Alba - 11 agosto 2026, 06:10

CONTROCORRENTE / Fondazione Crc: perché è così fastidiosa la richiesta di trasparenza?

L'autoreferenzialità rischia di minare la credibilità degli organi di governo, i quali, anziché aprirsi, sembrano chiudersi ancor più in se stessi. Cresce la sensazione nell’opinione pubblica che logiche di potere, con attribuzione di cariche in altri enti o consociate (con emolumenti da far gola a grandi manager privati), stiano avendo il sopravvento 

Mauro Gola (al centro) con Federico Borgna e Giuliana Cirio

Scende in campo anche il sindacato per evidenziare che qualcosa non sta andando come dovrebbe nella conduzione della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

Cgil e Uil annunciano un esposto all’Acri (l’associazione delle Fondazioni e delle Casse di Risparmio) e al Mef (Ministero dell’Economia e della Finanza) in merito all’acquisizione di quote nella nuova società editrice del quotidiano torinese La Stampa per un valore di un milione e mezzo di euro.

Una scelta fatta – a quanto risulta – attingendo a risorse destinate alle erogazioni.

La questione sembrava essersi chiusa, dopo che il presidente Mauro Gola aveva convocato nelle scorse settimane i sindaci di Cuneo, Alba, Mondovì e Bra, insieme ai vertici della società editrice, a “casa sua”, presso la sede della Fondazione. 

Un comunicato stampa dai toni enfatici evidenziava la positività dell’incontro e la soddisfazione di tutti i convenuti. 

Insomma, la vicenda pareva essersi conclusa “alla cuneese”, all’insegna del motto alpino: “As sa nen, se sa as dis nen. E se as dis, as dis pian che as senta nen”.

Le interrogazioni consiliari, presentate nei Consigli comunali di Cuneo e Alba, che richiedevano una convocazione del presidente Gola nei rispettivi municipi, a questo punto, sembrano destinate ad essere superate. 

Saranno i sindaci, se ancora del caso, a riferire agli interroganti. 

Il sindacato rilancia, ma è verosimile che un presidente di Fondazione di matrice confindustriale, faccia spallucce, così come del resto ha fatto (nella sostanza dei fatti) ai sindaci Patrizia Manassero e Alberto Gatto.

Galateo istituzionale avrebbe infatti voluto che fosse lui a recarsi da loro e non viceversa.

Così come è poco probabile che Mef e Acri vogliano intervenire rispetto alle reiterate sollecitazioni se non con risposte di circostanza.

Ma il summit trilaterale a palazzo Vitale tra presidente, sindaci e i nuovi editori de La Stampa può essere considerato esaustivo?

Teoricamente sì. La partita può considerarsi chiusa, perché se non emergeranno dissensi nel consiglio di amministrazione o non verranno sollevate richieste di chiarimento da parte dei componenti del consiglio generale (finora rimaste blindate nella sancta santorum di via Roma), la questione verrà consegnata agli archivi come il dissenso di alcuni malmostosi o poco più.

Visto che il dibattito è ripreso, ci permettiamo di suggerire alcuni spunti di confronto che dovrebbero riguardare la politica e il territorio in tutte le sue articolazioni sociali a proposito di un tema così delicato (ma anche così misterioso) qual è il mondo delle Fondazioni di origine bancaria.

A differenza delle aziende di mercato, i vertici delle Fondazioni non sono soggetti alla concorrenza o al giudizio diretto di azionisti e consumatori: questo è un limite che viene scarsamente considerato e che invece varrebbe la pena di essere più spesso preso in esame. 

Amministratori, cittadini, associazioni di vario tipo si rivolgono loro per chiedere sovvenzioni, contributi, ma sono esclusi da qualsiasi processo partecipativo, fosse anche soltanto di sommaria conoscenza dei meccanismi decisionali.

Un elemento di riflessione riguarda inoltre i meccanismi della governance: i membri dei consigli di amministrazione e di indirizzo vengono spesso scelti tramite dinamiche interne o nomine di stampo politico, creando circuiti chiusi di potere. 

Chi viene designato, non avendo vincolo di mandato, tende a trasformare l’ente di cui è amministratore in un organo autoreferenziale e ad indirizzo quasi monocratico.

Ed ecco allora che il livello apicale rischia di perdere il contatto con gli stakeholder istituzionali e, di conseguenza, con quel tessuto sociale ed economico della comunità che pure dice di voler rappresentare e di cui dovrebbe essere espressione.

Può apparire banale – qualcuno dirà financo qualunquistico – ma non si può non ricordare che i soldi che (in parte) vengono redistribuiti sul territorio sono frutto del risparmio dei cuneesi, non frutto di bontà (o carità pelosa) degli amministratori pro tempore. 

Le recenti vicende hanno dimostrato che risorse significative possono essere orientate verso logiche di “appartenenza”, “simpatia” o contiguità che dir si voglia anziché a criteri rigorosi di impatto ed efficacia. 

Ma c’è ancora un aspetto che non può non essere considerato nella sua giusta prospettiva: una scarsa trasparenza informativa verso i cittadini riduce il controllo pubblico sull'operato dell'ente.

Un sommesso esempio che ci riguarda: il 23 giugno, rispettando tutti i dettami protocollari (passando cioè attraverso gli uffici della Fondazione a ciò preposti), avevamo chiesto un’intervista al presidente Gola.

Siamo ancora in fiduciosa attesa di una sua disponibilità. 

Giampaolo Testa