Turni di notte, contratti a tempo parziale che si trascinano da anni e stipendi insufficienti per garantire una stabilità economica. È per dare voce a queste criticità che la Slc-Cgil Piemonte ha organizzato stamani, martedì 28 luglio, un presidio di protesta davanti al centro logistico di Poste Italiane di Cuneo, in via degli Artigiani.
La mobilitazione nasce all'indomani dell'accordo siglato il 23 luglio 2026 nell’ambito del settore Poste Comunicazione e Logistica. L'intesa prevede 100 trasformazioni da part-time a full-time su scala nazionale, un traguardo ritenuto però del tutto inadeguato dalla Slc-Cgil, che per questo motivo ha scelto di non sottoscrivere il testo.
A guidare il presidio cuneese è la Segretaria Generale di Slc-Cgil Piemonte, Nunzia Mastrapasqua, che mette in luce i limiti del provvedimento:
"È stato siglato di recente un accordo con Poste Italiane che, come Slc-Cgil, non abbiamo firmato. Sebbene rappresenti un piccolo passo, i numeri concessi non sono affatto sufficienti. In questo centro lavorano persone assunte a part-time da diversi anni, impiegate di notte, che hanno il pieno diritto di percepire uno stipendio dignitoso. Per la sede di Cuneo chiediamo la trasformazione contrattuale per un numero consistente di addetti, affinché possano riprendere in mano la propria vita e ritrovare dignità lavorativa".
Il nodo centrale risiede nella ripartizione delle cento conversioni previste per tutto il territorio italiano. Trattandosi di un contingente limitato da distribuire tra tutti i poli logistici del Paese, la quota destinata al territorio cuneese rischia di rivelarsi un'inezia.
"Ad oggi il numero preciso destinato a Cuneo non è noto", aggiunge Mastrapasqua. "Per noi è fondamentale che qui vengano stabilizzati tutti i lavoratori possibili, anche perché le carenze di personale sono evidenti e la struttura necessita di risorse a pieno regime".
A dare un volto e una voce a queste rivendicazioni sono le storie di chi quell'impianto lo vive ogni notte sulla propria pelle, affrontando lunghi trasferimenti e spese di viaggio insostenibili. Sandra Melidone e Carmelo Tedesco raccontano una quotidianità fatta di ansie e incertezze economiche.
"Viviamo questa situazione con ansia", spiega Sandra Melidone. "Viaggiamo da Torino, facciamo circa 200 chilometri al giorno e partiamo a seconda dei turni alle 2:30 o a mezzanotte. Resta poco a fine mese: sia per chi ha 55 o 51 anni, sia per i ragazzi giovani, con queste condizioni non c’è la possibilità di fare progetti a lungo termine, né per chi ha famiglia di vivere in maniera più dignitosa".
Le difficoltà economiche vengono ribadite e approfondite da Carmelo Tedesco, che richiama l'attenzione proprio sui sacrifici compiuti dai colleghi più giovani giunti da lontano: "speriamo che l'azienda capisca i nostri sacrifici e quelli dei ragazzi venuti da giù per avere un futuro migliore e potersi fare una vita. Con uno stipendio part-time, di base sui 800 euro - che arriva a sfiorare i mille euro solo con i notturni- , puoi solo pagare la casa. Negli ultimi sei mesi il costo del carburante è aumentato del 30% e spendo sui 480 euro al mese solo di gasolio. A 55 anni sono grato a Poste per la nuova possibilità, ma speravo che in breve tempo si potesse passare dal part-time al full-time".
Dalle testimonianze emerge chiaramente come la combinazione tra stipendi ridotti e carovita colpisca duramente chi cerca di costruirsi un'indipendenza. "I conti a fine mese non tornano mai, soprattutto per i colleghi più giovani che sono venuti a vivere qui da soli e devono sostenere affitti elevati. Tra la casa, le bollette e il carburante per i trasferimenti, non resta nulla per mettere da parte qualcosa o pensare di costruire una famiglia. Lavorare di notte richiede già un enorme sacrificio; farlo senza la garanzia di un'entrata full-time rende impossibile fare qualsiasi piano per il futuro".
La posizione del sindacato rimane netta: le cento conversioni nazionali costituiscono un primo segnale, ma non riescono a rispondere alle aspettative di chi da anni lavora in condizioni di precarietà oraria. Per la Slc-Cgil occorre riservare al Piemonte, e in particolare al centro di Via degli Artigiani, una fetta consistente di queste trasformazioni contrattuali.
La manifestazione di Cuneo rappresenta solo l'inizio di una mobilitazione destinata a proseguire: la battaglia per un lavoro stabile e proporzionato alle reali esigenze operative rimarrà aperta fino a quando tutti i lavoratori non otterranno il riconoscimento professionale ed economico richiesto.