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Cronaca | 21 luglio 2026, 19:37

Roggero, scontro tra Torino e Milano sull’istanza di differimento della pena. In Tv la ricostruzione video realizzata dalla difesa e mai acquisita al processo [VIDEO]

Se il contrasto dovesse permanere dovrà essere la Corte di Cassazione a risolvere il conflitto di competenza. Intanto il servizio di "Zona Bianca" riaccende il dibattito sulla ricostruzione rimasta fuori dal processo di primo grado perché la sua produzione fu ritenuta tardiva

Un frame del video mandato in onda dalla trasmissione Zona Bianca

Un frame del video mandato in onda dalla trasmissione Zona Bianca

Si apre un nuovo capitolo giudiziario nel caso di Mario Roggero. Mentre il gioielliere si trova detenuto nel carcere di Bollate, è nata una questione di competenza sull’istanza di differimento dell’esecuzione della pena depositata dalla difesa.

L’istanza è stata presentata alle 10 di giovedì 16 luglio dall’avvocato Stefano Marcolini e dall’analista processuale Sergio Novani, quando Roggero non era ancora entrato in carcere e, quindi, era ancora un cittadino libero. Per questa ragione la richiesta è stata depositata davanti al Tribunale di Sorveglianza di Torino.

Secondo la difesa, infatti, la competenza si radica nel momento in cui viene presentata l’istanza. L’articolo 677, comma 2, del Codice di Procedura Penale prevede infatti che, quando il condannato è ancora in stato di libertà, sia competente il Tribunale di Sorveglianza del luogo di residenza o di domicilio. Nel caso di Mario Roggero, residente a La Morra, la competenza era quindi del Tribunale di Sorveglianza di Torino. Le vicende successive, sostiene la difesa, non incidono sulla competenza già radicata.

Nel frattempo, tuttavia, Roggero ha fatto ingresso nel carcere di Bollate. Da qui il primo passaggio di atti: il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha ritenuto competente quello di Milano, trasmettendogli il fascicolo. A sua volta, però, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha restituito gli atti ai colleghi torinesi, ritenendo che la competenza dovesse restare in Piemonte.

Ora si attende che i due uffici giudiziari chiariscano definitivamente la questione. Qualora il contrasto dovesse permanere, sarà la Corte di Cassazione a risolvere il conflitto di competenza.

Nel frattempo, giovedì mattina l’avvocato Stefano Marcolini si recherà nel carcere di Bollate per incontrare il proprio assistito.

La famiglia riapre la gioielleria

Mentre prosegue il percorso giudiziario, la famiglia Roggero ha riaperto la gioielleria di Gallo Grinzane. La moglie Mariangela Sandrone e la figlia Laura hanno ripreso l’attività. All’esterno del negozio è stato affisso un cartello con cui è stato chiesto ai giornalisti di rispettare il dolore della famiglia e di non insistere nel richiedere dichiarazioni.

Nel corso della giornata, tuttavia, la moglie del gioielliere si è avvicinata ai cronisti presenti all’esterno della gioielleria, rilasciando alcune dichiarazioni.

La ricostruzione video trasmessa da "Zona Bianca"

A far discutere nelle ultime ore è stato anche il servizio andato in onda ieri sera, lunedì 20 luglio,  durante la trasmissione Mediaset "Zona Bianca", che ha presentato come esclusivo un video realizzato dall’ingegnere Fabrizio Maria Vinardi, consulente tecnico della difesa nel processo di primo grado.

Il filmato, però, non mostra immagini reali riprese dalle telecamere della gioielleria. Si tratta di una ricostruzione commissionata durante il processo di primo grado dall'avvocato Dario Bolognesi, all'epoca difensore di Roggero, e realizzata con figuranti, che riproduce la versione dei fatti da sempre sostenuta dal commerciante.

La simulazione ricostruisce ciò che sarebbe avvenuto nell’antibagno della gioielleria, un’area non coperta dalle telecamere di videosorveglianza: la colluttazione tra il gioielliere e i rapinatori, il pugno che sarebbe stato sferrato alla moglie Mariangela e i concitati istanti che avrebbero preceduto gli spari.

Proprio perché quella fase non è documentata dalle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza, la difesa aveva commissionato all’ingegnere Vinardi la realizzazione di una ricostruzione tecnica basata sulla propria ricostruzione dei fatti.

Quel video, tuttavia, non è mai entrato a far parte del compendio probatorio del processo. La difesa ne aveva infatti chiesto la produzione nel corso del dibattimento, ma la Corte d’Assise ritenne tardiva la richiesta di acquisizione. Per questo motivo procedurale il filmato non fu ammesso agli atti e non venne preso in considerazione nella decisione finale.

La ricostruzione trasmessa in televisione, dunque, non rappresenta un filmato delle telecamere di sorveglianza né una prova acquisita nel processo, ma una simulazione realizzata dal consulente tecnico della difesa per rappresentare quella che, secondo la prospettazione difensiva, sarebbe stata la dinamica dei fatti nella parte della gioielleria non raggiunta dalle telecamere.

CharB.

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