Il mercato rallenta, i consumi cambiano e alcune aziende cominciano a sentire il peso degli investimenti sostenuti negli ultimi anni. Per Claudio Conterno, già presidente provinciale di Cia Cuneo e attuale responsabile regionale del Settore Vino di Cia Piemonte, non è però il momento di cedere all’allarmismo o di rincorrere frettolosamente ogni nuova tendenza.
Il settore attraversa una fase complessa, ammette, ma le Langhe conservano una forza che deriva proprio dalla riconoscibilità dei propri vini. La risposta, secondo Conterno, non può consistere nello stravolgere produzioni, disciplinari e identità costruite nel tempo.
L'identità è la carta vincente
"Io non metterei troppo pessimismo. In questo momento si leggono continuamente dati negativi sul mercato del vino, ma nelle Langhe abbiamo una grande fortuna: produciamo vini classici, riconoscibili, che non possono e non devono essere trasformati inseguendo ogni moda. Non possiamo metterci a fare il Barolo dealcolato. Servono nervi saldi."
Il riferimento non è una chiusura verso l’innovazione, ma un invito a distinguere tra l’adattamento necessario e una trasformazione che rischierebbe di indebolire il posizionamento dei vini del territorio. Per raggiungere nuovi consumatori e nuovi mercati, osserva Conterno, occorrono soprattutto costanza, presenza commerciale e un linguaggio più efficace.
"Bisogna avere pazienza, insistere, educare e cambiare un po’ la comunicazione. Il territorio deve continuare a essere raccontato, ma a volte mettiamo troppe cose intorno al vino: il nonno, il bisnonno, tutta la storia della famiglia. Alla fine, in ogni categoria, ci sono vini buoni e vini meno buoni. Dobbiamo tornare anche alla semplicità."
La fase attuale impone quindi di riprendere il lavoro sui mercati, senza dare per scontata l’attenzione ottenuta negli anni più favorevoli. Tornare a viaggiare, incontrare importatori e clienti, spiegare il prodotto e costruire relazioni: strumenti tradizionali che, secondo Conterno, restano essenziali.
"Forse bisogna riprendere la valigetta, tornare a fare visite e spiegare in modo differente quello che produciamo. Non vedo una situazione disastrosa. Ho vissuto momenti peggiori e penso che, dopo uno o due anni di assestamento, il mercato possa trovare un nuovo equilibrio."
Anche le bevande alternative e i prodotti dealcolati, aggiunge, non devono essere interpretati automaticamente come sostituti destinati a cancellare il vino. Potranno occupare una parte del mercato, ma difficilmente sostituiranno il valore culturale, gastronomico e sociale di una bottiglia di qualità.
La linea indicata è quella di un consumo più moderato e consapevole.
"Bisogna bere con grande responsabilità. Bere un po’ meno e bere bene continuerà a funzionare. Le alternative possono avere il loro spazio, ma non credo che il vino di qualità sia destinato a scomparire."
Un segnale incoraggiante arriva anche dal turismo. Conterno ricorda come la presenza dei visitatori sia ormai diventata più continua durante l’anno e abbia modificato anche mesi che, fino a un decennio fa, erano considerati marginali.
"Oggi vediamo turismo anche a luglio. Dieci anni fa, in questo periodo, in alcune zone non si vedeva quasi nessuno. Adesso le strade e i paesi sono frequentati. È un cambiamento che non deve essere sottovalutato."
Il prezzo delle uve, i lavoratori stagionali e diversi progetti
Il punto più delicato resta però quello della redditività delle aziende. Dietro l’immagine di un territorio prospero si trovano imprese che hanno realizzato investimenti importanti e che oggi devono fare i conti con costi di produzione, finanziamenti, manodopera e vendite meno regolari.
Per Conterno è quindi fuorviante descrivere indistintamente le Langhe come una zona nella quale tutte le aziende dispongono di grandi margini.
"Bisogna fare attenzione quando si parla di una zona super ricca. Qui sono stati fatti molti investimenti, ma quegli investimenti devono essere pagati. Le banche conoscono bene la situazione delle aziende normali. Ci sono imprese che negli ultimi anni hanno investito molto e oggi vedono i sorci verdi."
In questo quadro assume un ruolo centrale il prezzo delle uve. Conterno evita di indicare un valore uniforme, perché le differenze fra denominazioni e tipologie sono significative, ma insiste sulla necessità di non scendere sotto livelli che rendano impossibile coprire i costi agricoli.
"L’uva ha un costo. Non bisogna speculare verso l’alto, ma nemmeno pensare di produrre sotto una determinata soglia. Quando il mercato riconosce prezzi più elevati, è corretto pretendere dall’agricoltore serietà, qualità e controlli rigorosi. Il rapporto, però, deve essere equilibrato."
