Prima della cantina e della bottiglia, il vino nasce dal lavoro nei vigneti. Un lavoro specializzato, scandito dalle stagioni e dalle esigenze della vite, che richiede competenze, organizzazione e una presenza costante dell'imprenditore.
Nelle Langhe molte aziende vitivinicole mantengono una propria squadra di dipendenti, assunti direttamente e impiegati nelle diverse fasi dell'anno. È il caso dell'azienda Brezza Giacomo e Figli di Barolo, dove lavorano nove persone: sette con contratto a tempo indeterminato, tra campagna e ufficio, e due a tempo determinato, con la prospettiva, qualora le condizioni lo consentano, di stabilizzare anche queste ultime.
"Con i nostri dipendenti costruiamo un rapporto diretto, fondato sul rispetto, sulla condivisione delle responsabilità e sulla presenza quotidiana dell'imprenditore in azienda – racconta Francesco Brezza –. Lavoriamo insieme e conosciamo bene l'impegno e la fatica richiesti da ogni fase produttiva".
La viticoltura, tuttavia, è caratterizzata da forti picchi stagionali. Dalla potatura invernale alla vendemmia, il fabbisogno di lavoro cambia nel corso dell'anno e si concentra in determinati periodi, nei quali le aziende hanno bisogno di rafforzare temporaneamente la propria capacità operativa.
Il primo ostacolo è la difficoltà nel reperire manodopera disponibile e qualificata proprio nei momenti di maggiore necessità. "La nostra priorità è assumere direttamente e garantire continuità occupazionale – spiega Brezza –. Nei picchi stagionali, però, non è sempre possibile trovare in tempi rapidi le persone necessarie, mentre nei mesi di minore attività non sarebbe sostenibile mantenere in organico lo stesso numero di addetti richiesto nelle fasi più intense".
Per questa ragione alcune lavorazioni, come la potatura invernale o altre operazioni concentrate in periodi limitati, vengono affidate in appalto a imprese terziste, che le eseguono con una propria organizzazione e con propri dipendenti.
Il ricorso all'appalto non rappresenta quindi una scelta finalizzata al risparmio, ma una risposta a un'esigenza organizzativa determinata dalla stagionalità e dalla difficoltà di reperire manodopera.
"Un servizio svolto nel rispetto dei contratti, della sicurezza e dei diritti dei lavoratori ha necessariamente un costo adeguato – sottolinea Brezza –. Come azienda non cerchiamo il prezzo più basso: siamo disponibili a sostenere il costo corretto di una lavorazione eseguita professionalmente e in condizioni regolari. Il problema è che, anche selezionando con attenzione i fornitori, non disponiamo di elementi oggettivi per verificare preventivamente le condizioni garantite ai loro lavoratori".
Il costo del servizio, infatti, può rappresentare un primo elemento di valutazione, ma non offre da solo la certezza che i lavoratori dell'impresa appaltatrice siano assunti, retribuiti e tutelati correttamente. Allo stesso modo, offerte economicamente incompatibili con il costo di un lavoro regolare costituiscono un segnale di allarme per l'azienda agricola committente.
È su questo passaggio che interviene il protocollo d'intesa "Alba, Langhe e Roero per la qualificazione etico-legale della filiera vitivinicola", nato su impulso della Prefettura, con l'ausilio della CCIAA e con il contributo di Comuni, associazioni datoriali e organizzazioni sindacali, con la partecipazione di Coldiretti Cuneo.
Il protocollo introduce infatti un sistema volontario di qualificazione etico-legale rivolto alla filiera e prevede la creazione di un albo delle imprese terziste in possesso dei requisiti previsti.
Uno strumento che potrà aiutare le aziende vitivinicole a selezionare operatori qualificati e trasparenti, capaci di attestare il rispetto delle regole e dei diritti dei propri lavoratori, contribuendo a prevenire fenomeni di sfruttamento e concorrenza sleale.
"Il valore di un vino nasce anche dal lavoro e dalle persone che lo rendono possibile – dichiara il Presidente di Coldiretti Cuneo, Enrico Nada –. Le nostre imprese assumono direttamente ogni volta che ne hanno la possibilità e si impegnano per garantire contratti regolari, sicurezza e condizioni adeguate. Quando la stagionalità e la carenza di manodopera rendono necessario affidare alcune lavorazioni all'esterno, devono però poter scegliere imprese serie e affidabili".
"Fino a oggi le imprese agricole potevano ridurre il rischio di irregolarità quasi esclusivamente scartando offerte incompatibili con il costo di un lavoro regolare, ma pagare il giusto non bastava a sapere come l'impresa terzista trattasse i propri dipendenti – dichiara il Direttore di Coldiretti Cuneo, Francesco Goffredo. Con il nuovo elenco, le imprese agricole potranno invece scegliere operatori che certificano il rispetto di requisiti etici e legali. È un passo importante anche per superare letture semplicistiche che finiscono per attribuire indistintamente alle aziende agricole responsabilità che riguardano invece l'organizzazione del lavoro dell'impresa appaltatrice. Perché lo strumento sia efficace, infine, servono adesioni diffuse e controlli rigorosi".