed ex sottosegretario all'Interno, politico di lungo corso originario di Bra, che compare negli atti giudiziari in relazione a un sondaggio commissionato per valutare il possibile futuro politico del giornalista Rai.

La premessa è fondamentale: Michelino Davico non è indagato. Il suo nome emerge nelle carte e nelle conversazioni acquisite dagli investigatori per il ruolo di intermediario nella vicenda del sondaggio, mentre l'inchiesta riguarda, per quanto emerge dagli atti citati, la posizione di Valter Lavitola. Non risultano quindi, a carico dell'ex parlamentare braidese, contestazioni penali nell'indagine.

Il passaggio che lo riguarda è quello relativo a una ricerca commissionata alla società Izi, dal titolo significativo: “Studio sul potenziale elettorale, immagine e credibilità politica” di Sigfrido Ranucci. L'obiettivo, secondo quanto riportato nelle carte, era capire quale fosse la notorietà del conduttore e quale potenziale potesse avere nel caso di una sua eventuale discesa in campo.

A fare da tramite, secondo la ricostruzione dell'inchiesta, sarebbe stato proprio Davico, da tempo legato da un rapporto di amicizia a Lavitola. 

Negli atti vengono riportati documenti, proposte tecnico-economiche e messaggi scambiati su WhatsApp. In particolare, viene citato un messaggio del 6 luglio scorso accompagnato dal file relativo allo studio preparato per Izi. Nel messaggio viene riportata anche la valutazione di un ricercatore sulla formulazione del questionario e sulla necessità di misurare correttamente la notorietà spontanea del giornalista.

Un lavoro apparentemente tecnico, dunque, ma che assume un significato preciso se inserito nel quadro più ampio ricostruito dagli investigatori. 

Secondo quanto emerge dall'ordinanza, Lavitola avrebbe cercato di convincere Ranucci a lasciare la conduzione di Report e a prendere in considerazione un percorso politico. Il sondaggio sarebbe servito proprio a verificare la consistenza di quella eventuale candidatura.

Lo stesso Ranucci, commentando la vicenda, ha sostenuto che l'obiettivo di Lavitola fosse quello di allontanarlo dalla trasmissione. L'obiettivo di Lavitola era di togliermi da Report. Lo dice lui. Ed è quello che ora sta succedendo”, è la frase riportata nei retroscena sulla vicenda. Il conduttore ha inoltre ribadito di considerarsi parte lesa nell'inchiesta.

Dentro questa storia, dunque, compare un nome che in Granda è conosciutissimo. Michelino Davico è infatti braide­se, e la sua carriera politica nasce proprio nella città della Zizzola, molto prima dei palazzi romani.

Il suo esordio amministrativo risale agli anni Novanta, quando viene eletto consigliere comunale per la Lega Nord. Tra il 1993 e il 1995 ricopre l'incarico di assessore e vicepresidente del Consiglio comunale. Nel 2004 si candida a sindaco di Bra e successivamente torna nell'amministrazione cittadina come assessore con deleghe a Cultura, Turismo e Istruzione, incarico che mantiene fino al 2009.

(Michelino Davico ai tempi del "Giro della Padania" di ciclismo)

Da Bra arriva poi il salto sulla scena nazionale. Nel 2006 viene eletto senatore della Repubblica nella circoscrizione Piemonte nelle file della Lega Nord. Viene rieletto nel 2008 e, durante il quarto governo Berlusconi, assume un incarico di primo piano: è sottosegretario al Ministero dell'Interno, al fianco del ministro Roberto Maroni, dal 2008 al 2011.

Anche la sua successiva storia politica racconta una stagione nella quale Davico si muove attraverso diversi schieramenti. Nel 2013, dopo essere stato nuovamente eletto al Senato con la Lega, vota la fiducia al governo di Enrico Letta, in dissenso rispetto al proprio gruppo, e lascia il partito. Entra quindi nel gruppo Grandi Autonomie e Libertà, nel 2015 passa all'Italia dei Valori e successivamente ai Moderati di Giacomo Portas. Nel 2017 aderisce infine a Federazione della Libertà, formazione di centrodestra, della quale diventa tesoriere.

Terminata l'esperienza parlamentare, Davico continua a occuparsi di politica. Dal 2021 al 2023 è stato coordinatore regionale del Piemonte di Noi con l'Italia.

Una carriera iniziata nelle istituzioni locali della Granda e proseguita per oltre un decennio nei Palazzi romani, che Davico ha raccontato anche nel libro “Senza Casta”, pubblicato nel 2017. In quelle pagine ripercorre i suoi anni da senatore e sottosegretario, ma anche il percorso che lo ha portato dalla politica braidese alla capitale.

(La presentazione del libro "Senza Casta" nella sua Bra)

Nel libro trova spazio anche una riflessione sui costi e sui privilegi della politica, con una ricostruzione delle proprie entrate da parlamentare e dei benefit collegati all'incarico. Ma il filo conduttore resta il rapporto con il territorio: gli anni a Bra, la dimensione amministrativa, il rapporto con i sindaci e il tentativo di fare da collegamento tra le esigenze della provincia e le decisioni prese a Roma.

È proprio questa storia, tutta cuneese nelle origini, a rendere particolare la presenza di Davico nelle cronache dell'inchiesta Ranucci. Il politico braidese, che dopo una lunga esperienza istituzionale è rimasto attivo nel panorama politico piemontese, ricompare oggi in una vicenda che ha al centro il conduttore di una delle trasmissioni televisive d'inchiesta più note del Paese.

Rimane l'interrogativo politico alla base di quel sondaggio: per quale motivo l’ex senatore e sottosegretario, originario di Bra e con una lunga esperienza nelle istituzioni, si è trovato a elaborare una proposta per misurare la possibile spendibilità elettorale di Sigfrido Ranucci?



 


 

Cesare Mandrile