La riflessione si estende al tema del lavoro agricolo e del caporalato, sul quale Conterno chiede una lettura rigorosa ma non generalizzante. Non nega la presenza di abusi, né l’esistenza di aziende o intermediari che adottano comportamenti scorretti. Ritiene però sbagliato trasformare singoli casi in una rappresentazione complessiva del sistema agricolo locale.
"Le situazioni scorrette esistono e bisogna intervenire. Ci sono aziende e realtà di intermediazione che non operano correttamente. Può accadere che venga riconosciuto formalmente uno stipendio regolare e che poi ai lavoratori siano addebitati il trasporto o l’alloggio con modalità improprie. Sono forme di lavoro scorrette e vanno contrastate."
Accanto a queste situazioni, sostiene, esiste però una larga parte del comparto che considera i lavoratori una risorsa essenziale e cerca di rispettare le regole, pur muovendosi dentro un sistema complesso.
"Ci sono anche molte aziende che fanno tutto il possibile per tutelare gli operai, perché la manodopera è la prima risorsa. Non si può mettere tutto sullo stesso piano. Bisogna colpire chi sfrutta e, nello stesso tempo, trovare strumenti più logici per chi vuole lavorare correttamente."
Uno dei problemi segnalati riguarda il rapporto con cooperative e fornitori di manodopera. L’imprenditore agricolo, secondo Conterno, dovrebbe poter disporre di strumenti più efficaci per verificare la regolarità delle persone presenti nei campi, senza oltrepassare competenze che appartengono agli organismi di controllo.
"L’azienda deve poter sapere con chiarezza chi arriva a lavorare e attraverso quale organizzazione. Serve una persona di fiducia che controlli il lavoro e aiuti a verificare la correttezza del sistema. Oggi, invece, il titolare non può svolgere direttamente determinati controlli sui documenti. Bisogna costruire procedure più trasparenti."
Su questo fronte è in corso un lavoro che coinvolge Cia, Inps e Ispettorato del lavoro. Conterno non anticipa le proposte nel dettaglio, perché il confronto istituzionale non è ancora concluso, ma parla di un percorso avviato da circa un anno e composto da una serie di interventi operativi.
L’obiettivo indicativo è arrivare a una prima definizione entro la Fiera Nazionale del Marrone di Cuneo.
"Stiamo lavorando da molto tempo e abbiamo messo a punto diverse proposte. Ci sono già stati confronti con Inps e Ispettorato anche ai livelli superiori. Non voglio anticipare i dettagli prima che il lavoro sia definito, ma credo che sia stato costruito qualcosa di importante."
Fra le ipotesi allo studio compare anche una revisione degli strumenti attraverso i quali i pensionati possono svolgere attività stagionali in modo regolare. Conterno cita la possibilità di voucher strutturati con maggiore chiarezza, soprattutto per chi percepisce assegni pensionistici modesti e possiede ancora competenze utili al settore.
"Ci sono pensionati con mille o milleduecento euro al mese che potrebbero integrare il reddito attraverso un lavoro regolare. Sono spesso persone capaci, con esperienza, che possono dare una mano nei periodi di maggiore necessità. Bisogna trovare uno strumento serio, semplice e correttamente tassato, senza rendere sconveniente lavorare."
Il progetto non riguarderebbe soltanto i pensionati, ma anche l’organizzazione dell’incontro fra domanda e offerta, la tracciabilità dei rapporti e la semplificazione di alcuni adempimenti. I dettagli saranno presentati soltanto dopo la conclusione del confronto tecnico.
Verso la vendemmia con ottimismo
Sul piano produttivo, intanto, le indicazioni provenienti dai vigneti sono positive. La situazione potrebbe ancora cambiare per effetto di grandinate, temporali o periodi prolungati di siccità, ma allo stato attuale le uve appaiono in buone condizioni.
"Le uve sono molto belle. Cominciano a risentire un po’ della mancanza d’acqua, cosa normale in questo periodo, ma una o due piogge entro la prima metà di agosto potrebbero fare la differenza tra una buona annata e un’annata molto importante."
La prudenza resta necessaria, perché le settimane che precedono la vendemmia sono decisive. Tuttavia, conclude Conterno, il settore non ha bisogno di nuovi annunci catastrofici, ma di serietà produttiva, capacità commerciale e fiducia nelle qualità del territorio.
"Lavoriamo bene, andiamo avanti e siamo seri. Non la vedo così nera. Pian piano ce la faremo anche questa volta."